Il vasto complesso architettonico ci accoglie nel mezzo di un fitto bosco di lecci. Si tratta di uno degli eremi più antichi in terra di Siena. Siamo infatti ad una decina di chilometri dalla Porta Fontebranda, e trovasi sul fianco orientale del Monte-Maggio sopra un terreno calcareo-cavernoso, scriveva lo storico Repetti per descriverne la posizione. E noi aggiungiamo: a non molta distanza dall’altro, quello di San Leonardo al Lago, detto a sua volta della Selva del Lago ed anche di Fultignano.

Dal grande portone che si apre nella cinta muraria, si accede alla chiesa e al chiostro. In alto una scritta significativa, su una piastra marmorea recita: Ilicetum Vetus Sanctitatis Illicium  che tradotta significa Lecceto antico, attrattiva di santità; il motto si ripete nella parte interna dove la scritta è sovrastata dallo stemma che raffigura tre colli, i rami con le foglie di leccio e una croce intrecciata con la “S” iniziale di Salvatore, la Chiesa è infatti dedicata al Santissimo.

Il luogo è incantevole e vi regna un silenzio totale che i nostri passi, risuonando sul selciato, rimarcano ulteriormente.

Superato il portone di accesso, sulla destra il bel portico affrescato della chiesa. Completamente scoloriti se ne intuiscono i disegni: in origine raffiguravano l’Inferno, il Paradiso, opere di misericordia e i viaggi in tempo di pace e di guerra. Furono attribuiti a Giovanni di Neri, ma più probabilmente erano di più artisti, e datati intorno alla prima metà del ‘400.

La chiesa non è visitabile per i lavori di restauro.

Proseguiamo quindi oltrepassando un altro ingresso che ci introduce in un grande chiostro con archi su colonne costruito nel XVI secolo, epoca di cui porta i segni architettonici e, guardando in alto, spicca la mole della bella torre che sovrasta tutto il complesso, aggiunta agli inizi del ‘400 e che gli conferisce la struttura di eremo-fortezza, mentre la torre campanaria fu innalzata nei primi anni del XVIII secolo a imitazione di quella del convento del Carmine della vicina Siena.

L’eremo raggiunse il suo massimo splendore nel XIV secolo grazie a molte donazioni.

Lo troviamo documentato dal 1220 e figura come San Salvatore di Foltignano, famoso luogo di eremitaggio e non solo in Italia, tanto da divenire meta di papi e di personaggi illustri come il teologo inglese William Flete, che fu amico e consigliere di Santa Caterina.

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