
La costruzione della strada che univa il Ducato di Modena a quello di Massa ideata intorno agli anni trenta del Settecento per volere di Francesco III d’Este fu affidata al matematico e ingegnere Domenico Vandelli (1691-1754) dal quale prese il nome che ancora oggi la definisce.
Motivo occasionale per la realizzazione dell’opera fu il matrimonio del figlio Ercole III d’Este con Maria Teresa Cybo Malaspina destinata a ereditare il ducato di Massa e il principato di Carrara; in realtà il progetto del duca di Modena era quello di aprire un percorso commerciale e militare che collegasse il Ducato al mar Tirreno dopo che lo Stato Pontificio si era impadronito del territorio di Ferrara e del relativo accesso al mar Adriatico, costringendo la famiglia estense a spostarsi nei territori di Modena e della Garfagnana. Il progetto di Francesco d’Este era addirittura quello di costruire un grande porto a Massa che potesse competere con quello di Livorno collegando l’area dell’Italia settentrionale al Mediterraneo.

Il Vandelli si trovò davanti un’ardua impresa: il percorso da lui studiato doveva valicare gli Appennini e alcuni passi delle Alpi Apuane per raggiungere la costa dopo aver toccato i mille metri di quota e superare dislivelli assai importanti, attraversare torrenti, reperire l’enorme quantità di materiali per realizzare una strada completamente lastricata tale da permettere il passaggio di carri e carrozze, come nei desideri del committente. Un’opera viaria che ricorda le straordinarie realizzazioni delle strade romane, la prima dell’era moderna poi presto superata già pochi decenni dopo dalle direttrici transappenniniche realizzate dai Lorena, basti pensare alla via Bolognese (1752), alla Pistoia-Abetone-Modena (1778), alla Casentinese 1840) ben più importanti sul piano commerciale e militare.
Il progettista decise di riprendere il percorso di un’antica via romana, la via Bibulca (bi-bulca, due buoi), che collegava Modena a Lucca risalendo la valle del Secchia ma ben presto abbandonò l’idea preferendo il percorso che dalla città emiliana percorreva la valle del torrente Tiepido fino alle sue sorgenti nei pressi del paesino di Serramazzoni a 791 metri sull’Appennino emiliano.

La storia della strada è lunga e legata alle vicende politiche di quegli anni: progettata a partire dal 1739 e transitabile solo in parte il 16 marzo 1741, giorno del matrimonio; seguì una lunga interruzione in occasione della guerra di successione austriaca che portò all’occupazione di Modena da parte di Carlo Emanuele III di Savoia; solo qualche anno dopo la fine della guerra nel 1753 la strada venne definitivamente completata. Tuttavia il progetto non ebbe la fortuna sperata, non riuscì mai a divenire quella grande arteria commerciale tra Pianura Padana e area tirrenica vagheggiata dal suo ideatore e, come abbiamo detto, fu ben presto soppiantata dalla costruzione di altre numerose e più moderne direttrici transappenniniche, rimanendo nei secoli successivi un tracciato quasi esclusivamente utilizzato dal traffico locale.

Oggi si può ripercorrere l’antica strada lunga 171 km compreso il tratto che collega Sassuolo), sia a piedi che in mountain bike, in sette comode tappe come riportato dalla Guida alla via Vandelli di Giulio Ferrari (Terre di Mezzo editore, 2021)
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