Tabula Peutingeriana – Tratto della via Emilia da Bononia a Placentia (Clicca sull’immagine per ingrandire)

La Via Aemilia ricalca una pista pedemontana che nasce dal collegamento di centri in fase di urbanizzazione ai terminali dei crinali secondari dell’Appennino del versante padano-adriatico. L’Appennino Emiliano-romagnolo offre una struttura di crinali ‘a pettine’: dallo spartiacque principale discendono parallelamente i crinali secondari, ai loro terminali in pianura si sviluppano centri agricoli che sfruttano il fertile suolo alluvionale e comunicano con la direttrice della dorsale appenninica. Con la crescita di questi insediamenti tutto il pedemonte è bonificato e intensamente coltivato, per cui si sviluppa la direttrice di ‘controcrinale’, la parallela della dorsale appenninica lungo il pedemonte. La prima rimane principalmente dominio dei pastori, la seconda essenzialmente degli agricoltori.

Da Rimini a Piacenza la Via Emilia costituisce tutt’ora l’asse principale della viabilità fra il Po e gli Appennini. Marco Emilio Lepido, nel 187 a.C. decise che l’antica strada, che era stata adottata anche dagli Etruschi e poi dai Galli, sarebbe andata bene anche alle armate e ai mercanti di Roma qualora fosse stata riattata e lastricata. La piazzaforte di Ariminum era stata stabilita nel 268 a.C. e la colonia di Placentia dedotta la prima volta nel 218 a.C.

Bononia, in mezzo alle due era stata fondata nel 189 a.C., sull’antichissima città etrusca di Felsina, poi dei Galli Boi. Lo scopo della costruzione della Via Aemilia fu strategico: sottomettere i Galli Boi, che erano stati alleati di Annibale e soggiogare gli indomabili Liguri il cui territorio comprendeva l’Emilia occidentale e l’Appennino fino alla Lunigiana, migliorando le comunicazioni. L’attacco contro i Liguri ebbe successo tramite un accerchiamento: la Via Aurelia consentiva di raggiungere il territorio direttamente da sud e la Via Aemilia da ovest.

La Via Flaminia, che collegava Roma alla Via Aemilia a Rimini, fu tagliata fuori con una via militare, senza nome, costruita dal console Caio Flamino stesso fra Arretium e Bononia. La strategia fu efficace e il risultato fu la deduzione delle nuove colonie di Luca, nel 180 a.C. a sud dell’Appennino, e Parma e Mutina, a nord, nel 187 a.C..

Tutto il territorio fra il Po e gli Appennini fu organizzato in funzione delle Via Aemilia che divideva la parte montana dalla parte in pianura e lungo la quale erano situati tutti gli emporii e i centri amministrativi.

Cippo miliario custodito nel museo di Reggio Emilia

La via fu restaurata da Augusto il quale portò il capolinea occidentale della via al Trebbia, come attestano le iscrizioni sui cippi miliari augustei; ciò accadde con il restauro della vecchia Via Postumia che originariamente univa Genua e Vada Sabatia alla lontana Aquileia, traversando la Padana in tutta la sua lunghezza. Oltre a essere il terminale delle Via Aemilia, il Trebia, 10 km a ovest di Placentia, divenne il punto di partenza della Via Iulia Augusta, ottenuta tramite il riattamento della rimanente Via Postumia e della Via Aemilia Scauri, che conduceva in Gallia lungo il litorale ligure.

Una strada di controcrinale, che scorre lungo un pedemonte, ha bisogno di numerose opere di ingegneria per ottenere un fondo livellato, sicuro e percorribile in ogni stagione: i coni di deiezione devono essere tagliati, le depressioni impaludate riempite con terrapieni e i numerosissimi corsi d’acqua a regime torrentizio, dai larghi greti, forniti di lunghi e robusti ponti.

Resti del ponte romano a Fidenza

Della Via Aemilia non sopravvive che il Ponte di Tiberio ad Ariminum, ma vi sono ancora i resti dei numerosi altri ponti e dei terrapieni. I ponti di Parma e quello di Fidentia sul torrente Stirone, sono oggi all’asciutto in quanto i due torrenti hanno cambiati corso.

Vi sono testimonianze storiche per i numerosi terrapieni che sostenevano la Via nelle areee soggette a impaludamento   (Cic., Ad Fam., X, 30).

La Via Emilia attuale ricalca pressoché l’antica, con l’eccezione di due sezioni: fra Savignano sul Rubicone e Santa Cristina e fra Modena e il fiume Secchia. Quest’ultimo tratto è difficile da ritracciare in quanto i resti sul terreno non sono al momento sufficienti e le fonti storiche controverse.

Resti del selciato della via Emilia ritrovati nel centro di Bologna

A Bologna, nel sottopassaggio stradale all’angolo di Strada Maggiore e Via del Luzzo, due metri sotto il piano stradale attuale, si vede un tratto lastricato dell’originale Via Aemilia. In Aemilia, come in quasi tutto il mondo romano al di fuori dell’Italia centrale, solo in città e subito fuori le strade sono lastricate, in aperta campagna esse erano inghiarate o acciottolate. A Bologna i ‘basoli’ sono di trachite importata dal Veneto.

di Giovanni Caselli

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