La modernizzazione della Toscana

Carta del Granducato con le principali strade (1843)

I tentativi di Cosimo III dei Medici di assicurare la discendenza alla figlia Anna Maria Luisa, elettrice palatina, non ebbero successo e dopo il poco lusinghiero governo di Giangastone (1723-1737), il governo della Toscana passò alla famiglia dei Lorena. Ramo cadetto degli Asburgo d’Austra, secondo quanto deciso nella pace di Vienna che pose fine alle guerre di Successione.

Così il Repetti descrive le condizioni della Toscana all’arrivo dei Lorena: Abusi moltissimi nella pubblica amministrazione; leggi civili improvvide, intricate, parziali; contese perpetue di giurisdizione; procedura dispendiosa; ingiusti giudizj; pene eccessive e crudeli nel sistema criminale; poca sicurezza personale; asili sacri pieni di malfattori; commercio mal favorito; agricoltura in abbandono; possessioni mal ripartite; fidecommissi inceppati; patrimonio ecclesiastico troppo vasto e troppo immune; una caterva di feudatarj; da ogni parte bandite signoriali e comunitative; coloni troppo poveri; dogane intermedie ad ogni passo; dazj onerosissimi, e un debito pubblico di circa 65 milioni di lire toscane

Situazione drammatica che il nuovo governo si trovò ad affrontare. I nuovi regnanti iniziano un’opera di rinnovamento radicale che in alcuni decenni trasformò la Toscana in una delle più avanzate realtà economiche e sociali della Penisola. Il rinnovamento investì i campi più disparati quali ad esempio l’unificazione del computo delle ore del giorno: dal 30 marzo 1738 si comincia a contare le ore ‘ alla francese ‘; cioè di dodici in dodici dalla mezzanotte al mezzogiorno (antimeridiane) e dal mezzogiorno alla mezzanotte (pomeridiane). Fino ad allora si erano contate le ore dalla prima ora dopo l’Ave Maria della sera fino all’Ave Maria della sera successiva, che si chiamacano le “Ventiquattro”. Così dal 20 novembre 1749 si adotta il calendario romano e si cessa di iniziare l’anno il 25 di marzo (festa della SS. Annunziata).

Dal 1730 e poi ripetendolo nel 1765, nel 1790 e nel 1824 si attua il censimento della popolazione che significa non solo sapere il numero esatto dei sudditi ma anche il ,oro tipo di attività e le loro proprietà. Diretta conseguenza sarà l’imposizione di tasse ai beni ecclesiastici fino ad allora esenti e inoltre vengono annullati i privilegi feudali.

L’opera di trasformazione interessa anche il sistema amministrativo con la drastica riduzione del personale addetto alla corte, il che provoca un certo malcontento, e una razionalizzazione degli impieghi pubblici, tutto volto a una maggiore efficienza e a un maggior risparmio, con la conseguente forte riduzione del debito pubblico. Il debito pubblico diminuisce in parte anche mediante la vendita dei cosiddetti beni allodiali della casa Medici.

La sede del potere politico si sposta da Palazzo vecchio a Palazzo Pitti.

“Il Ruggieri, il Pellegrini, il Paoletti, il Fallani sono soltanto i più noti degli architetti che progettano o realizzano interventi di riassetto, o di ristrutturazione o di tipo misto, di parti del complesso. Ignazio Pellegrini progetta il completamento del palazzo proponendo la soluzione dei due avancorpi laterali, i cosiddetti ‘ rondò ‘ (tra il ’64 e il ’65 viene costruita sotto la direzione di G. Ruggieri la loggia del corpo di guardia, cioè il rondò a sud verso porta Romana) ed estendendo il piano di sistemazione urbanistica dell’ala settentrionale fino alla via Guicciardini con , le scuderie, la cavallerizza coperta, il quartiere per la guardia a cavallo ecc. La dimensione finale del palazzo definita lateralmente dai due potenti muraglioni di base all’impennata dei rondò, viene a rafforzare la differenza di scala rispetto alle case a schiera della piazza, rivelandosi chiaramente un intervento corrispondente alla necessità della corte più che alle esigenze della città. In queste opere il Pellegrini riesce in un personale accordo tra gli accenti neoclassici e l’interesse per l’architettura del Cinquecento fiorentino.” (Giovanni Fanelli, Le città nella storia d’Italia: Firenze, Laterza 1980)

Giuseppe Zocchi, Chiesa della Badia e palazzo del Podestà (Bargello)

Il rinnovamento architettonico della città di Firenze interessa anche numerose case private ad esempio con il rifacimento delle facciate con l’utilizzo di ampie finestre falle cornici rettilinee o geometriche di stile classicheggiante.

Tra il 1755 e il ’57 vengono rifatte in muratura le strutture del teatro della Pergola che prima erano di legno e contemporaneamente sorgono molti teatri tra i quali i più celebri quello del Cocomero (ora Niccolini); il Teatro di via S. Maria (poi Alfieri); il teatro della Palla a Corda, poi Nuovo, oggi scomparso.

Le opere dei pittori “vedutisti” ci offrono una documentazione “fotografica” di grandissimo interesse, primo fra tutti ricordiamo Giuseppe Zocchi.

In questo clima vivace sorgono centri di studi e di ricerca e documentazione, ne sono esempi l’accademia dei Georgofili fondata nel 1753 o l’anno successivo la pubblicazione del Prodromo della corografia e della topografia fisica della Toscana, di Giovanni Targioni Tozzetti

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