di Giovanni Caselli

Itinerario: Soci – Cerreto – Marciano – Il Fraghello – Casa Corbellini – Gressa – Poggiolo – Molino di Gressa – Soci.

Soci sorge su una strada antica – oggi SS 71 dei Mandrioli – che collegando Partina all’Arno, ai piedi di Bibbiena, percorre il dosso regolare di un risalto del terreno (cono di deiezione) delimitato da un lato dal Torrente Archiano, dall’altro dal Fosso Rignano. Si tratta di una fertile area pianeggiante delimitata da due lunghi dossi collinari terminanti uno con Bibbiena, l’altro con Memmenano. In epoca romana questo territorio, ben drenato e centuriato, comprendeva almeno tre latifondi. Scavi effettuati nel tempo dal Gruppo Archeologico Casentinese dimostrano che il primo faceva capo alla villa scavata nel podere Domo, presso Marena, l’altro alla villa i cui resti giacciono sotto Pieve di Partina e il terzo su una villa rustica i cui impianti per la produzione di vino e olio sono stati scavati a Ciliegi di Balzano, presso Soci.


In questa zona, tutta compresa nel comune di Bibbiena, si trovano il Centro Commerciale e la Zona Industriale del Casentino, una incongruenza di pianificazioni passate, che impedisce al Casentino sia uno sviluppo in senso turistico sia un’ulteriore sviluppo industriale. La necessità di veloci e facili collegamenti stradali, essenziale all’industria e al commercio, causa una irrefrenabile devastazione ambientale nel fondovalle dove non vi è lo spazio fisico per ulteriori sviluppi. Qualora venissero favoriti i trasporti su rotaia il problema sarebbe risolto, ma lo sconsiderato individualismo corrente impedisce sviluppi in senso socialmente utile.
L’aspetto moderno di centro industriale di Soci può impedire al viaggiatore forestiero di sospettare la presenza di una torre e di mura medievali nel vecchio nucleo del paese. Rivolgiamoci ancora a Lina Eckenstein, l’acuta osservatrice del Casentino che passò da Soci nella primavera del 1899:
“Più oltre, lungo la strada, è Soci, un luogo che traversò tempi burrascosi nel primo Medioevo. Resti del suo castello e di quelli di Gressa e Marciano, che si arroccano da alture più sopra e più oltre, richiamano alla mente tempi in cui forza e giustizia erano concetti assai confusi. Un tempo il Vescovo Principe di Arezzo, proprietario del luogo, lo diede ai monaci di Camaldoli. Forse per un’avvertita mancanza di sicurezza questi decisero di separarsene cedendolo ai Conti Guidi in cambio di diritti di proprietà a Bagno, dall’altra parte dell’Appennino. Tuttavia i Guidi non rimasero a lungo in possesso del castello, che fu conquistato dai loro nemici, i Tarlati di Pietramala.


Oggi Soci vanta diverse fabbriche ed è un centro industriale in via di sviluppo. L’alta ciminiera di una di queste fabbriche è il punto focale nelle locali cartoline illustrate. Viene da pensare a quale caro prezzo l’umanità oggi si assicuri beni a buon mercato e un più alto e confortevole tenore di vita, come dicono gli economisti. È proprio in un luogo simile, così fuori mano, che viene da fare questa riflessione, poiché le donne e gli uomini che incontrammo in altre parti della regione erano in buona salute e decentemente, se pur semplicemente, vestite: i bambini erano grassocci, ben nutriti a e pieni di vitalità. A Soci pareva invece che una maledizione fosse caduta sull’umanità; uomini e donne, ragazze e ragazzi, tutti esibivano la stessa languidezza e lo stesso bisogno: i bambini erano pallidi e trascurati. Non vi è dubbio che qui, come altrove, accorre alle fabbriche chi é è insofferente delle ristrettezze e delle penurie di casa. Si fugge dalle fatiche domestiche a scapito delle regole e dei costumi del paese di origine. Costretti in un luogo estraneo, senza essere legati da alcuna responsabilità, se non quella da essi scelta, questi uomini e donne cadono presto nella sregolatezza, stabilendo rapporti illeciti, a scapito della salute personale e della loro cultura, nel giro di un paio di generazioni.”
Chi passa oggi da Soci potrà constatare di persona quali siano i risultati dello sviluppo osservato dalla femminista liberale di oltre cent’anni or sono. E’ stato rilevante lo sviluppo della tradizione mezzadrile nella bassa valle dell’Archiano, dove le inondazioni del fiume sono state regimentate dai camaldolesi nel corso dei secoli. Alcune aziende agricole importanti si svilupparono in quest’area dal XVI secolo in poi, favorite dalla fertilità dei terreni rinnovati dal limo del fiume. Una di queste aziende, tutt’ora attiva, è quella di Casa Rossi adiacente al villaggio di Soci, dove la pratica mezzadrile è dettagliatamente illustrata al pubblico in una raccolta di strumenti, utensili e documenti del mondo rurale, una realtà sopraffatta dallo sviluppo industriale del dopoguerra.


Da Soci sarà piacevole traversare l’Archiano e addentrarci fra i campi per salire al borgo arroccato di Marciano. Assieme al suo pandant, Gressa, Marciano è uno dei castelli che dominano la fertile area del basso corso dell’Archiano e da lassù si gode uno dei più bei panorami che il Casentino possa offrire. Il nome deriva da un Marcius e quindi fu fundus marcianus per i romani. Anche qui, dopo la caduta dell’impero romano, la popolazione, rimasta senza struttura civica, si ritirò sul vecchio colle di etrusca memoria per crearvi un vicus che in seguito divenne una curtis e quindi un castrum, già documentato nel 1008. Il vescovo di Arezzo ottenne il castello dopo la venuta dei Franchi e intitolò la chiesa parrocchiale a San Donato, il patrono di Arezzo. Il vescovo-conte amministrò i suoi terreni dalla fortezza di Marciano, in un territorio ferocemente conteso fra le abbazie di Camaldoli e Badia a Prataglia. La fortezza fu smantellata dalla Repubblica Fiorentina, che pose fine a ogni contesa locale nel 1386. Solo dei conci e filaretti rimangono oggi a testimoniare che Marciano era già un castello nel 1000. Appollaiato su di uno spuntone di roccia, che curiosamente protrude dal terreno, il villaggio è assai attraente e il sagrato della chiesa, un meraviglioso balcone, offre magici tramonti allo spettatore. Da Marciano prenderemo il sentiero che con un tragitto in lieve ascesa e quindi in discesa, percorre il pendio del Poggio Baralla all’interno della valle del Torrente Gressa, per Casa Fraghello, poi sotto Poggio Ventoloso e Casa Corbellini. Da qui discenderemo a Gressa e torneremo a Soci per Poggiolo e Molino di Gressa.