I “libri fatales” nella Etrusca disciplina

Il destino di uomini, città e della nazione etrusca attraverso cicli, saecula e prodigi

di Michele Zazzi

Sacerdoti etruschi (lastra etrusca in terracotta dipinta)
Sacerdoti etruschi (lastra etrusca in terracotta dipinta)

Per gli Etruschi anche la vita degli uomini, delle città e dell’intera nazione aveva un tempo stabilito dal destino. Nei Libri Fatales, parte dell’antica Etrusca Disciplina, erano contenute le norme che regolavano questo rapporto fra il fatum, l’intervento degli dei e la possibilità, attraverso specifici rituali, di rinviare entro certi limiti ciò che era stato predeterminato.

Le fonti romane ci hanno tramandato una concezione del tempo estremamente affascinante: la vita umana suddivisa in cicli di sette anni, le città dotate di un proprio saeculum e, soprattutto, la convinzione che la stessa civiltà etrusca fosse destinata a durare dieci saecula, la cui successione sarebbe stata annunciata da prodigi celesti e altri segni interpretati dagli aruspici.

Una dottrina che intreccia religione, storia e concezione ciclica del tempo e che, secondo alcune interpretazioni, presenta una sorprendente corrispondenza con l’effettiva durata storica della civiltà etrusca.

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Le divinità degli Etruschi

Le divinità etrusche

Tomba dei Leopardi, situata nella Necropoli di Tarquinia (particolare)

Livio definiva il popolo di Veio di gran lunga il più religioso  eo magis dedita religionibus, quod excelleret arte colendi eas (Ab Urbe condita, V, 1). Gli Etruschi furono sicuramente tra i popoli italici i primi a costruire un’immagine antropomorfa degli dei, probabilmente influenzati dai contatti con il mondo greco.

Il loro Pantheon era presente nel cielo, nel mare, nella terra e sottoterra come risulta nel fegato di Piacenza, dove sono iscritte le divinità entro sedici caselle; gli Etruschi suddividevano il cielo in sedici regioni dentro le quali abitavano gruppi di divinità.   … continua a leggere    Il Pantheon degli Etruschi

 

Il Pantheon degli Etruschi

Le divinità etrusche

Livio definiva il popolo di Veio di gran lunga il più religioso  eo magis dedita religionibus, quod excelleret arte colendi eas (Ab Urbe condita, V, 1). Gli Etruschi furono sicuramente tra i popoli italici i primi a costruire un’immagine antropomorfa degli dei, probabilmente influenzati dai contatti con il mondo greco.

Il loro Pantheon era presente nel cielo, nel mare, nella terra e sottoterra come risulta nel fegato di Piacenza, dove sono iscritte le divinità entro sedici caselle; gli Etruschi suddividevano il cielo in sedici regioni dentro le quali abitavano gruppi di divinità.   … continua a leggere    Il Pantheon degli Etruschi

 

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Le divinità etrusche

Livio definiva il popolo di Veio di gran lunga il più religioso  eo magis dedita religionibus, quod excelleret arte colendi eas (Ab Urbe condita, V, 1). Gli Etruschi furono sicuramente tra i popoli italici i primi a costruire un’immagine antropomorfa degli dei, probabilmente influenzati dai contatti con il mondo greco.

Il loro Pantheon era presente nel cielo, nel mare, nella terra e sottoterra come risulta nel fegato di Piacenza, dove sono iscritte le divinità entro sedici caselle; gli Etruschi suddividevano il cielo in sedici regioni dentro le quali abitavano gruppi di divinità.   … continua a leggere    Il Pantheon degli Etruschi

 

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Le divinità etrusche

Livio definiva il popolo di Veio di gran lunga il più religioso  eo magis dedita religionibus, quod excelleret arte colendi eas (Ab Urbe condita, V, 1). Gli Etruschi furono sicuramente tra i popoli italici i primi a costruire un’immagine antropomorfa degli dei, probabilmente influenzati dai contatti con il mondo greco.

Il loro Pantheon era presente nel cielo, nel mare, nella terra e sottoterra come risulta nel fegato di Piacenza, dove sono iscritte le divinità entro sedici caselle; gli Etruschi suddividevano il cielo in sedici regioni dentro le quali abitavano gruppi di divinità.   … continua a leggere    Il Pantheon degli Etruschi