Lui, lei e l’altro: Verga a Firenze e la tormentata relazione con Giselda Fojanesi


di Michele Chini

Giovanni Verga

Giovanni Verga

Pochi giorni fa si è diffusa la notizia che il 5 dicembre da Christie’s, a Parigi, è stato battuto all’asta un vero e proprio tesoro costituito da circa 300 lettere autografe di Giovanni Verga acquistate a suo tempo da un collezionista francese direttamente dal nipote dello scrittore verista, Giovannino, che le aveva ricevute in eredità. Sono trapelate alcune anticipazioni sul contenuto delle missive: dai racconti della vita mondana e letteraria di Firenze e Milano, all’ accusa di plagio nei confronti di Mascagni per l’opera “Cavalleria Rusticana”, alla gestione economica delle sue terre siciliane, fino alla corrispondenza con i suoi affetti più cari tra i quali figurerà senz’altro la fiorentina Giselda Fojanesi.

Gisella Foianesi

Gisella Foianesi

Chi era Giselda? Ora ve lo racconto, ma con calma … un passo alla volta!

Tutti sanno che Verga, oltre che a Catania, visse alcuni anni della sua vita a Firenze e a Milano.

A Firenze arrivò per la prima volta nel gennaio del 1865, quando la città era già stata proclamata nuova capitale del neonato Regno d’Italia, sebbene il re Vittorio Emanuele II non si fosse ancora trasferito da Torino con tutta la sua corte. Un po’ la novità e un po’ la ricerca di solidi agganci per la propria carriera letteraria avevano convinto il venticinquenne catanese a concedersi una vacanza fiorentina che si protrasse ben oltre l’insediamento del re a Palazzo Pitti e si concluse probabilmente il 14 maggio, giorno in cui si svolsero le celebrazioni per il 500° anniversario della nascita di Dante Alighieri con la posa della statua in marmo in piazza Santa Croce.

Mario Rapisardi

Mario Rapisardi

In questi primi mesi fiorentini incontrò senz’altro Luigi Capuana, che all’epoca scriveva per La Nazione, i poeti Prati e Aleardi, i conterranei fratelli Michele e Mario Rapisardi, ed altri frequentatori del gabinetto Vieusseux e dei salotti e caffè letterari.

Ma la permanenza più lunga di Verga a Firenze inizia nella primavera del 1869 quando in compagnia di alcuni amici lascia nuovamente la Sicilia. Nella città del fiore prende a frequentare con assiduità i salotti di Ludmilla Assing , intellettuale berlinese, e delle signore Shwanzberg, madre e figlia, entrambe pittrici, anch’esse tedesche. Frequenta lo storico caffè Doney, posto in via dei Legniaiuoli, oggi via Tornabuoni, detto anche “caffè delle colonne”, famoso per aver in seguito ospitato lo storico incontro fiorentino tra Mussolini ed Hitler nel 1936 e oggi sede della boutique di Armani; va spesso al caffè Michelangiolo in via Larga (oggi via Cavour), storico luogo di ritrovo dei pittori Macchiaioli; assiste agli spettacoli del teatro Pagliano (oggi Verdi) e del Teatro alla Pergola, luoghi in cui ambienta i romanzi Eros ed Eva.

Il salotto più frequentato da Verga fu però quello di Francesco Dall’Ongaro, esule trevigiano e critico letterario, della cui ospitalità godevano oltre al Capuana, anche i Rapisardi, Emma Fuà Fusinato, Imbriani, Prati e l’Aleardi, e perfino l’anarchico Bakunin.

Qui conobbe nel 1869 la diciottenne Giselda Fojanesi, figlia di un proprietario terriero della Valdichiana trasferitosi a Firenze. Giselda aveva appena conseguito l’abilitazione all’insegnamento e per intercessione di Maria Dall’Ongaro e di Mario Rapisardi aveva ottenuto un incarico presso il convitto nazionale di Catania. Verga, invaghitosi della bella giovane, aveva rimandato la partenza imminente da Firenze per poterla accompagnare personalmente a Catania, offrendosi di ospitarla nella villetta di famiglia a Santagata Li Battiati. Il viaggio in nave verso Catania e la successiva tormentata relazione clandestina con la Fojanesi sono oggetto di una delle Novelle Rusticane dal titolo “Di là del mare”.

... e oggi la boutique di Armani

… e oggi la boutique di Armani

Il caffè Donay in una stampa dell'800

Il caffè Donay in una stampa dell’800

Passarono i mesi. Finalmente ella gli scrisse che poteva andarla a trovare. “In una casetta isolata, in mezzo alle vigne – ci sarà una croce segnata col gesso all’uscio. Io verrò dal sentiero fra i campi. Aspettatemi. Non vi fate scorgere o sono perduta.” […] Tutt’a un tratto qualcuno spinse bruscamente la porticina a sinistra. – Come un tuffo al sangue! – Era lei! Bianca, tutta bianca, dalla veste al viso pallido. Al primo vederlo gli cadde fra le braccia, colla bocca contro la bocca di lui.”

“Non ti lascio più!” continua la novella. Invece …

Verga, tornato a Firenze, intratteneva con Giselda un fitto rapporto epistolare chiedendole di descriverle la sua esperienza di lavoro nel convitto catanese che fu d’aiuto allo scrittore nella stesura di “Storia di una capinera”. La storia d’amore tra i due tuttavia s’interruppe in quanto il poeta Mario Rapisardi, amico di vecchia data del Verga, si era a sua volta innamorato di Giselda al punto di dichiararsi platealmente gettandola nell’imbarazzo, se non proprio nel disonore, costringendola di fatto a sposarlo avendo per questo perduto il posto di lavoro presso il convitto. Era il 12 febbraio del 1872: Verga era tornato da tempo a Firenze e si era poi spostato a Milano rinunciando al suo amore.  Ma la relazione tra Giselda e Mario fu tutt’altro che rose e fiori: Rapisardi, geloso e possessivo, non riservava alla giovane e bella moglie grandi gioie coniugali ed in più Giselda, oltre ai diversi usi e costumi isolani, doveva patire le angherie della suocera che le era sempre stata apertamente avversa. A sostenerla in questa dura esperienza era l’amicizia sincera con Matilde Serao, la stima di Enrico Nencioni e di Ferdinando Martini, fondatore nel 1879 del “Fanfulla della domenica”, che permise a Giselda di pubblicare sul suo giornale tutte le sue novelle, ed il segreto amore per Verga con il quale riallacciò uno stretto legame epistolare.

Proprio una lettera tra i due fu all’origine della separazione con il Rapisardi nel 1883. Lei e Verga ripresero a frequentarsi per un po’, ma alla fine anche la loro relazione naufragò. Così Giselda ebbe modo di riscattarsi dalle delusioni amorose divenendo un’importante interprete del movimento per l’emancipazione femminile e, in ambito pedagogico, un’anticipatrice del metodo montessoriano.

Ebbe una vita lunghissima e morì a Lodi nel 1946.

Del tormentato triangolo amoroso si parla anche nel libro di Piero Isgrò, giornalista e scrittore etneo, “La sposa del nord” (Arkadia Editore). Un’ultima curiosità: pare che Pirandello si sia ispirato proprio alla vicenda di Giselda per tratteggiare il personaggio di Marta Ajala, protagonista del romanzo “L’esclusa”.

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