Il destino di uomini, città e della nazione etrusca attraverso cicli, saecula e prodigi

di Michele Zazzi

Sacerdoti etruschi (lastra etrusca in terracotta dipinta)
Sacerdoti etruschi (lastra etrusca in terracotta dipinta)

Per gli Etruschi anche la vita degli uomini, delle città e dell’intera nazione aveva un tempo stabilito dal destino. Nei Libri Fatales, parte dell’antica Etrusca Disciplina, erano contenute le norme che regolavano questo rapporto fra il fatum, l’intervento degli dei e la possibilità, attraverso specifici rituali, di rinviare entro certi limiti ciò che era stato predeterminato.

Le fonti romane ci hanno tramandato una concezione del tempo estremamente affascinante: la vita umana suddivisa in cicli di sette anni, le città dotate di un proprio saeculum e, soprattutto, la convinzione che la stessa civiltà etrusca fosse destinata a durare dieci saecula, la cui successione sarebbe stata annunciata da prodigi celesti e altri segni interpretati dagli aruspici.

Una dottrina che intreccia religione, storia e concezione ciclica del tempo e che, secondo alcune interpretazioni, presenta una sorprendente corrispondenza con l’effettiva durata storica della civiltà etrusca.

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