Dalla fortezza sul mare alle leggende popolari, il lungo viaggio della Torre Matilde

Torre Matilde
Torre Matilde

di Alessandro Ferrini

Chi visita Viareggio la conosce come Torre Matilde. Eppure il suo nome nasce da uno degli errori storici più fortunati della Toscana. Da quasi cinque secoli questa possente costruzione domina il canale Burlamacca ed è considerata uno dei simboli della città, ma la celebre contessa Matilde di Canossa, da cui prende il nome, non ebbe nulla a che fare con la sua edificazione.

Per generazioni si tramandò infatti la convinzione che la torre fosse stata costruita nel XII secolo per volontà della potente signora che governò gran parte dell’Italia centro-settentrionale. Gli studi storici e i documenti conservati negli archivi hanno invece chiarito che la costruzione fu deliberata dal Governo della Repubblica di Lucca il 5 giugno 1534 e terminata nel 1542. Nonostante la scoperta, il nome “Torre Matilde” era ormai entrato nell’identità collettiva dei viareggini e non venne più abbandonato.

La storia della torre è strettamente legata alle origini stesse di Viareggio. Ben prima della sua costruzione esisteva infatti il Castello di Viareggio, o Castrum de Via Regia (così chiamato in onore dell’imperatore e da cui prese origine il toponimo Viareggio), edificato nel 1172 e considerato il nucleo originario dell’insediamento medievale.

Viareggio e Massaciuccoli (XVI-XVII secolo)
Viareggio e Massaciuccoli (XVI-XVII secolo)

Per comprendere l’importanza della torre bisogna tornare al XVI secolo. A quel tempo Viareggio era un piccolo borgo sorto allo sbocco del canale della Burlamacca importante sbocco sul mare dello Stato di Lucca, specialmente dopo la perdita dell’antico porto di Motrone; rappresentava quindi una risorsa strategica per il commercio e proprio per questo era esposto alle incursioni dei pirati barbareschi che infestavano il Tirreno.
La nuova torre venne progettata come una vera fortezza, riutilizzando, secondo la tradizione, parte dei materiali del vecchio castello. Poteva ospitare una guarnigione di circa quindici soldati, disponeva di una cisterna sotterranea per l’acqua e di una terrazza da cui controllare l’intero litorale.

Torre Matilde (foto del 1932 da "Viareggio com'era")
Torre Matilde (foto del 1932 da “Viareggio com’era”)

Nei secoli successivi il progressivo arretramento della linea di costa modificò profondamente il territorio. Quella che era nata come torre sul mare si ritrovò gradualmente più interna rispetto alla nuova foce del canale.
Nel 1788 le funzioni difensive principali furono trasferite a una nuova fortificazione costruita più vicino all’approdo. Da quel momento la Torre Matilde perse il ruolo di bastione militare, pur continuando a essere utilizzata come punto di osservazione e di allarme per la popolazione.

Dopo la Seconda guerra mondiale l’edificio venne progressivamente abbandonato. Solo negli anni Settanta iniziarono importanti interventi di recupero che permisero di restituire alla città il suo monumento più antico.

Oggi la Torre Matilde è molto più di una testimonianza del passato. Dopo i restauri e i recenti interventi di valorizzazione, ospita mostre, eventi culturali e un moderno percorso museale multimediale dedicato alla storia di Viareggio. Le nuove tecnologie consentono ai visitatori di ripercorrere le vicende della città dalle origini fino all’età contemporanea, trasformando l’antica fortezza in un luogo di conoscenza e partecipazione.

Le leggende

Come ogni antica fortificazione affacciata sul mare, anche la Torre Matilde è avvolta da racconti che mescolano storia, mistero e tradizione popolare. Nel corso dei secoli, le sue mura hanno alimentato numerose leggende che ancora oggi fanno parte dell’immaginario viareggino.

La più celebre è quella del fantasma del guardiano, talvolta identificato con un pescatore del luogo. Secondo una prima versione, il custode della torre sarebbe morto al suo interno durante una terribile epidemia di peste. Un’altra narra invece di un pescatore partito in mare in cerca di fortuna e mai più tornato a causa di una violenta tempesta. In entrambi i casi, il suo spirito continuerebbe a vegliare sulla torre, comparendo nelle sale per allontanare gli ospiti indesiderati. Ad alimentare il mistero contribuì anche il ritrovamento, nei pressi dell’ingresso, di una singolare maschera che la tradizione popolare collegò alla presenza del fantasma.

Ancora più inquietante è la vicenda di Massimiliano Arnolfini, nobile lucchese del Seicento e amante di Lucrezia Buonvisi, passata alla storia come la “Monaca di Monza di Lucca”. Accusato di aver assassinato il marito della donna, Arnolfini fu dichiarato pazzo per sottrarlo alla decapitazione e condannato dalla Repubblica di Lucca a una terribile pena: essere murato vivo all’interno della Torre Matilde. La leggenda racconta che vi rimase rinchiuso per quattordici anni, immerso nell’oscurità, fino alla morte avvenuta nel 1629. Da allora, secondo la tradizione, il suo spirito tormentato continuerebbe a vagare tra le antiche mura della fortificazione.

Tra i racconti più tramandati figura anche il cosiddetto “miracolo della polveriera”. Tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, durante un violento temporale estivo, un fulmine colpì la torre proprio in prossimità del deposito della polvere da sparo. Nonostante ciò la polveriera non esplose. L’episodio fu interpretato dagli abitanti come un intervento provvidenziale che salvò non solo la torre, ma l’intero borgo di Viareggio da una devastante catastrofe.

Articoli correlati:

 Viareggio di fine ‘800

Il Balipedio di Viareggio

Versilia

Porto di Motrone di Versilia

Pieve a Elici

Il Liberty lungo le coste toscane: Viareggio

La macchia di Migliarino: storia e ambiente