Dal granducato dei Medici a quello dei Lorena

La modernizzazione della Toscana

Carta del Granducato con le principali strade (1843)

I tentativi di Cosimo III dei Medici di assicurare la discendenza alla figlia Anna Maria Luisa, elettrice palatina, non ebbero successo e dopo il poco lusinghiero governo di Giangastone (1723-1737), il governo della Toscana passò alla famiglia dei Lorena. Ramo cadetto degli Asburgo d’Austra, secondo quanto deciso nella pace di Vienna che pose fine alle guerre di Successione.

Così il Repetti descrive le condizioni della Toscana all’arrivo dei Lorena: Abusi moltissimi nella pubblica amministrazione; leggi civili improvvide, intricate, parziali; contese perpetue di giurisdizione; procedura dispendiosa; ingiusti giudizj; pene eccessive e crudeli nel sistema criminale; poca sicurezza personale; asili sacri pieni di malfattori; commercio mal favorito; agricoltura in abbandono; possessioni mal ripartite; fidecommissi inceppati; patrimonio ecclesiastico troppo vasto e troppo immune; una caterva di feudatarj; da ogni parte bandite signoriali e comunitative; coloni troppo poveri; dogane intermedie ad ogni passo; dazj onerosissimi, e un debito pubblico di circa 65 milioni di lire toscane

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I Lorena e la via Bolognese

di Alessandro Ferrini

Parte settentrionale del Granducato in una carta del 1781 (clicca sull’immagine per ingrandirla)

La politica infrastrutturale dei Lorena tese a stabilire collegamenti efficienti non solo all’interno del Granducato, ma anche con gli stati confinanti, per favorire gli sbocchi commerciali verso l’Adriatico e i mercati dell’Italia settentrionale e garantire al contempo a Vienna uno sbocco sul Mar Tirreno attraverso il porto di Livorno, uno dei più attivi del Mediterraneo. In particolare un collegamento veloce fra Bologna e Firenze rispondeva anche all’esigenza di un percorso agevole e sicuro fra la Toscana e l’Austria per gli spostamenti dello stesso Granduca. Da qui il massiccio intervento di costruzione di strade che attraversassero agevolmente i passi dell’Appennino, strade che all’epoca erano ridotte in certi punti a sentieri e mulattiere difficili da transitare anche con buone condizioni meteorologiche. Era un programma arduo da realizzare sia sul piano tecnico, perché si trattava di costruire carrozzabili su un territorio impervio e ricco di corsi d’acqua da attraversare, sia sul piano politico perché gli Appennini rappresentavano anche un confine naturale con gli stati limitrofi spesso poco propensi a far attraversare il loro territorio da nuove strade; in primis lo Stato della Chiesa, di cui Bologna e il suo territorio facevano parte, che concesse i permessi solo dopo lunghe ed estenuanti trattative. … continua a leggere I Lorena e la via Bolognese