di Alessandro Ferrini

via-clodiaIn Etruria esistevano due strade con questo nome: una a nord collegava Lucca a Modena e a Luni, l’altra di cui ci occupiamo in questo articolo, correva a sud nel territorio della Maremma grossetana.
Occorre subito precisare che l’itinerario della strada che attraversa il territorio maremmano è assai difficile da ricostruire e storici e archeologi da anni sono impegnati nel cercare un tracciato preciso. La natura stessa del percorso nato per collegare fra loro vari centri importanti non necessariamente disposti in modo geograficamente lineare rende valide molteplici ipotesi: è assai probabile che esistesse un reticolo di strade e non un unico tracciato.

Quello che proponiamo è solo il risultato, a nostro parere il più credibile, della collazione delle varie ipotesi che si sono susseguite nel corso del tempo.

La Clodia dei pressi di Blera, bassa Etruria
La Clodia dei pressi di Blera, bassa Etruria
Etruria, la VII Regio secondo la ripartizione di Ottaviano
Etruria, la VII Regio secondo la ripartizione di Ottaviano

L’antica strada consolare venne riadattata e lastricata fra il III e il II secolo a.C. su percorsi di preesistenti itinerari etruschi, migliorandone la viabilità con la costruzione

di ponti al posto dei guadi e opere murarie. univa Roma a Saturnia collegando borghi e paesi dell’entroterra quali Blera, Norchia, Tuscania, Vulci (all’epoca facevano tutti parte dell’Etruria, la VII Regio, come appare dalla cartina mentre oggi appartengono all’alto Lazio) a differenza dell’Aurelia che invece risaliva lungo la costa.
Da Vulci il percorso correva lungo la valle del Fiora, attraversando il fiume probabilmente nei pressi dell’attuale ponte sulla S.R. n. 74 fra Manciano e Pitigliano, continuava poi verso Montemerano fino a Saturnia, divenuta importante colonia agli inizi del II secolo a.C..

In prossimità della Porta Romana, a sud del Paese, è stato dissotterrato un tratto della via Clodia lastricato con grandi basole di travertino delimitato ai margini da bordi leggermente rialzati; da qui, secondo recenti studi, la strada giungeva fino a Roselle.

Ponte romano nei pressi di Montorgiali
Ponte romano nei pressi di Montorgiali

Tale ipotesi, oltre che dalla logica continuazione del percorso verso un importante centro come Roselle, è suffragata anche da sentieri tuttora percorribili, a tratti pavimentati con ciottoli di fiume e dal ponte ad arco sul fosso dell’Inferno nei pressi della frazione di Montorgiali.
Poche miglia più a sud di Saturnia, nella zona di Montemerano, un ramo della Clodia scendeva lungo la vallata dell’Albegna fino a Marsiliana, a incrociare l’Aurelia nei pressi di Cosa.

Saturnia, Porta Romana e via Clodia
Saturnia, Porta Romana e via Clodia

La via Clodia continuerà ad essere importante anche nei secoli successivi:
“Il trattato di pace (tra Bizantini e Longobardi) del 605, segnando la linea di confine tra le due potenze, sancì la definitiva spartizione della regione in Tuscia Longobardorum a est e Tuscia Romanorum (cioè bizantina) ad ovest. In questo nuovo quadro politico la via Clodia, che rappresentò di fatto la linea di demarcazione tra i territori longobardi e bizantini, assunse progressivamente il ruolo di asse portante della dominazione longobarda e di via diretta di collegamento fra Tuscania, caposaldo principale della Tuscia Longobardorum, e il nord della penisola” (M.Giacomelli, Via Clodia, Roma 1990).

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