Un piccolo museo, recente, ma estremamente interessante per la qualità dei numerosi reperti che alloggia, documenti fotografici e modellini, sezioni dedicate a diversi campioni di marmi, e macchinari, fino a realizzazioni moderne e contemporanee di manufatti nati dalla creatività di artigiani e amatori della pietra lucente.

Da non dimenticare, anzi da fruire subito all’inizio della visita, la visione di quattro filmati che raccontano in modo incisivo ed essenziale le tecniche antiche di estrazione, il lavoro delle maestranze, le fonti di energia utilizzate, legate soprattutto a quella muscolare di uomini e animali, le trasformazioni nel tempo e anche le nuove macchine che hanno alleggerito il lavoro dell’uomo, davvero pericoloso e pesante dei tempi più lontani, basti pensare che il martello pesava due chili e il cavatore o il rifinitore battevano per otto ore. Un piccolo spazio ma che avvicina sicuramente il visitatore a questo mondo, che spesso conosce e ammira solo nel prodotto finito, che coniuga ambiente e materiali, abilità, creatività, fornendo un quadro ampio che avvicina alla cultura del marmo attraverso la memoria storica, nel Museo documentata, di un percorso secolare.

Per i macchinari, a parte alcuni esempi, rimandiamo ad un articolo di approfondimento di archeologia industriale relativa all’estrazione al trasporto e alla lavorazione del marmo.

Epigrafe sepolcrale risalente al I secolo

L’attività estrattiva documentata nel Museo è attestata da reperti di epoca romana che vanno dal I secolo a.C. al III secolo d.C.

Ricostruzione in scala della cava romana di Fossacava realizzata dal professor Enrico Dolci con la collaborazione con lo scultore Cherif Taoufik basata sui rilevamenti archeologici effettuati in loco.

Antichi attrezzi per la riquadratura, mazzuoli, imposte, scalpelli
Il filo elicoidale rappresentò una vera rivoluzione nel taglio dei blocchi: si utilizzavano infatti grandi seghe rudimentali azionate dall’energia muscolare delle braccia di due uomini che insieme alla rena e all’acqua, versate durante il taglio, rendevano possibile un’incisione e quindi il graduale, distacco.. Nel 1895 nelle cave di Carrata si utilizza per la prima volta il sistema di taglio del blocco di marmo con il filo elicoidale: tre cavetti d’acciaio avvolti a elica a costituire un filo che si abbassa gradualmente sul blocco di marmo insieme ad una miscela di acqua e di sabbia silicea.
Una marmoteca raccoglie campioni di marmi pregiati prodotti in Italia e all’estero
All’esterno: Una grande ruota detta “pescatora” con la quale si prelevava l’acqua da una gora per raffreddare gli strumenti per segare i blocchi di marmo e necessaria ai telai.

Realizzazioni ideate tra la fine degli anni ’60 e gli inizi degli anni ’70 del Novecento.

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Le macchine del marmo

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