Mosaici di epoca romana (III-IV secolo d.C.)

Mosaici di epoca romana (III-IV secolo d.C.)

di Michele Zazzi

L’importante sepolcro fu rinvenuto nel 2003 a circa un chilometro dal centro di Roselle a seguito di segnalazioni. Dagli scavi, effettuati tra il 2004 ed il 2005, emersero due fosse contigue (denominate rispettivamente fossa I e fossa II), una delle quali (la fossa I) fortemente sconvolta da lavori agricoli effettuati nel tempo.
Le fosse in oggetto, realizzate in tempi successivi (la più risalente sembrerebbe la I) ed a profondità diverse, facevano parte probabilmente di un circolo di grandi pietre (anche il toponimo “Sassi grossi” lo farebbe pensare) e dovevano essere coperte da una struttura in legno che fu distrutta dal terreno e dalle pietre sovrastanti.
… continua a leggere Le tombe orientalizzanti di Sassi Grossi a Roselle (GR)
di Giovanni Caselli

La singolarità culturale di Roma, come centro non etnico, ma di genti di varia provenienza è da notare come caso più unico che raro nel Mediterraneo. I primitivi abitanti dei Sette Colli di Roma erano pastori italici provenienti dai Sibillini, dal reatino e degli Abruzzi ed occupavano la Campagna Romana in inverno. L’area che poi doveva diventare Roma si sviluppa in un “mercatale” di pastori transumanti, dove giungono mercanti ed esploratori dall’Egeo e da altrove.
Verso il IX secolo si forma qui un insediamento stabile di genti italiche e mediterranee di varia origine e di lingue diverse che si costituiscono in “popolo” adottando la lingua latina -fino ad ora parlata da una piccola tribù del Lazio -. Questa popolazione acquisisce miti, leggi e uno stile di vita accattati un poco ovunque, evolvendosi a metà dell’VIII secolo in una società “marziale”, dedita alla conquista di sempre più vasti territori … continua a leggere Gli Etruschi (parte seconda)
di Giovanni Caselli

Degli Etruschi dovremmo saperne assai più che non dei Liguri. Dico ‘dovremmo’ perché le fonti sono numerosissime, tuttavia quello che conosciamo dai testi e dai reperti archeologici è offuscato dal preconcetto di un mito nato addirittura nel XVI secolo quando Cosimo I, Granduca di Toscana si definì “nuovo Porsenna”, in riferimento al famoso re etrusco di Chiusi.
Il tema Etruschi si trascina dietro una massa di preconcetti e di vizi metodologici da rendere assai difficile una visione scientifica e disincantata del soggetto.
Spogliati dei miti, delle leggende e dei concetti astrusi che li riguardano, gli Etruschi … continua a leggere Gli Etruschi (parte prima)
Percorsa e descritta dal prof. Giovanni Caselli

A un altro chilometro di distanza si trova La Storta, una stazione, la prima, fuori Roma che continuò a svolgere la stessa funzione durante il Medioevo. Più oltre è il bivio dove parte la Cassia. Vi è alla Storta un’iscrizione del 379-387 d.C. che ricorda la costruzione di stalle per i cavalli del cursus publicus. Una cappella qui ricorda l’apparizione di Gesù a Sant’Ignazio di Loyola durante il suo viaggio a Roma.
Oltre La Storta il tracciato antico differisce dall’attuale in quanto traversava una serie di valli torrentizie che il tracciato moderno evita, forse ricalcando di nuovo il percorso preistorico. … Continua La via Clodia: da Veio a Roselle
Le donne etrusche
di Alessandro Ferrini

Nell’antica Roma le donne, per quanto di famiglia illustre, come appare nelle iscrizioni, sono assai spesso individuate con il solo nomen (Claudia, Cornelia, Livia anche se imperatrice); le donne etrusche invece accanto al nomen riportano anche il praenomen a sottolineare l’importanza del loro ruolo sociale. Inoltre, mentre la forma onomastica latina menziona, dopo il prenome e il gentilizio, solamente il prenome del padre: M(arcus) Tullius M(arci) f(ilius), l’epigrafia etrusca vi aggiungeva anche il nome della madre, spesso accompagnato dal suo praenomen. Un pretore di Tarquinia viene così indicato: Larth Arnthal Plecus clan Ramthase Apatrual, cioè “Lars, figlio di Arruns Pleco e di Ramtha Apatronia”.
Ormai è noto che le donne etrusche partecipassero alla vita sociale con pari dignità rispetto all’uomo; raffinate, indipendenti, libere, disinibite, almeno a quanto testimoniano gli affreschi tombali, godevano di una posizione privilegiata nel mondo antico e per questo suscitavano la riprovazione in certi ambienti arcaici sia greci che romani.
… continua a leggere La condizione della donna nell’antica Etruria
di Giovanni Caselli

Gli Archeologi Lucia Sarti e Fabio Martini scrivevano nel 1993 che a fianco del primo lotto di edificazione universitario a Sesto Fiorentino, ai piedi del Monte Morello, vi è un’area di intensa espansione edilizia che fin dai primi scavi si rivelò ricca di reperti archeologici che datavano da 10.000 anni fa all’epoca romana. Nacque quindi il Progetto Sesto volto all’indagine archeologica globale, ma in particolare preistorica, di tutta la zona pedemontana ai margini settentrionali della piana fiorentina. … Continua
Da Firenze a Faenza lungo un’antica via romana
di Alessandro Ferrini

Costruita lungo un antico percorso etrusco – secondo alcuni nel 150 a.C. secondo altri dopo la fondazione di Firenze nel 59 a.C. – è registrata nell’Itinerarium Antonini (una sorta di stradario della viabilità romana che riporta le distanze in m.p. fra le varie località, risalente al periodo di Diocleziano, nel III secolo d.C.) nel percorso “via a Faventia – Lucam”. Era considerata far parte del sistema viario militare che da Firenze giungeva fino a Lucca e poi a Luni: una sorta di strada dei due mari che univa Adriatico e Tirreno. L’Itinerarium fa partire la strada consolare da Faenza e quindi anche il computo delle distanze (come appare dalla fig.1), noi invece ricostruiamo il percorso partendo da Firenze, da Porta contra Aquilonem, quella a nord, situata più o meno fra piazza San Giovanni e via de’ Cerretani, passava per Borgo san Lorenzo e via san Gallo fino a incrociare l’odierna via Faentina sul torrente Mugnone. …Continua
di Salvina Pizzuoli

Ansedonia, Argentario, Cosa, Feniglia, Orbetello: nomi di località nella Maremma toscana legate ad una geografia che le ha rese singolari e non solo per la bellezza paesaggistica che ancora oggi ne fanno ambita meta turistica ma anche per la storia dei popoli che vi si sono stabiliti e succeduti, lasciando ampia traccia di sé in prestigiose vestigia.
Promontori sul mare, baie naturali, lagune, tomboli, tutte caratteristiche geografiche da sempre strategicamente importanti.
Siamo a Cosa, l’antica Cusi o Cusia, colonia romana. … Continua
di Salvina Pizzuoli

La storia di Luni fu, come quella di molte città alla caduta dell’Impero Romano, assai travagliata a causa di diverse incursioni barbariche di cui fu vittima con saccheggi e distruzioni. Ma non furono i Goti a farla precipitare nell’oblio e nell’abbandono perché, nel suo poema in versi De reditu suo, Rutilio Namaziano, imbarcatosi a Portus Augusti per tornare in Gallia, descrisse il suo viaggio dalla foce del Tevere a Luni nel 417 d.C. e la racconta ancora circondata dalle sue bianche mura e ancora insigne. E non fu nemmeno … Continua