Necropoli di Palastreto epoca arcaica (clicca sulla foto per ingrandire)

di Giovanni Caselli

Le vie di penetrazione della cultura orientalizzante nell’area di Firenze furono l’Arno e la ‘Via Tirrenica’ da Bologna a Calenzano con sua continuazione fino a Bolsena, già attivissima dal Neolitico. Questo fu dimostrato dalle tombe a tholos di Sesto di Settimello degli anni ’50, dal rinvenimento della necropoli di Palastreto, dalla scoperta di Artimino, ambedue avvenute negli anni ’60 ed infine dalla scoperta di una città etrusca a Gonfienti degli anni ’90.

Necropoli di Palastreto, particolare di due tombe a pozzetto (clicca sulla foto per ingrandire)

Nel 1964, quando con l’allora ispettore della Soprintendenza, Dr Francesco Nicosia, facevamo perlustrazioni sulle colline di Sesto, prospicienti le tombe monumentali della Mula e della Montagnola, capitammo a Palastreto e ci rendemmo conto che delle buche regolari scavate nella roccia della collina messe in luce accidentalmente da operai addetti al rimboschimento del pendio, erano tombe a pozzetto devastate che tuttavia contenevano ancora frammenti di urne cinerarie ed in alcuni casi tipiche fibule di bronzo. Questi reperti per quanto minuti non lasciavano adito a dubbi sulla loro natura.

Stele collocata nel cortile di Casa Buonarroti (Museo Archeologico Nazionale – Firenze)

Del resto durante la ricostruzione del centro storico di Firenze da parte dell’architetto Giuseppe Poggi fra il 1865 e il 1871, furono rinvenute steli etrusche arcaiche e urne cinerarie villanoviane anche sotto la superficie dell’attuale Piazza della Libertà. Di recente, fra la Badia Fiorentina e il Bargello è stato rinvenuto un fondo di capanna con ceramiche orientalizzanti fra le quali alcuni vasi provenienti dall’Asia Minore.

Ciò non sorprende poiché il luogo dove sorse Firenze era fino dalla preistoria il principale punto di attraversamento dell’Arno della Via Tirrenica collegante Bologna a Roma via Fiesole per l’Impruneta oppure via Compiobbi e San Donato in Collina.

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