di Salvina Pizzuoli

Una tradizione medievale che non si è mai del tutto persa nel tempo ma che ha sempre progredito e si è industriata sebbene, rispetto alle origini, non si svolga più lungo il corso dell’Arno, vero primo ed essenziale protagonista di questa attività.
Acqua e tanta acqua era infatti necessaria per la conciatura delle pelli macellate e pertanto anche alcune zone della città ne avevano la privilegiata ubicazione: alle origini lungo il Ponte Vecchio l’Arte dei Beccai forniva la materia prima e a monte e a valle del fiume l’Arte dei Galigai, che assommava al proprio interno i diversi mansionari dei cuoiai: i conciatori detti Pelacani, i venditori di cuoio detti Pezzai e i doratori di cuoio e pelle detti Orpellai.
La prima documentazione su quest’arte risale alla fine del 1200 e come ogni Arte aveva un santo patrono, Sant’Agostino, al quale ogni anno il 28 agosto faceva la consueta offerta all’interno della Chiesa di Orsanmichele.

Un’origine medievale quindi, questo secolo falsamente “buio” che ha saputo creare molte attività e che, insieme alla nascita e allo sviluppo di arti e mestieri, ha coniato vocaboli nuovi che hanno lasciato traccia di sé in tanta toponomastica ancora oggi presente lungo le vie cittadine magari indicata sulla lastra marmorea con “già detta”…

Ma da dove nasce il nome Galigai o Pelacani o conceria?

Il termine conceria deriva da  coriarius, pellium concinnator; come sostantivo ha il significato di conciatore di pelli, come aggettivo indica quanto relativo al cuoio, mentre pelacani ne era il nomignolo che ne sottolineava l’aspetto ironicamente dispregiativo, nato dalla tipica arguzia fiorentina e toscana in genere.

La concia era il processo con cui la pelle veniva trattata per renderla morbida e resistente: a Firenze il cuoio era conciato con tannini vegetali estratti dalle cortecce degli alberi, castagno e leccio.

Interessante quanto relativo al termine Galigai che dava nome all’Arte

Galigai sicuramente è un cognome e il denominativo di una torre ancora esistente. A Firenze è ancora possibile ammirare la torre detta appunto dei Galigai: più precisamente le torri dei Galigai erano tre e oggi occupano la fiancata su via dei Cerchi in un unico edificio; appartenevano a una famiglia che si chiamava proprio Galigai ed erano state costruite tra il XII e il XIII secolo; della torre centrale rimangono solo due portali, mentre meglio conservate sono le torri agli angoli.

Ricostruzione di una calzatura medievale sul modello delle galighe
La torre dei Galigai

Il cognome dei membri della famiglia probabilmente derivava dalla loro specializzazione nel produrre galighe, un tipo di calzature di cuoio morbido molto diffuse nel Medioevo.
Sebbene il loro legame con la lavorazione della pelle sia alle radici della loro storia, riuscirono a distaccarsi dal mondo artigianale: furono una famiglia fiorentina di origini modeste, legata ai Medici e nota soprattutto grazie a Leonora Galigai, dama di compagnia e amica d’infanzia di Maria de’ Medici; Leonora, pur provenendo da un’umile famiglia, divenne influente grazie alla Medici e alla corte francese durante la reggenza di Maria in Francia. La storia dei Galigai è un esempio di come famiglie di origine artigianale potessero sfruttare le proprie abilità e competenze, aprendo relazioni e opportunità per emergere.
Una pagina di storia particolare che si lega alla lavorazione della pelle che ha lasciato traccia evidente ancora in città dove la torre la ricorda e la simboleggi. Ma non solo una torre.

Del periodo medievale e di queste attività antiche resta impronta nella toponomastica: ancora oggi, troviamo Via Delle Conce, Via dei Conciatori, Canto delle Mosche, il cui nome deriva proprio dall’attrazione che i residui delle lavorazioni dei pellami determinavano su questi fastidiosi insetti conduttori anche di molte malattie… Questa fu una delle ragioni, insieme ad altre, tra cui quella dei cattivi odori, per le quali fu deciso di spostare queste attività altrove rispetto alla primitiva ubicazione: siamo intorno alla metà del XVI secolo quando i Medici decisero di collocare l’arte de’ Beccai in piazza del Mercato Vecchio (oggi piazza della Repubblica), l’arte de’ Galigai e quanto aveva a che fare con la produzione della pelle, nelle vicinanze di piazza Santa Croce, occupando due vie, che nei secoli ebbero nomi differenti, dei Galigai, dei Pelacani, dei Bucciai, e dove ancora oggi troviamo le già mensionate via delle Conce e dei Conciatori.


Se nel medioevo le attività lavorative legate alla produzione della pelle avevano reso famosa la lavorazione medesima a Firenze, è durante il Granducato che divennero fiorenti e raggiunsero un alto livello qualitativo e  di raffinatezza così come nel tempo a venire: nel ‘700 le botteghe artigiane fiorentine producevano per la nobiltà e per i mercati internazionali, inclusi quelli in Europa e anche oltre mare. Influenzati dalle mode europee i nostri artigiani decoravano la pelle con incisioni, ricami, e applicazioni di metalli preziosi, la pelle era anche dipinta o tinteggiata per ottenere effetti visivi particolari. È di questo periodo un altro prodotto di grande successo: i guanti realizzati con pelle morbida e finemente lavorata erano spesso decorati con ricami e motivi di eccellente fattura e molto raffinati

Copertina in pelle del XVI secolo


Con il declino delle corporazioni nel XVIII secolo e l’avvento della produzione industriale, molte botteghe artigiane ne soffrirono. Tuttavia, nel XIX secolo, la produzione artigianale di pelle a Firenze si affermò ancora maggiormente come simbolo di lusso, qualità e tradizione,  rimanendo un’attività prevalentemente manuale, anche quando furono introdotte innovazioni tecniche che aumentarono la capacità di produzione senza comprometterne la qualità. È durante questo secolo che Firenze, influenzata dalle tendenze europee in termini di stile e moda, in particolare da Parigi, introdusse modelli più complessi con rifiniture elaborate, oltre alla lavorazione della pelle per l’abbigliamento, come giacche e cappotti, pruduzioni non più destinate solo alle classi aristocratiche ma anche alla nuova classe borghese che cominciò anch’essa ad accedere prodotti di alta qualità.
Il XXI secolo si caratterizzò invece per la nascita e l’affermazione di Case di moda che diverranno via via famose a livello internazionale: Gucci, Fondata da Guccio Gucci nel 1921, coniugando la tradizione artigianale con le tendenze della moda internazionale e così Ferragamo, fondata da Salvatore Ferragamo, negli anni ’20, raggiunse un grande successo grazie all’innovazione nel design e nella qualità dei suoi accessori in pelle, in particolare le scarpe.

Immagini dal Museo Gucci e dal Museo Ferragamo


L’importanza e il prestigio perseguiti nell’arte della pelletteria, determinarono anche la decisione di proteggere la tradizione artigianale; in effetti la sua lunga storia e la sua affermazione nel tempo ne confermavano ampiamente la necessità: l’arte artigiana fiorentina veniva quindi insegnata nelle scuole di arte e artigianato, con corsi che preparavano le nuove generazioni a mantenerne viva la tradizione.
Divenuta una delle espressioni più rappresentative del Made in Italy,  Firenze si  specializza anche  nel restauro di oggetti di pelle antichi e di grande valore, in particolare quelli provenienti da musei o collezioni private, una specializzazione di alto livello, con maestri restauratori che hanno contribuito a preservare il patrimonio culturale legato alla pelle.
E la tradizione continua ancora oggi con nuove offerte e nuovi servizi: molte botteghe offrono servizi su misura, dove i clienti possono scegliere i materiali, i colori, le finiture e persino incidere il proprio nome o una dedica sul prodotto finale. Ancora oggi Firenze ospita: artigiani indipendenti nelle cui botteghe del centro storico, e non, si possono acquistare prodotti fatti a mano; una delle fiere di moda e pelletteria più importanti, Pitti Immagine; Musei della moda: come il Museo Gucci e il Museo Salvatore Ferragamo, che celebrano la tradizione e l’innovazione della pelletteria fiorentina.
I laboratori, grandi e piccoli continuando una tradizione antica la rinverdiscono mantenendo le antiche lavorazioni. Alcuni operano nel centro cittadino, altri sono in zone più periferiche, alcuni realizzano prodotti in pelle precipui, come scarpe o borse, altri offrono una gamma di piccoli oggetti, ma tutti si contraddistinguono per la propria lavorazione artigiana e tradizionale.

Nel laboratorio artigiano ad esempio di Daniela Baldini, in via San Gallo 119r, si trovano e dipinti a tempera grassa, secondo una tecnica che risale al 1600 insieme ad oggettistica in pelle: album, diari con dipinto e medievali, porta occhiali, taccuini e portaspiccioli, tutto cucito a mano. La pelletteria artigiana Viviani in via Guelfa 3a, famosa per la sua produzione di borse, Furò e Punteruolo in via del Giglio 29 r con zaini, cinture e accessori,  la Bottega di quoio  in via dei Serragli 69 r. che propone oggettistica ma anche borse… giusto per citarne alcuni e le loro specializzazioni.

Non resta che andare a dare un’occhiata da vicino!

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