da Guido Carocci Firenze scomaparsa. Ricordi storico artistici, Firenze 1897

Vicolo della Seta, chiamato oggi di Capaccio con lo stemma sulla porta d’ingresso

“È l’ultimo dei lavori di allargamento di strade importanti e non è ancora compiuto. Non si tratta però che dell’ampliamento irregolare e parziale di quest’antica strada che ebbe nome da una porta o postierla del secondo cerchio delle mura di Firenze, porta che servì poi come stemma all’Arte della Seta che qui e attorno ebbe la maggior parte delle botteghe de’ suoi artefici (L’arte della Seta alla quale erano pure ascritti li orafi, aveva la sua sede, ricca di artistiche decorazioni nel non lontano vicolo della Seta, chiamato oggi di Capaccio). Stretta, tortuosa era tra le strade che maggiormente serbavano l’originalità del carattere fiorentino del medioevo, fiancheggiata da alte torri e da palazzi dalle brune facciate di pietra.


Palazzo Davanzati

Oggi di questi palazzi medioevali uno solo ne sussiste ed è fra i più belli e più importanti di Firenze: il palazzo fabbricato dai Davizi ed appartenuto per il corso di tre secoli alla famiglia Davanzati. E uno dei tipi più completi e più tipici dell’architettura fiorentina del periodo tra il XIV e il XV secolo ed ai pregi stilistici della maestosa facciata corrispondono quelli del singolarissimo cortile. D’epoca più moderna, ma di importanza artistica rilevantissima, sono pure le facciate dei due palazzi dei Bartolini-Salimbeni: uno che ha la fronte principale sulla Piazza di S. Trinita et può considerarsi come il primo saggio, il primo tentativo d’uno stile nuovo che sostituiva nelle finestre l’architrave piano agli archi, un tentativo che fruttò a Baccio d’Agnolo le critiche più acerbe de’ suoi concittadini; l’altro colla facciata retta dagli sporti, bene adorni e di forme elegantissime, ma ispirato nel resto allo stile del tempo e che Baccio aveva seguito nella costruzione di altri palazzi fiorentini.
Il primo di quei palazzi l’avevano edificato i Bartolini sulle case che furono in antico dei Soldanieri e degli Squarciasacchi. La famiglia de’ Soldanieri che fu una delle più antiche e più illustri di Firenze possedeva in questa parte della città un gran numero di case e palazzi dietro i quali passava una stradella che da loro s’intitolava e che è oggi in parte rappresentata dal Vicolo degli Altoviti. Nelle fazioni avendo seguito la parte Ghibellina, i Soldanieri decaddero dall’antica potenza e andarono esuli in varie parti d’Italia.

Palazzo Monaldi e la torre Monalda


Il secondo, quello dov’è l’Albergo di Porta Rossa, era stato in origine dei Monaldi e tuttora si vede sollevarsi al disopra della fabbrica l’alta e massiccia torre che fu di quella cospicua famiglia e che portava il nomignolo di Rognosa (*). Dall’opposto lato della via, la demolizione si arresta ad una torre gigantesca, altissima tuttora per quanto essa pure sia stata scapezzata e che serba ancora il tipo tutto speciale delle porte e delle finestre antichissime: la torre dei Foresi.

La torre dei Foresi a destra e la torre Monalda in alto a sinistra

Sussistono ancora, si può dire per pochi giorni, due palazzetti di un pregio artistico indiscutibile: uno ha il tipo comune alle fabbriche del XIV secolo, colle finestre a porzione di cerchio e il basamento ad archi a sbarra e bozze di pietra: il palazzo che fu dei Cocchi-Compagni, da’ quali l’ebbero in eredità i Capitani di Or S. Michele. L’altro ha una importanza anche maggiore, perché di quel carattere non esiste, in proporzioni minori, però, che un altro esempio in una casa poco distante di quì lungo l’antico vicolo de’ Davanzati, oggi soppresso: ha le finestre bifore con archi di sesto acuto, con un pilastrino smussato sugli angoli e senza capitello: era il più antico palazzo dei Davanzati, come dei Davanzati era l’altra casa di stile congenere che forse potrà essere risparmiata alla generale rovina, (Il torrione gigantesco, oggi in demolizione, posto dallo stesso lato, fu dei Cosi, poi dei Guglielmi setaioli.

Fra Pellicceria e Calimala era un gruppo di fabbriche di solidissima costruzione e di un tipo congenere, mantenuto in parte fino agli ultimi anni ed in parte guasto ed alterato da moderne superfetazioni e riduzioni. V’erano palazzi e case ed in uno spazio relativamente angusto sorgevano nientemeno che sei torri: palazzi e torri appartennero ai Cavalcanti, ai Siminetti, ai Bostichi, ai Benzi, ai Della Sannella, ai Nobili e fra le torri una ne sussisteva di faccia alla loggia di Mercato Nuovo, quella de’ Siminetti, mentre altre, tra le quali una chiamata la torre piena, s’innalzavano tra le casupole di quell’andirivieni di oscuri vicoletti che attraversavano quest’isola di fabbricato. Ora di tutte queste fabbriche contro la maschia solidità delle quali hanno picchiato per mesi ed anni i martelli demolitori, non restano che il ricordo. È una debole speranza quelle di conservare almeno un solo esempio di questo tipo architettonico, perché fra i progetti in corso di studio per il nuovo edificio della Biblioteca Nazionale* che si spera di erigere in questa località, c’è anche quello d’incorporare tutte la fabbriche fino a Via Monalda) pochi rilievi e studi fatti fare dalla commissione storica artistica comunale.”


(*) Il nomignolo relativo alla torre si lega presumibilmente all’essere trascurata, sporca o con il rivestimento in pietra particolarmente sciupato

*Durante il periodo granducale la Biblioteca aveva sede, come molti uffici pubblici, agli Uffizi. Dopo l’unità e il  trasferimento della capitale a Firenze nel 1865 iniziarono le ipotesi di trasferire la biblioteca in spazi più adatti: nel 1892 fu presentato un progetto per situarla in un’area nei pressi di piazza dell’Oglio; un altro progetto ipotizzò lo spostamento in un edificio situato tra via Vacchereccia e Por Santa Maria, successivamente un terzo progetto, quello cui si riferisce Guido Carocci, avrebbe voluto collocarla tra via Pellicceria, via Porta Rossa e via dei Sassetti. Nel 1902, individuata l’area accanto alla chiesa di Santa Croce, nel luogo dove si trovava una caserma dei cavalleggeri, fu bandito un concorso per la sua progettazione e nel 1935 fu finalmente inaugurata la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.

Aggiungiamo:

Lungo Via di Porta Rossa, oltre il Mercato Nuovo, procedendo verso Via Calzaioli, a destra in alto una targa marmorea ricorda l’opera pregevole di Bernardo Cennini

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