L’articolo è ripreso da: Fatti e fattacci al tempo di Firenze capitale

Siamo nel 1870, Firenze è ancora capitale del regno d’Italia

Gli organizzatori della prima corsa ciclistica su strada
Gli organizzatori della prima corsa ciclistica su strada

In una città che appariva più un cantiere che una capitale si svolse la prima gara ciclistica della storia d’Italia. Già da qualche tempo si vedevano girare per la città pazzi scatenati a cavallo di quello strano arnese con due ruote tanto che il Comune, dopo vibrate proteste giunte da più parti, per proteggere l’incolumità dei cittadini decretò che i velocipedi potessero girare solo per i viali delle Cascine e solo nelle ore mattutine dato che il parco era luogo di passeggio frequentatissimo nelle ore pomeridiane e nei giorni festivi. Poi, nel 1870, la prima corsa su strada organizzata dal Veloce Club, la prima società ciclistica italiana. La società era sorta l’anno precedente patrocinata dall’avvocato Giovanni Fazzini e vi avevano aderito sia appartenenti alla ricca borghesia, sia alla classe dirigente e la nobiltà cittadina, incarnata dall’ex ministro delle Finanze Pietro Bastogi e dal principe Tommaso Corsini. Primo presidente del Veloce Club fu eletto un belga, Gustavo Langlade. È da questi signori, soliti riunirsi allo chalet appena fuori la Barriera degli Zuavi, che nacque l’idea di una gara ciclistica su strada, partenza da Firenze e arrivo a Pistoia.

“La Nazione” del 25 gennaio 1870 annunciava l’evento con grande entusiasmo:

“Alle nove precise i concorrenti partiranno da Porta al Prato e si dirigeranno verso la meta della loro corsa. I premi consisteranno in una medaglia d´oro, una d´argento… e altre di bronzo. Il programma della gara è affisso da un paio di giorni su tutti i cantoni della Capitale”.

Rynner Van Heste
Il vincitore Rynner Van Heste

 Così il 2 febbraio 1870 si dettero battaglia quei pazzi “che sfrecciavano e sciamavano nell’ombra”, come scrisse Carlo Pancrazi sulle colonne della “Gazzetta d’Italia”, lungo un itinerario di 33 km in parte ripercorso durante i mondiali di ciclismo del 2013 certo su biciclette ben diverse da quelle scomode e pesanti di allora. Il totale dei partenti era di 19, molti stranieri, appollaiati su quei veicoli “troppo alti per poter toccar terra con il piede”; vinse Rynner Van Heste (il cui vero nome era Rynier van Nest), un americano poco più che quindicenne in 2 ore e 12 minuti alla considerevole media di circa 15 km all’ora; secondo, staccato di 3 minuti, si classificò il francese Charles; terzo, dopo una feroce contestazione il pisano Edoardo Ancillotti a pari merito con il barone Alessandro De Sariette che partiva favorito. Da sottolineare alcuni dati tecnici veramente curiosi: il vincitore “montava un velocipede della ditta Michaux di Parigi” si legge in un articolo de “La Nazione” datato 4 febbraio 1870, ma fatto ancora più sensazionale, riportava tra virgolette il nome di una gomma ottenuta dalla lavorazione del lattice secreto da alcune piante, quello che diventerà nel tempo il famoso “caoutchouc” italianizzato in caucciù dal corrispondente nome francese. Allora le ruote dei velocipediCertificato dell'attribuzione della vittoria erano ricoperte di gomma piena ed erano gigantesche, se paragonate alle attuali: la ruota maggiore del vincitore aveva un diametro di soli ottantacinque centimetri mentre quella del secondo classificato, Augusto Charles, che montava un velocipede della Compagnie Parisienne un metro di diametro. Alessandro de Sariette che montava un velocipede costruito a Firenze aveva la ruota del diametro di un metro e cinque.

La gara si concluse con una grande festa e una mangiata all’osteria del Globo di Pistoia.

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