di Salvina Pizzuoli

L’antica pieve, datata intorno all’ inizio del XII secolo, sorge su di un piccolo ripiano poco sopra le verdi sponde del torrente Scheggia. Come altre pievi fu edificata lungo importanti vie di comunicazione offrendo ricovero ai diversi viandanti che vi si muovevano per devozione o nello svolgimento delle loro attività: in questo caso una strada romana alternativa a quella consolare che seguiva il percorso dell’Arno. La sobria facciata richiama il puro stile romanico, con le sue pietre grigie squadrate, la struttura a tre navate, il rosone centrale e i due laterali sulla semplice facciata. Il campanile poco discosto presumibilmente era prima una torre d’avvistamento. A causa di uno smottamento la facciata fu per due volte ricostruita insieme all’abside semicircolare: nel 1904 e nel 1965.

Anche all’interno è possibile ravvisare i segni degli smottamenti volgendo un po’ lo sguardo alle pareti della navata centrale anche se l’occhio del visitatore è attratto dall’eleganza di alcuni capitelli che sovrastano le colonne a pilastro che sorreggono archi a tutto sesto che dalla navata centrale aprono a quelle laterali.

Sulle colonne a pilastro si possono ancora ammirare alcuni degli affreschi del XV secolo che le decoravano offerti dai devoti come si può leggere in alcune iscrizioni ancora presenti.

Particolare il capitello che decora la colonna a destra della zona presbiteriale: due angeli posti lateralmente ad un albero della vite la cui simbologia è stata interpretata come la salvezza offerta dal sangue di Cristo, simboleggiato nella vite, e quindi il superamento della morte terrena attraverso la resurrezione.

Ma altre opere adornano la bella pieve: sulla navata sinistra un dipinto su tavola di metà XVI secolo attribuito a Michele Tosini (Firenze 1503 – 1577) più conosciuto come Michele di Ridolfo del Ghirlandaio perché suo collaboratore: la tavola raffigura la Vergine in trono con il Bambino, San Gregorio Papa e Sant’Agostino Vescovo con il pastorale, in ginocchio San Bonaventura e San Tommaso d’Aquino.

Nella navata destra una Madonna con Bambino su tavola attribuita ad un artista fiorentino tardo gotico e datata XV secolo.

Nella parte in alto della navata destra una grande terracotta invetriata attribuita a Benedetto Buglioni ceramista fiorentino datata attorno al XVI secolo.

Rappresenta una Madonna in trono col Bambino. Ai lati vi sono i Santi Antonio Abate e Sebastiano. Nelle predelle in basso San Francesco nell’atto di ricevere le Stimmate, Gesù Cristo in piedi nel sepolcro e San Girolamo penitente.

L’abside e il campanile della pieve

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