Carlo Martellini, l’ultimo marinaio del Granduca

di Guglielmo Evangelista

Questo ufficiale porta l’uniforme di Capitano di fregata della Marina toscana. Pur non avendone l’assoluta certezza, dovrebbe trattarsi di Carlo Martellini

Il livornese Carlo Martellini si arruolò nella piccolissima marina toscana nel 1819 in qualità di Pilota, una particolare categoria intermedia composta da marinai in possesso di una buona istruzione  e trampolino di lancio per diventare ufficiali dello Stato Maggiore(1).
Progredì infatti nella carriera: nel 1831 lo troviamo Guardiamarina, nel 1840 Alfiere di fregata e nel 1847 Tenente di fregata (2).
In realtà il suo servizio fu discontinuo perché  lasciò temporaneamente la marina militare, forse volendo migliorare le propria esperienza perché in quella Toscana si navigava e si guadagnava poco.
Essendo in possesso della patente di capitano poté assumere il comando del piroscafo Lombardo: era la stessa nave che vent’anni più tardi avrebbe partecipato alla spedizione dei Mille di Garibaldi ed era stata costruita a Venezia ma registrata a Livorno per ragioni fiscali (3). Come era uso conservò il suo grado militare anche se non più effettivo ma a titolo onorario.

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La cultura della treggia in Toscana

Una indagine etnologica su uno strumento di trasporto del mondo contadino del prof. Giovanni Caselli

Cos’è dunque la “Cultura della Treggia”? Anzitutto sarà bene chiarire che il termine “cultura” è qui inteso in senso antropologico e di questo ne ha data una precisa definizione Taylor [1], in senso etnologico è quel complesso insieme che racchiude conoscenza credenza, arte, morale, legge, costume ed ogni altra capacità ed abitudine acquisita dall’uomo come membro di una società”.

Ma non tutti sanno cos’è la treggia; quella a cui si fa riferimento in questa sede è un veicolo senza ruote, un traino agricolo, ancora non completamente scomparso dai campi di collina e montagna, ma che non moltissimi anni fa era un mezzo di trasporto più comune dell’auto, usato perfino da vescovi e proprietari terrieri per viaggiare su percorsi non facili nell’ambito di una tenuta agricola o nei dintorni collinari della città, in quasi tutta la Toscana fra l’Appennino Tosco Emiliano.     … continua a leggere    La cultura della treggia in Toscana

Il paesaggio toscano dell’alto Medioevo

di Giovanni Caselli

Ambrogio Lorenzetti – Il Buongoverno (particolare)

In epoca alto medievale la terra era organizzata, secondo un sistema di unità socio economiche, note come “corti”: si trattava di proprietà fondiarie sulle quali più tardi dovevano sorgere i castelli di cavalieri grandi o modesti appartenenti ad una aristocrazia teutonica di origine longobarda. La ricerca archeologica scrive Marco Valenti rivela infatti un lento processo di strutturazione delle campagne iniziato subito dopo le invasioni teutoniche e la rioccupazione dei siti di altura etruschi rimasti abbandonati durante il periodo romano.   … continua a leggere Il paesaggio toscano dell’alto Medioevo

Gli stemmi comunali toscani

di Luisa Di Tolla

Araldica negli scudi di cavalieri medievali
Araldica negli scudi di cavalieri medievali

L’araldica, ovvero la disciplina che stabilisce con regola le forme e le figure degli stemmi, trae la sua origine dagli “araldi” che, come si sa, erano figure tipiche dell’ordinamento cavalleresco all’epoca delle crociate.

Avevano vari compiti fra i quali quello di giudice d’arme, nei tornei fra cavalieri. Per garantire l’ordinato svolgimento delle gare annotavano su appositi rotoli o registri le norme, lo stemma e le insegne di ogni singolo cavaliere partecipante al torneo.

Alla nascita delle prime realtà comunali (sec. XII-XIV) risale la consuetudine di assumere stemmi dopo il conseguimento di una certa autonomia, che significava per i comuni anche la definizione d’una personalità giuridica.  … Continua a leggere

 Altri articoli della stessa autrice: in Storia e microstoria

Gli Etruschi (parte seconda)

di Giovanni Caselli

Pianta di Roma in epoca monarchica
Pianta di Roma in epoca monarchica

La singolarità culturale di Roma, come centro non etnico, ma di genti di varia provenienza è da notare come caso più unico che raro nel Mediterraneo. I primitivi abitanti dei Sette Colli di Roma erano pastori italici provenienti dai Sibillini, dal reatino e degli Abruzzi ed occupavano la Campagna Romana in inverno. L’area che poi doveva diventare Roma si sviluppa in un “mercatale” di pastori transumanti, dove giungono mercanti ed esploratori dall’Egeo e da altrove.

Verso il IX secolo si forma qui un insediamento stabile di genti italiche e mediterranee di varia origine e di lingue diverse che si costituiscono in “popolo” adottando la lingua latina -fino ad ora parlata da una piccola tribù del Lazio -. Questa popolazione acquisisce miti, leggi e uno stile di vita accattati un poco ovunque, evolvendosi a metà dell’VIII secolo in una società “marziale”, dedita alla conquista di sempre più vasti territori … continua a leggere              Gli Etruschi (parte seconda)

Gli Etruschi (parte prima)

di Giovanni Caselli

Apogeo della civiltà etrusca
Apogeo della civiltà etrusca

Degli Etruschi dovremmo saperne assai più che non dei Liguri. Dico ‘dovremmo’ perché le fonti sono numerosissime, tuttavia quello che conosciamo dai testi e dai reperti archeologici è offuscato dal preconcetto di un mito nato addirittura nel XVI secolo quando Cosimo I, Granduca di Toscana si definì “nuovo Porsenna”, in riferimento al famoso re etrusco di Chiusi.

Il tema Etruschi si trascina dietro una massa di preconcetti e di vizi metodologici da rendere assai difficile una visione scientifica e disincantata del soggetto.

Spogliati dei miti, delle leggende e dei concetti astrusi che li riguardano, gli Etruschi continua a leggere                  Gli Etruschi (parte prima) 

L’eccidio di Lastra a Signa durante l’assedio di Firenze del 1529

Giovanni Stradano, L’assedio di Firenze (1555, Firenze Palazzo Vecchio, Sala di Clemente VII)

Nel 1529 le truppe dell’esercito di Carlo V assediavano Firenze. Dopo il Sacco di Roma e a seguito della pace siglata a Barcellona, l’imperatore si era riappacificato con papa Clemente VII; tra le clausole dell’accordo c’era quella di ristabilire la dominazione dei Medici a Firenze da dove erano stati cacciati ed era stata proclamata la Repubblica. In cambio il Pontefice lo avrebbe incoronato imperatore come di fatto avvenne l’anno successivo a Bologna. Firenze resistette a lungo all’assedio delle truppe imperiali finché il 12 agosto 1530, presso la chiesa di Santa Margherita a Montici fu siglata la resa.

Una delle prime tragiche battaglie combattute durante questa guerra fu quella di Lastra a Signa    … continua a leggere  L’eccidio di Lastra a Signa durante l’assedio di Firenze del 1529 

Napoleone e la coscrizione obbligatoria in Toscana

di Alessandro Ferrini

Soldati italiani nell’esercito d Napoleone (1810)

Il periodo turbolento tra gli ultimi decenni del XVIII secolo e i primi del XIX, che attraversò l’Europa dalla Rivoluzione Francese (1789) all’espansionismo napoleonico (1796 – 1814) e infine al Congresso di Vienna (1815), coinvolse anche il Granducato di Toscana governato dai Lorena dal 1737.
Dopo l’arrivo dei francesi a l’abdicazione del granduca Ferdinano nel1799 il governo della Toscana fu affidato alla casata dei Borbone di Parma fino al 1807 quando passò direttamente in mano francese. Il 10 dicembre di quell’anno entrava a Firenze un primo reparto agli ordini del generale Reille. Di lì a breve si arrivò alla riorganizzazione amministrativa e alla formale annessione all’Impero, ratificata con il Senatus Consulte Organique del 24 maggio 1808. Divenuta una provincia dell’Impero la Toscana fu governata prima da una giunta presieduta dal generale Menout finché, nel 1809, fu affidata a Elisa Bonaparte. Con l’annessione all’Impero la Toscana ereditò le strutture amministrative francesi, fu divisa in tre dipartimenti, quello dell’Arno, del Mediterraneo e dell’Ombrone, e venne stabilita la leva militare obbligatoria.

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Murlo di Vescovado: un castello tra la valle del Merse e dell’Ombrone senese

Murlo il borgo fortificato visto dall'alto: s'intuisce l'antico giro di mura, emerge il palazzo vescovile si vedono le due piazze e la chiesa di San Fortunato
Murlo il borgo fortificato visto dall’alto: s’intuisce l’antico giro di mura, emerge il palazzo vescovile si vedono le due piazze e la chiesa di San Fortunato

Risiede Murlo sopra un poggio dalla cui faccia orientale scorre il torrente Stile e dal lato opposto quello di Crevole entrambi tributarii alla destra del fiume Ombrone. Il Castello di Murlo in Vescovado è il locale più considerabile di tutto il distretto che fu ne’secoli trapassati dominio feudale dei Vescovi sanesi, ed era costà presso a Murlo nella rocca di Crevole dove si refugiavano que’ prelati allorché dissentivano dal governo della Repubblica e poi de’Granduchi questa contrada, dominata innanzi tutto dai conti dell’Ardenghesca, passasse nel 1151 in mano del vescovo Ranieri allora capo politico del governo di Siena”. (E. Repetti Dizionario

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I mulini della val di Merse: da mulino delle Pile a “Mulino Bianco”

I mulini della val di Merse: da mulino delle Pile a “Mulino Bianco”

Anche i mulini hanno una loro storia, più o meno interessante, più o meno documentata, ma il Mulino delle Pile ne ha una davvero speciale. Siamo in val di Merse e precisamente sulla strada che conduce a Massa Marittima, la SP 441 Massetana che, nei pressi di Chiusdino, ne incrocia una non asfaltata che conduce alla pieve di Luriano. Qui il fiume Merse compie un’ampia ansa ai piedi del Poggio della Badia.

In base alle documentazioni scritte il mulino risulta datato intorno alla metà del XVI secolo sebbene la struttura architettonica, con la presenza di un torrione, possa collocarlo in età medievale come probabile proprietà dell’abbazia di Serena che aveva acquistato vari mulini nella zona intorno al XIII secolo, ma nessuna dicitura indica in specifico il mulino delle Pile. … Continua    I mulini della val di Merse: da mulino delle Pile a “Mulino Bianco”