di Salvina Pizzuoli

Chiesa di Sant' Andrea a Pistoia, facciata

Sull’omonima via, la domina dall’alto della sua posizione sopraelevata sull’ampia scalinata d’accesso.
Sulla bella facciata, scandita da cinque arcate e decorata da tarsie e losanghe in marmi bicromi, si individuano le caratteristiche che contraddistinguono il romanico pistoiese. Oltre e tra le arcate un gioco armonioso di mosaici bicromi, ma è l’architrave del portale centrale che attrae subito l’attenzione del visitatore:

Chiesa di Sant' Andrea a Pistoia, facciata (particolare)

l’opera è datata 1166 ed è attribuita a Gruamonte e al fratello Adeodato: racconta l’episodio del Viaggio e l’Adorazione dei Magi. A sostegno capitelli scolpiti ad opera del Maestro Enrico che raffigurano a sinistra l’Annuncio a Zaccaria e la Visitazione, e a destra l’Annunciazione e San’Anna.
Chi era Maestro Enrico?
Fu scultore attivo a Pistoia nella seconda metà del XII secolo: sul capitello destro del portale maggiore la scritta ne attesta la paternità “magister Enrigus [sic] me fecit”.
La composizione del portale si completa con i due leoni, uno per lato,  sopra l’architrave e alla base dell’archivolto.

Entriamo.

Chiesa di Sant' Andrea a Pistoia, navata

In questa giornata plumbea che minaccia pioggia la chiesa è molto buia. Gli occhi si abituano e sono alla ricerca del prezioso ambone, uno dei quattro che occupano l’interno di altrettante chiese del periodo romanico pistoiese, contraddistinte proprio dalla presenza di pregevoli opere scultoree come l’ambone di San Andrea che si caratterizza per essere la pregiata realizzazione del maestro Giovanni Pisano, figlio e crede di Nicola
I lavori del pulpito iniziarono intorno al 1298 e si protrassero per circa quattro anni, così come documenta il Vasari nelle Vite.
La data di completamento (1301) è sicura in quanto  è incisa nella cornice che separa le arcate dal ballatoio: è contenuta all’interno di  un’epigrafe in latino dove è riportato il nome di Giovanni e dove vengono indicati  i nomi del committente ed dei tesorieri

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Giovanni Pisano, ambone di San Andrea a Pistoia (1301)

Realizzato in marmo bianco, crea un felice contrasto tra le formelle e i fusti delle colonne che sono scolpiti in rosso ammonitico. In origine, negli sfondi delle formelle, una ricca decorazione a vetri policromi e dorati, di cui sono però rimaste solo piccole tracce. Anche i panneggi delle vesti dei Profeti e delle Sibille erano in parte ricoperti di foglia d’oro cosi come l’epigrafe: un cromatismo complessivo che oggi possiamo solo immaginare.

Giovanni Pisano, ambone di San Andrea a Pistoia (1301)

A base esagonale, poggia su sette colonne quattro stilofare, ovvero di figure animali che sorreggono la colonna,  e tre semplici; le formelle narrano, come fosse un racconto nelle pagine di un libro, la Storia della Salvezza. A sostegno di tre colonne, alcune figure allegoriche: una leonessa che allatta i cuccioli, un leone nell’atto di uccidere un cavallo e, un telamone, ovvero una figura maschile impiegata nelle architetture a sostegno. Alla base della colonna centrale sono scolpite tre figure animali; un leone alato, un’aquila e un grifone che rappresentano Cristo nella sua morte, Resurrezione e il  ritorno finale: l’arte del medioevo, ricca di simbologia, vi si ritrova pienamente.
Dalle colonne perimetrali si dipartono eleganti archi a sesto acuto trilobati, decorati nei pennacchi, gli elementi triangolari di raccordo tra gli archi che sostengono la tribuna dell’ambone stesso, dalle figure di dodici Profeti e Re del Vecchio Testamento, mentre negli spigoli sono scolpite sei Sibille: le profetesse pagane sono rappresentate nel momento in cui ricevono dagli angeli, che sporgono alle loro spalle, le predizioni della venuta del figlio di Dio e la cui storia è narrata nel livello superiore; nei cinque plutei infatti,  che delimitano lo spazio del ballatoio, dove un tempo venivano effettuate le letture e la predicazione, sono rappresentati la Natività, l’Adorazione dei Magi, la Strage degli Innocenti la Crocifissione e il Giudizio Universale.

Per poter ammirare al meglio l’opera si rimanda al filmato a cura dell’università degli Studi di Firenze

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