di Giovanni Caselli

La strada consolare che collegava Firenze a Pisa – città fluviali che naturalmente erano razionalmente meglio collegate per via d’acqua – è stata ricostruita o ipotizzata per lunghi tratti, non essendosi conservata in alcun luogo, sulla base di indizi di varia natura, viene ritenuta da Lopes Pegna come precedente all’esistenza di Firenze, quando si presume collegasse lo scalo tirrenico di Pisa con gli scali adriatici di Adria e Spina. Tenendo presente il fatto assai ben documentato storicamente, che in antico si privilegiavano le vie d’acqua a quelle di terra, specialmente per il commercio importante, occorre tener presente la recente scoperta dell’emporio-scalo fluviale etrusco di Gonfienti (VII sec. a-C.) ai piedi dei monti della Calvana, tra Sesto e Prato raggiungibile dall’Arno per il Bisenzio canalizzato. Quindi per contro-crinale dell’Appenninico le merci potevano essere trasportate a Bologna. La più grande città etrusca a nord dell’Appennino, e per via d’acqua trasportate a Adria, Spina e Ravenna. L’apertura di questa via è fatta risalire al 13 a.C. ad opera del Console Tito Quinzio, perciò era chiamata Via Quinzia. Il percorso segue naturalmente l’Arno dal caput viae che si trovava nella platea in capite pontis, sulla sponda sinistra dell’Arno dove oggi è Piazza de’ Rossi e dove era l’accesso al Ponte romano, dove facevano capo anche la Cassia Nova Adriana e la Via Volterrana. Dall’attuale Piazza del Carmine la via seguiva Borgo San Freddiamo. Nel D. Moreni, Notizie storiche dei contorni di Firenze, 1791-95 (lettera XI, p.189), si legge che agli inizi del XIV secolo si data una notizia scritta che dice. “In Populo Sanctae Mariae de Verzaria iuxta stratam qua iter Florentia Pisas”. Poco fuori di porta, nel sobborgo del Pignone, un grosso masso dove si ormeggiavano le barche dei navicelli romani della zona, dove sono stati trovati diversi sarcofagi tipici dei cimiteri stradali e dove nel medioevo vi erano degli spedali per pellegrini, la strada per Pisa correva lungo la sponda sinistra dell’Arno. La Tabula Peutingeriana indica il percorso con qualche errore di poche miglia; oltrepassata la vecchia chiesa di Santa Maria in Verzaria, la via consolare toccava il borgo di Monticelli, S. Quirico a Legnaia, quindi il ponte a Greve al IV miglio da Firenze. Poi viene Solicciano dove nel vicino S. Bartolo a Cintoia fu trovata una lapide sepolcrale romana di un chirurgo del II-III secolo. Passa poi da Casellina, presso il bivio per S. Giuliano a Settimo fu scoperto il settimo cippo miliare. In corrispondenza dell’ottavo miglio, al Borro delle Guardiana, presso S. Maria a Castagnolo, furono trovati nel XVIII secolo “pregevoli oggetti artistici etrusco-romani” (Dempster, De Etruria Regali, 1723, Tavv. XLIII-XLVI). Il IX cippo miliare era collocato al Ponte a Signa, presso il bivio di S. Martino a Gangalandi. Il X cippo si trovava dove la Tabula Peutingeriana indica ad Arnum, proprio dove dopo 15 km la via consolare raggiungeva di nuovo l’Arno. Un tale toponimo indica sicuramente uno scalo fluviale.

Signa in una litografia su disegno di Zocchi XVIII secolo

Risalendo da Pisa il corso dell’Arno i “navicellai” uomini che effettuavano trasporti con le chiatte (barche fluviali a fondo piatto) sbarcavano e imbarcavano qui fino a qualche secolo fa. A Brucianesi c’era probabilmente il porto fluviale etrusco di Artimino, e sulla sponda opposta giungeva un ramo della via Tirrenica da Impruneta e dai Monti del Chianti. La via romana seguiva il fiume sulla sponda sinistra seguendo l’ansa della Gonfolina. Nel Medioevo la località si chiamava Porto di Mezzo. E’ del tutto probabile che i romani abbiano evitato la salita di Malmantile. Nel 1752 fu trovano il sedicesimo cippo miliario nel cimitero di S. Michele a Luciano, poco a monte della via. Ma la sede originaria del cippo, calcola il Lopes Pegna, deve essere stata presso la sponda del Fosso Antinoro, accanto alla villa settecentesca.

La Gonfolina – stampa di Giuseppe Zocchi del 1744

Il cippo fu trasportato nel Palazzo Antinori in Firenze, consisteva in una colonna cilindrica alta 1,50 m con una iscrizione: “Tito Quinzio Flaminio, figlio di Tito Console. (da Firenze verso Pisa) 16.mila passi”. Passato il borgo di Fornaci di S. Miniatello, si giunge in vista del colle di Montereggi di Castellina sulla sponda destra dell’Arno, un centro etrusco di grande importanza da mettere in rapporto con il traffico fluviale. Il sito è soggetto a scavi archeologici da tempo ed è chiaro come dall’Appennino, una antica via naturale percorrente il Montalbano scendesse ad Artimino e in vari punti dell’Arno dove si trovano insediamenti di carattere nord italiano dal Neolitico all’età del Bronzo ed Etrusca. La Via raggiunge poi Montelupo, così denominato nel XIII secolo quello che era Malborghetto, per dispetto verso i conti di Capraia, parenti degli Alberti, potente famiglia feudale. Qui vi era un pagus romano che lascia il ricordo nell’antica pieve di S. Ippolito e in resti di edifici romani e tombe. Traversato il torrente Pesa su un ponte del quale si trovarono consistenti tracce, il percorso arriva a Croce di Fibbiana, Podere d’Arno Vecchio, Pontorme, Pietrafitta, S. Maria a Ripa ed Empoli Vecchio. La cui Pieve è una delle più antiche della Toscana ed è cosparsa di frammenti di marmi romani rinvenuti nel circondario. Il toponimo Empoli indica l’esistenza di un Emporio romano in un ennesimo porto fluviale dove confluivano vie di crinale etrusche provenienti da sud. La Pieve di Empoli dedicata a S. Andrea era detta “Al Mercato” e risiedeva in località “La Cittadella” che fa riferimento ad un pagus romano distrutto nel IV-V secolo. Qui si trova la vecchia chiesa di San Mamante sull’Arno, restaurata nel 1232 con materiale romano scavato sul posto. La Tabula Peutingeriana indica in Portu a quattro miglia da ad Arnum ovvero Porto di Mezzo. Lopes Pegna corregge quattro con quattordici il numero delle miglia, poiché la stazione portuale corrisponderebbe esattamente con Empoli Vecchio. Verso il 1000 il centro dell’antico porto-emporio romano fu spostato ad oriente, più vicino al fiume, portu Emporii, nome originario di Empoli. La proposta di Lopes Pegna è che Empoli fosse il centro mercantile più importante della Tuscia. Dopo Empoli Vecchio la via consolare si dirige verso Terrafino e la collinetta di Bastia. Superava quindi il torrente Elsa su di un ponte scomparso. La strada passava quindi dall’area di San Genesio soggetta a indagine archeologica poiché sede di un importante centro urbano medievale relativo alla Via Francigena, sotto la collina di San Miniato al Tedesco. Qui presso la località Fonte Vivo fu scoperta nel 1934 una considerevole necropoli etrusca, distante circa 200 m dalla strada romana e dall’attuale. Le suppellettili della necropoli dimostrano che si tratta di oggetti di importazione, giunte in gran parte dall’Egeo per via d’acqua, e Lopes Pegna fa un paragone con i reperti di Bocena nel comune di Poppi in Casentino, dove ugualmente si giungeva per vie d’acqua attraverso il Tevere il Paglia e il Chiani.

Cippo miliario

Oltre San Miniato la strada passa per Ponte a Evola, sotto le colline di Castelvecchio (Cigoli), Montopoli, e Castel del Bosco, quindi Pontedera, che sempre il Lopes, identifica con la mansio di Valvata, da Valva, una spaziosa apertura, come è la valle dell’Era da dove giunge la “via vicinalis” da Volterra e Siena. Oltre Pontedera passa per Fornacette, con reperti funerari di età imperiale, così come a Cascina, presso la Pieve di S. Maria dove fu rinvenuta una lapide iscritta di epoca imperiale.  C’è poi la Pieve di SS. Ippolito e Cassiano a Settimo (septimum lapidem), poi il borgo di Navacchio, quindi Visitano, Bibbieno, Putignano. Poi la chiesa del XIV secolo di S. Michele degli Scalzi, che introduce al sobborgo meridionale di Pisa.

La via Pisana nella Tabula Peutingeriana da Florentia Tuscorum a Pisis

Ecco la sintesi del percorso riportato nell’Itinerarium Antonini:

Florentia Tuscorum (Firenze)

XIV Ad Arnum (Porto di Mezzo)

XVII In portu (Empoli Vecchio)

XIV Valvata (Pontedera)

X Pisae (Pisa)

Totale miglia romane LV Km 81,3

Vedi anche: Strade romane in Etruria