La via Fiorentina o del Monasteraccio o di Vallombrosa o della Verna

di Giovanni Caselli

Un tratto della strada da Firenze alla Verna

Attribuisco questo nome, ricavato dal Catasto preunitario della Toscana dove questa via è così definita in vari luoghi anche a grande distanza da Firenze. Altri nomi sono Via del Monasteraccio, Via di Vallombrosa, Via Vecchia della Verna ecc. Da anni conosco un sentiero con lunghi tratti lastricati in vario modo che iniziando dal cimitero di Paterno, presso la Via Vecchia Aretina, passa il confine comunale Bagno a Ripoli-Rignano in località Poggio Gorioli, poco a nord del passo di San Donato in Collina in un crocevia che le toponomastica chiama Poggio Crocifero. Qui questa via incrocia l’antichissima via di crinale che ho definito Via Tirrenica, nella sue variante che discende a Compiobbi dalle colline sopra Fiesole e precisamente da San Clemente. Su questo incrocio chi scrive ha rilevato tutto un sistema di antropizzazione che ad oggi non è stato completamente acquisito. Sul Poggio Crucifero furono raccolti frammenti di ceramiche etrusche e romane tra i quali terra sigillata decorata ed etrusco-campana.    … continua    La via Fiorentina o del Monasteraccio o di Vallombrosa o della Verna

Galleria immagini di Civitella Marittima

Veduta del panorama dalle mura di Civitella Marittima
Veduta del panorama

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La storia nei toponimi: tra Firenze e Sesto Fiorentino

di Salvina Pizzuoli

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Careggi, Cafaggio, Querceto, Ceppeto, Colonnata, Rimaggio, Pescina, Padule, toponimi familiari alle nostre orecchie e che sappiamo anche localizzare, ma la cui storia si perde in tempi lontani. Eppure a saperli “leggere” possono raccontarci in modo interessante fatti e avvenimenti ad essi riconducibili, ai loro nomi, perché di questo si tratta, di denominazioni nate dalla necessità di chiamare una realtà geografica e nello stesso tempo storica.

Siamo intorno al VI secolo d.C., all’arrivo dei Longobardi dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente; le campagne intorno alla città di Firenze, l’antica Florentia, soffrono l’abbandono e l’impaludamento ad opera delle acque che, scendendo dal monte, riconquistano quella pianura bonificata dalla centuriazione romana, fenomeno che resta indicato nei toponimi di Pescina o Padule, mentre i monti si ricoprono nuovamente di boschi fitti che si identificano nelle denominazioni Querceto, Ceppeto o Lecceto a seconda della tipologia arborea.    …  continua a leggere    La storia nei toponimi: tra Firenze e Sesto Fiorentino

Galleria foto di Montorsaio in Maremma

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Galleria foto Vetulonia e il Museo Archeologico

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A proposito del paesaggio toscano

Ambrogio Lorenzetti – Il Buongoverno (particolare)

Il paesaggio della via Francigena in Toscana e i bagni termali

La genesi del paesaggio classico

Il paesaggio toscano: le case coloniche

Il paesaggio agrario nella Toscana del Medioevo

Immagini di paesaggio agrario del Medioevo: miniature e dipinti

La casa colonica di collina: il Chianti e il Valdarno Superiore

Galleria foto: case coloniche delle colline Toscane

Alcune tipologie di capanne della Toscana rurale: capanna cilindro-conica

Alcune tipologie di capanne della Toscana rurale: capanna quadrangolare e capanna maremmana

Giganti di Toscana

Da Principina a Bocca d’Ombrone: un itinerario a piedi

Itinerario a piedi con partenza dalla spiaggia di Principina a mare (GR) all’altezza di viale Tirreno e arrivo a Bocca d’Ombrone (percorso di circa 4 km, si consigano scarpe chiuse o sandali)

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I “porti fluviali” di Grosseto

La pianura di Grosseto e la foce dell’Ombrone (sec. XVII)

Nonostante la relativa lontananza dalla costa la città di Grosseto ha avuto nei secoli passati uno sbocco al mare. La fortezza di Grosseto sorse poco prima dell’anno 1000 dopo che Roselle (distante circa 8 km) venne distrutta dai saraceni nel 935. Inizialmente feudo degli Aldobrandeschi passò poi al comune di Siena nel 1336. Venuta in mano ai Medici dopo l’occupazione dei territori di Siena nel XVI secolo, Grosseto assunse notevole importanza come baluardo difensivo, fu migliorata la strada che univa la fortezza a Siena e furono intrapresi lavori di bonifica del territorio.

Nella seconda metà del secolo XVIII i Lorena potenziarono i lavori di bonifica e intrapresero importanti opere idrauliche sul fiume Ombrone. Già agli inizi del XVII secolo la fortezza di Grosseto era collegata al mare mediante una via d’acqua, detta “Fosso Navigante”, la quale, partendo dalla steccaia del Berrettino sul fiume Ombrone a S-E della fortezza, si manteneva sul bordo meridionale del grande padule di Castiglione della Pescaia fino a giungere all’ omonimo porto-canale.     …   continua a leggere     I “porti fluviali” di Grosseto

Fiumi e porti fluviali nell’antica Toscana

Disegno di un barchetto, un navicello di 7-10 metri per la navigazione fluviale

La navigazione fluviale nell’antica Toscana

Lungo l’Arno: dal castello di Malmantile al porto fluviale di Brucianesi

Signa medievale: tre porti e un ponte

I “porti fluviali” di Grosseto

Porto di Motrone di Versilia

La valle dell’Arno dalle origini al 1333

Firenze e l’Arno: un rapporto difficile

Empoli e l’Arno: dalle origini al 1333

Pisa e l’Arno: storia e geografia di un antico sistema portuale

Un ponte mediceo a Cappiano

I “terreni ardenti” di Pietramala

di Alessandro Ferrini

Pietramala in una cartolina degli anni cinquanta

Pietramala è un paese dell’Appennino, situato tra il passo della Futa e quello della Raticosa lungo la SS65, la via Bolognese che il granduca Leopoldo di Toscana riedificò sui tratti degli antichi percorsi di cui si ha notizia già in epoca romana e che fin dai tempi più antichi univano l’Italia centro occidentale alla Pianura padana.

Scrive Emanuele Repetti nel suo Dizionario:

Villaggio con chiesa plebana (S. Lorenzo) e una dogana di frontiera di terza classe a circa 4 miglia toscane a maestrale di Firenzuola […] tra la dogana delle Filigare, l’albergo del Covigliajo o i così detti fuochi di Pietramala. […] Se il nome di Pietramala le sia derivato dalla qualità del sasso, o da qualcuna delle antiche pietre migliari della via che probabilmente nei contorni di Pietramala valicava l’Appennino per seguitare il cammino verso Bologna, mancano indizi da potervi appoggiare una plausibile congettura.

E a proposito dei “fuochi di Pietramala”:

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