Percorso della Francigena in Toscana (clicca per ingrandire)

A iniziare dal periodo delle guerre gotico-bizantine (539-552), le strade romane furono abbandonate in molti luoghi e le grandi vie consolari caddero in un progressivo abbandono e tale situazione peggiorò ulteriormente con la dominazione barbarica dei secoli successivi.

Soltanto agli inizi dell’VIII secolo il re longobardo Liutprando (712-744) dette avvio a una ricostruzione del sistema viario nell’Italia centro settentrionale. Suo primo obiettivo fu il diretto collegamento fra Papia (Pavia) capitale della Longobardia e Lucca capitale della Tuscia longobarda. Nel 728, dopo la donazione di Sutri al Pontefice, vennero istituiti buoni rapporti politici con lo Stato della Chiesa, e fu subito deciso di proseguire il tracciato stradale fino a Roma, naturalmente utilizzando i percorsi viari preesistenti. Intento del sovrano era quello di favorire gli spostamenti e anche di facilitare i pellegrinaggi verso Roma. Per tale motivo i pellegrini venivano chiamati “romei” e la strada chiamata Romea.

In seguito, sotto il dominio dei Franchi di Carlo Magno (774-814), questa via prese il nome di Francigena o Francesca. Da Pavia raggiungeva Piacenza e Borgo San Donnino (Fidenza) poi deviava per Fornovo Val di Taro, verso l’Appennino, seguendo il tracciato della via consolare romana Clodia Secunda (l’attuale strada statale della Cisa), conosciuta in epoca longobarda come  via di Monte Bardone.

Da qui iniziava il suo percorso di quasi 400 km in terra toscana fino alle alture del Monte Amiata per poi scendere lungo la valle del torrente Paglia e giungere a toccare Acquapendente, in territorio laziale.

Il corso principale della strada era accompagnato da numerosi tracciati secondari che toccavano varie località per poi ricongiungersi nei luoghi più importanti. Tanto per citare un esempio basti pensare al sentiero del Volto Santo che da Pontremoli seguiva un itinerario più interno attraverso Lunigiana e Garfagnana per giungere poi a Lucca senza passare da Luni. Questo chiarisce l’esistenza delle numerose “vie francigene” che oggi conosciamo, tutte caratterizzate lungo i loro percorsi dalla presenza di pievi, abbazie, monasteri che offrivano riparo ai viandanti ma costituivano anche un eccezionale controllo del territorio.

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