La Fortezza di Ghino di Tacco a Radicofani

Quivi era l’Aretin che dalle braccia

Fiere di Ghin di Tacco ebbe la morte

(Purgatorio VI 13-15)

Domina l’abitato e tutto il paesaggio circostante regalando al visitatore dall’alto del suo torrione una visuale che abbraccia e mare e monte e offre una suggestiva vista dei tetti grigi del borgo sottostante. La sua storia si lega negli anni alla fine del XIII secolo a quella di Ghino di Tacco che lo occupò: è ricordato da Dante quale uccisore del giudice aretino Benincasa da Laterina e Boccaccio lo racconta come uomo fiero e assai famoso per le sue ruberie “ribellò Radicofani alla Chiesa di Roma, e in quel dimorando, chiunque per le circustanti parti passava rubar faceva a’ suoi masnadieri”, ma prodigo con gli indigenti e fu riabilitato dall’abate di Cluny, suo prigioniero, ma poi guarito e liberato, gli fece riacquistare i suoi averi. Se il Boccaccio fa concludere bene la vicenda, un’altra leggenda, delle tante che circondarono il personaggio, lo vede invece morire assassinato.

Se la vita dell’eroe fu travagliata non da meno la storia del maniero.

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A Radicofani

di Salvina Pizzuoli

Ci stiamo dirigendo verso Radicofani il cui imponente torrione domina l’abitato e come un faro guida il viaggiatore lungo un paesaggio assai particolare, come è quello delle crete senesi. Proveniamo da Chiusi e superato Sarteano si è aperto alla nostra vista un ampio spettacolo: se come un faro il torrione svetta sul colle, più indietro anche il cono dell’Amiata, antico vulcano spento, fa da sfondo e da guida nell’ampio panorama; più in basso Abbadia San Salvatore rosseggia con i suoi tetti, ma tutto quanto è davanti a noi è punteggiato da borghi grandi e piccoli, adagiati su cucuzzoli tondeggianti. Più in basso stradette bianche serpeggiano nelle conche delle valli create da fiumi il cui nome non è certo sconosciuto, Orcia, Paglia, Ombrone, soprattutto ai pellegrini che percorrono questo territorio e qualcuna di quelle vie biancheggianti, di cui certo una appartiene alla via medievale  più antica e oggi la più percorsa: la via Francigena. … continua a leggereA Radicofani

A Vitaleta in Val d’Orcia

Siamo tornati, non solo per ammirare da vicino un monumento religioso tra i più illustrati del paesaggio toscano, ma anche incuriositi e con tante domande a cui dare risposta.
Sulla strada che da San Quirico conduce a Pienza, un cartello indica la sterrata che porta alla cappella della Madonna di Vitaleta: provenendo da San Quirico e facendo attenzione alla vostra destra, ecco  la segnalata stradetta bianca che devia dalla principale. Dopo circa un chilometro giungerete ad un bivio e, proseguendo alla vostra destra, dopo circa un altro ma a piedi, raggiungerete la meta.
Ed è strada facendo che sarete pian piano catturati dalla serena bellezza della natura circostante, dal silenzio, dall’atmosfera del luogo che sa di antico, di magico, di surreale. Ed è davanti alla cappella dalle fattezze cinquecentesche e dalla bianca facciata, con il suo campanile a vela, la sua abside e i quattro finestroni dai quali si intravedono le volte istoriate e non per ultimo i due eleganti filari di cipressi, tre per parte, che ne delimitano i confini laterali, che nasceranno varie domande … continua a leggereA Vitaleta in Val d’Orcia

La Fortezza di Radicofani

Quivi era l’Aretin che dalle braccia

Fiere di Ghin di Tacco ebbe la morte

(Purgatorio VI 13-15)

Domina l’abitato e tutto il paesaggio circostante regalando al visitatore dall’alto del suo torrione una visuale che abbraccia e mare e monte e offre una suggestiva vista dei tetti grigi del borgo sottostante. La sua storia si lega negli anni alla fine del XIII secolo a quella di Ghino di Tacco che lo occupò: è ricordato da Dante quale uccisore del giudice aretino Benincasa da Laterina e Boccaccio lo racconta come uomo fiero e assai famoso per le sue ruberie “ribellò Radicofani alla Chiesa di Roma, e in quel dimorando, chiunque per le circustanti parti passava rubar faceva a’ suoi masnadieri”, ma prodigo con gli indigenti e fu riabilitato dall’abate di Cluny, suo prigioniero, ma poi guarito e liberato, gli fece riacquistare i suoi averi. Se il Boccaccio fa concludere bene la vicenda, un’altra leggenda, delle tante che circondarono il personaggio, lo vede invece morire assassinato.

Se la vita dell’eroe fu travagliata non da meno la storia del maniero.

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A Radicofani

di Salvina Pizzuoli

Ci stiamo dirigendo verso Radicofani il cui imponente torrione domina l’abitato e come un faro guida il viaggiatore lungo un paesaggio assai particolare, come è quello delle crete senesi. Proveniamo da Chiusi e superato Sarteano si è aperto alla nostra vista un ampio spettacolo: se come un faro il torrione svetta sul colle, più indietro anche il cono dell’Amiata, antico vulcano spento, fa da sfondo e da guida nell’ampio panorama; più in basso Abbadia San Salvatore rosseggia con i suoi tetti, ma tutto quanto è davanti a noi è punteggiato da borghi grandi e piccoli, adagiati su cucuzzoli tondeggianti. Più in basso stradette bianche serpeggiano nelle conche delle valli create da fiumi il cui nome non è certo sconosciuto, Orcia, Paglia, Ombrone, soprattutto ai pellegrini che percorrono questo territorio e qualcuna di quelle vie biancheggianti, di cui certo una appartiene alla via medievale  più antica e oggi la più percorsa: la via Francigena. … continua a leggereA Radicofani

La Pieve di Santa Innocenza e la grancia di Piana

Siamo in Val d’Arbia a pochi chilometri da Buonconvento anche se tra strade bianche, castelli, fattorie fortificate, ci si sente fuori dal mondo e diventa facile entrare in atmosfera medievale. A tale periodo infatti risalgono le imponenti costruzioni che andiamo a visitare da vicino. È un borgo fortificato con una pieve e una grancia dell’antico Spedale di Santa Maria della Scala di Siena che gestiva tutto ciò che possedeva fuori le mura raggruppato e organizzato in tante grandi fattorie chiamate grance.

Ma cosa era una grancia? 

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San Quirico d’Orcia

Siamo nel cuore della Val d’Orcia il cui paesaggio culturale è stato riconosciuto dall’UNESCO Patrimonio Mondiale dell’Umanità. In effetti trascorrere all’interno di questo scenario morbido e ondulato, punteggiato com’è da antichi borghi medievali, attraversato da acque cantate che contribuiscono a farne ricche le terre coltivate e non per ultimo, le impronte lasciate lungo la sua storia millenaria, ne fanno davvero un gioiello da non perdere. Un posto particolare appartiene a San Quirico che come in uno scrigno conserva, all’interno della sua antica cerchia con ben quattordici torri ben conservate, le vestigia di un’epoca che non smette di incantare uomini d’ogni tempo.

Entriamo dall’elegante Porta dei Cappuccini a forma di torrione poligonale. Pochi passi lungo stradette lastricate tra file di abitazioni d’impronta medievale ci conducono alla chiesa di San Francesco o di Santa Maria di Vitaleta … continua a leggereSan Quirico d’Orcia

Il castello di Bibbiano

Bibbiano, Villa de’signori Ghigi posta in collina, costruita nel 1370 ad uso di fortilizio con mura merlate, frazione del comune di Buonconvento. […] Appartenne dapprima ai conti della Berardenga, poi al cardinale Raffaello Petrucci, che la acquistò nel secolo XV, […] fu pure posseduta dai Giuglieschi, famiglia sanese che le lasciò il nome; ultimamente ne avevano possessio i marchesi Ghigi di Siena (dal Dizionario di Emanuele Repetti)

Un castello diremmo oggi più che una villa, come la definisce lo storico Emanuele Repetti per il palazzo che vi sorge al di là del perimetro delle mura, voluto dal cardinale ad opera dell’architetto Peruzzi. … continua a leggereIl castello di Bibbiano