di Salvina Pizzuoli

Il Padule di Fucecchio in località Massarella

Il percorso che seguiremo attraversa un territorio che ha subito nel tempo moltissimi cambiamenti e nella rete viaria e nella struttura stessa, basti pensare alle bonifiche che hanno determinato la scomparsa del padule di Bientina e il ridimensionamento del grande padule di Fucecchio. Ritrovare pertanto “segni” evidenti e costanti dell’antico percorso della Francigena, seguendo quanto indicato da Sigerico o nelle cronache del tempo, non è facile anche se individuati e alcuni ancora visibili. Potremmo adottare come primo esempio, lungo la statale 436 da San Miniato Basso a Fucecchio, la località di San Genesio. Oggi non v’è traccia dell’antico centro e della mansione, rinomata per le sue strutture ricettive, favoriti dalla felice posizione in un crocevia naturale di strade e fiumi: in prossimità del ponte, Vicicculi detto poi Bonifilii, sul fiume Arno e all’incrocio della Francigena con altre importanti vie e fluviali e terrestri. Raggiunta la massima prosperità tra il X e il XII secolo assistette alla sua decadenza a causa dell’affermarsi della potenza espansiva del castello di San Miniato usato poi dal Barbarossa come sede amministrativa. Il toponimo di San Miniato compare nei documenti medievali appunto con l’estensione “al Tedesco”, fino ad assumere quella di San Miniato Fiorentino nel XIV secolo dopo la vittoria riportata da questi ultimi. San Genesio sarà quindi distrutto completamente nel 1248. Doveva occupare lo spazio tra le attuali località di Ponte a Elsa e La Scala dove sorgeva presumibilmente la pieve dedicata al vescovo parigino Saint Denis, da cui il nome San Genesio.

Ponte a Cappiano in un disegno del XVIII secolo
Il ponte a Cappiano sull’Usciana

Negli itinerari più antichi, dopo San Genesio vengono annoverate due mansioni con il nome di Arne blanca e Aqua nigra. Siamo nei pressi dell’attraversamento di due corsi d’acqua: dell’Arno le cui acque erano bianche per distinguerlo da un ramo, forse l’Usciana, anticamente chiamato Arme, che portava in Arno una propaggine del Padule di Fucecchio e pertanto indicato di acqua nera, cioè ferma e paludosa. La località di Fucecchio compare menzionata già nel X secolo e conserva a memoria, nel piccolo promontorio, la sua parte più antica di cui sono segno le tre imponenti torri in laterizio costruite dai fiorentini nel XIV secolo.

Una lastra marmorea a Galleno indica il tracciato della Francigena originaria
Galleno, la via Francigena

Superata l’Usciana, presumibilmente nei pressi del Ponte mediceo a Cappiano, la strada saliva verso il borgo omonimo, passando per Le Vedute il cui toponimo ricorda spazia aperti e alti che offrivano un’ampia visualità e, attraversato il bosco delle Cerbaie, arrivava a Galleno. Qui oggi possiamo ancora percorrere tratti originali della via Francigena.

Ma è ad Altopascio che troviamo, in quel che resta del grande ospitale di San Giacomo Maggiore una importante struttura di accoglienza: nell’VIII secolo nacque l’Ospitale per antonomasia, protetto da una cinta muraria a struttura triangolare, fu voluto da Matilde di Canossa. Dal 1239 fu sede dell’ordine ospedaliero dei cavalieri del Tau. Oggi il complesso colpisce per la bellezza dell’alto campanile che con i rintocchi della Smarrita, che duravano un’ora dopo l’imbrunire, guidavano i passi dei viandanti magari spersi tra le brume dei paduli, verso il ricovero sicuro dell’Ospitale. Tutto il percorso infatti presentava varie difficoltà snodandosi tra i due grandi paduli di Bientina ad ovest e di Fucecchio ad est. Vi si accedeva dalla porta degli Ospitalieri dopo aver scavalcato il ponte sul torrente Teupascio. Anche se variamente rimaneggiato tutto il complesso mantiene la sua austera bellezza: le due Porte di accesso, il poderoso campanile, la pieve di San Giacomo Maggiore con la bella facciata a marmi dicronici bianchi e verdi e con il timpano a logge sovrapposte al cui centro alloggia la statua del santo e l’agile lunetta del portale. A lato il portico e, sopraelevata sugli archi in cotto, la loggia cinquecentesca.

Altopascio, la struttura esterna dell’antico Ospitale
Altopascio La chiesa di San Giacomo Maggiore all’interno delle mura dello Ospitale

Altopascio, piazza Ospitalieri

La strada quindi scorrendo sulla sponda nord orientale del padule di Bientina, transitava nei pressi della badia di San Pietro in Pozzeveri.

Oggi resta il simulacro della splendida badia, come appare in una ricostruzione: circondata da mura, con il convento, la chiesa. Un disegno del XVI secolo la raffigura all’interno del bacino del Lago di Sesto, a testimonianza del suo ruolo importante nel territorio, sotto il colle dove sorgeva Porcari. Da lì, lungo la via detta Francesca, si raggiungeva Luca, che merita una pagina a parte.

Articoli correlati:

Altopascio: un antico “ospitale” sulla via Francigena nel segno del Tau

Luoghi e paesaggi della via Francigena in Toscana