Chi non conosce i brigidini?

I brigidini
I brigidini

Anche se non li avessero mai assaggiati, tutti in Toscana, grandi e piccini di ogni tempo, si sono almeno una volta imbattuti, durante le feste paesane o le fiere, in quei cilindri di carta trasparente riempiti di gialle piccole cialde con i margini sollevati che tappezzano completamente le vetrine dei carrozzoni dei venditori ambulanti.

Forse non tutti però conoscono la loro storia.

Intanto sono originari di Lamporecchio in provincia di Pistoia e pare proprio che il loro nome derivi, in base ad una leggenda tra le più accreditate, dall’errore di una suora del convento di Santa Brigida, a Pistoia. Si racconta che una consorella stesse confezionando le ostie con uova farina e zucchero quando, resasi conto dell’errore nell’impasto decise, per non sprecare nulla, di utilizzarlo in modo diverso: aggiunse dei semi di anice. Fu così che nacquero, dalle suore devote a Santa Brigida, dette brigidine, i famosi dolcetti. Eppure qualcuno sostiene che la loro origine sia ancora più lontana nel tempo e che risalga alla visita a Roma della Brigida svedese, fondatrice dell’ordine del Santo Salvatore quello appunto delle suore brigidine, nel lontano 1349. Durante il tragitto si racconta che si fosse fermata a Porciano, sopra Lamporecchio, distribuendo cialde di sua mano.

Semi di anice, uno degli ingredienti per i brigidini
Semi di anice, uno degli ingredienti per i brigidini

E Pratolini in Cronache di poveri amanti in un’istantanea d’altri tempi:

“Il brigidino è il deus ex macchina della Fiera. Lo si impasta e cuoce sotto i vostri occhi. Lo si mangia tiepido e croccante. È in virtù del suo richiamo che la gente affolla la fiera. Il brigidino è una cosa di nulla, appena un’ostia di più grandi dimensioni, pure ha una consistenza, una fragranza, un sapore che si scioglie in bocca. I carretti ne sono pieni, dapprima, ma via via che l’ora monta e la folla cresce, si formano le code in attesa davanti ai banchi dal fornelletto sul treppiede, ove l’esperto brigidinaio rigira le sue “schiaccie”.

E aggiunge a favore della seconda leggenda:

“I venditori son tutti vestiti di bianco, con in testa copricapi da cuochi di grande albergo. Magnificano la merce a squarciagola, persuaso ognuno di essere stato eletto da Santa Brigida in persona a custode del segreto per la confezione del biscotto di cui la Santa fu l’inventore”

Errore o mano santa? A voi la scelta.

Gli stampi o schiaccie per i brigidini
Gli stampi o schiaccie per i brigidini (foto originale

Come si cuocevano? Con le forbici a tenaglia o “schiaccie”, un vecchio strumento che al posto delle lame aveva stampi di ferro decorati, e scaldate al fuoco; anche le ostie si preparavano con il medesimo attrezzo.

Oggi macchinari creati ad hoc li confezionano industrialmente, ma chi volesse provarci può utilizzare una normale crepiere. Chi volesse provarci sappia che oggi al posto dei semi d’anice viene utilizzata un’essenza, ma con i semi sono non solo originali, ma anche più buoni!

Come ci indica il grande Artusi:

È un dolce o meglio un trastullo speciale alla Toscana ove trovasi a tutte le fiere e feste di campagna e lo si vede cuocere in pubblico nelle forme da cialde.

Confezioni di brigidini
Confezioni di brigidini

Uova, n. 2.

Zucchero, grammi 120.

Anaci, grammi 10.

Sale, una presa.

Farina, quanto basta.

Fatene una pasta piuttosto soda, lavoratela colle mani sulla spianatoia e formatene delle pallottole grosse quanto una piccola noce. Ponetele alla stiaccia nel ferro da cialde a una debita distanza l’una dall’altra e, voltando di qua e di là il ferro sopra il fornello ardente con fiamma di legna, levatele quando avranno preso colore.

 

Buoni brigidini a tutti!

 

Ricette tipiche toscane e loro storia sulla pagina:  Piatti tipici della cucina toscana