Ovvero la descrizione della costa dell’Etruria fra realtà e leggenda.

L’articolo è tratto da Giovanni Caselli, Viaggio nell’Italia romana.

Strabone fu un geografo e storico greco vissuto nel I° secolo a.C. autore della Geografia, monumentale opera descrittiva delle regioni europee e mediterranee.

Il territorio dell’Etruria secondo la ripartizione di Ottaviano comprendeva la parte che Strabone chiama Tyrrhenia (clicca sull’immagine)

Dicono che la lunghezza massima della Tyrrhenia -la costa da Luna ad Ostia- sia di di 2500 stadi (nell’antica Grecia lo stadio corrispondeva alla lunghezza di 600 piedi, nel sistema attico era uguale a 177,60 m, nell’alessandrino e a Roma a 184,85 m n.d.r.), la sua larghezza (dalle montagne al mare) meno di metà della lunghezza. Da Luni a Pisa la distanza è superiore a 400 stadi; da qui a Volterra 280 e da qui a Populonium 270; da Populonium a Cosa quasi 800, ma alcuni dicono 600. Polibio, tuttavia, dice che in totale (da Luna a Cosa) vi siano addirittura 1330 stadi.

Di queste città, prediamo per prima Luna: è una città e anche un porto, i Greci chiamano la città e il porto “Porto di Selene”. La città non è però grande, ma il porto è sia grande che molto bello, siccome racchiude in sé diversi porti, tutti profondi fino alla costa -un posto naturalmente adatto come base per un popolo che è stato padrone di un sì grande mare per così a lungo.

Il porto è chiuso da ogni parte da alte montagne dalle quali si può osservare l’altomare, vedere la Sardegna (forse Strabone voleva dire la Corsica) e lunghi tratti della costa da ogni lato. La cave di marmo, sia bianco che striato e grigio bluastro, sono così numerose di tale qualità (danno lastroni monolitici e colonne), che il materiale per la maggior parte delle grandi opere d’arte a Roma e nelle altre città, viene da qui.

Tabula Peutingeriana Pisa Lucca Luni

Il marmo è anche facile da esportare, siccome le cave sono situate in alto vicino al mare, e il Tevere, a sua volta, consente di trasportare i carichi fino a Roma. Anche il legname da costruzione, in travi dritte e lunghissime, proviene principalmente dalla Tyrrhenia; grazie al fiume, (Serchio) questo può venir trasportato direttamente giù dalle montagne.

Fra Luna e Pisa è la Macras (Magra), che molti storici considerano il confine fra Tyrrhenia e Liguria. Per quanto riguarda Pisa, fu fondata da quei Pisati che vivevano nel Peloponneso, che presero parte nella spedizione per Ilium (Troia), con Nestore e si persero durante il viaggio di ritorno, alcuni finirono a Metapontium, altri nel territorio di Pisa; tutti erano chiamati Pylians. Pisa è situata in mezzo alla confluenza di due fiumi, l’Arnus e l’Ausar (Serchio); il primo dei quali proviene da Arretium con grandi quantità d’acqua (non in un solo corso ma in tre rami), il secondo dagli Appennini. Quando i due fiumi si uniscono a formare un solo corso, essi si innalzano a tal punto, grazie al mutuo contributo, che due uomini sulle sponde opposte non vedono l’un l’altro, perciò i viaggi entroterra dal mare sono difficili; la lunghezza di un tale viaggio è di circa 20 stadi.

Si narra la seguente favola: quando questi fiumi iniziarono a fluire giù dalle montagne, il loro corso veniva impedito dai nativi che temevano i due fiumi si unissero in un solo corso e allagassero in paese, i fiumi promisero di non straripare e mantennero la loro promessa.

Si ritiene che Pisa fosse un tempo una città prospera, ma anche adesso non è sottovalutata, grazie alla fertilità della sua terra, le sue cave di pietra e il suo legname per i cantieri navali. Nei tempi antichi si usava quest’ultimo materiale per difendersi dai pericoli del mare (I pisani erano più propensi alla guerra dei Tyrrheni e il loro spirito combattivo venne accentuato dai Liguri, i cattivi vicini che vivono accanto a loro), attualmente il legname viene usato per gli edifici di Roma e anche per le ville, oggi che la gente si costruisce palazzi di munificenza persiana.

Il territorio dei Volterrani è bagnato dal mare e la loro città è situata su un profondo precipizio. Su questo precipizio si innalza un’alta collina, che è scoscesa su ogni lato e piatta sulla sommità ed è su questa collina che si trovano le mura della città. La salita dal fondovalle alla cima è lunga 15 stadi, una salita ripidissima per tutto il percorso e difficile da superare. E’ qui che parte dei Tyrrheni e gli altri assoldati da Silla si riunirono e organizzatisi in quattro battaglioni resistettero un assedio per due anni, ma anche allora si ritirarono dal luogo solo grazie a una tregua.

Populonium è situata su un alto promontorio che s’innalza bruscamente sul mare formando una penisola. Anche qui fu resistito un assedio circa nello stesso periodo di quello di Volaterrae. Adesso, anche se la città è abbandonata, con l’eccezione dei templi e poche case, la città portuale, che ha un piccolo porto e due moli ai piedi della montagna, è più popolata. Secondo me questa è l’unica città dei Tyrrheni che fosse situata sul mare stesso. Io ritengo che ciò sia dovuto alla scarsezza di porti -il motivo per cui i fondatori evitavano del tutto il mare, oppure vi operavano difese era per evitare di esporsi, facili prede, a qualunque predatore che potesse giungere dal mare. Sotto il promontorio vi è una stazione per l’osservazione dei tonni.

Guardando dalla città si può scorgere, anche se a grande distanza e con difficoltà, l’isola di Sardo (Sardegna) e, più vicina, l’isola di Cyrnus (Corsica), circa 60 stadi da Sardo; più chiaramente di queste si vede l’isola di Aethalia (Elba). Aethalia è più vicina alla costa, vi dista soltanto 300 stadi, la stessa distanza fra essa e Cyrnus. Questo luogo è il miglior punto di partenza per le tre sopraddette isole. Io stesso vidi queste isole quando salii a Populonium, e vidi anche alcune miniere esaurite in campagna. Vidi anche la gente lavorare il ferro che giunge da Aethalia, il quale non può essere fatto giungere fuso nelle fornaci dell’isola; viene invece portato dalle miniere alla terraferma allo stato di minerale.

Elba (1821)

Questa non è l’unica cosa straordinaria su questa isola, vi è il fatto che il minerale scavato, col tempo, ricresce, come accade con i filoni di pietra di Rodi, i marmi di Paros e, secondo Cleitarchus, il salgemma dell’India.

Eratostene sbaglia quando dice che né Cyrnus né Sardo sono visibili dalla costa e così sbaglia Artemidoro quando dice che ambedue le isole si trovano in altomare a 1200 stadi di distanza. Anche supponendo che alcuni fossero in grado di vederle a una tale distanza, esse non sarebbero state viste da me, ossia non le avrei viste così chiaramente, in particolar modo Cyrnus. In Aethalia esiste un Portus Argos, dalla nave Argo’, così dicono. Quando Giasone, così va la storia, cercava la dimora di Circe, siccome Medea voleva vedere la dea, navigò fino a questo porto e le grattature degli strigilli (Lo strigile – in greco στλέγγις – era uno strumento in metallo impiegato nell’antichità, alle terme o in palestra, per detergere dal corpo la mistura di olio e polvere usata per pulirsi. Tale pratica restò in auge fino alla diffusione del sapone, di origine barbarica, avvenuta nella tarda antichità n.d.r.) degli Argonauti, si congelarono formando que ciottoli variegati che ancor oggi lì si trovano. Tali storie mitiche sono una prova di ciò che ho detto fin’ora: cioè che Omero non inventò nulla, ma udì queste storie narrate molte volte, egli non fece altro che ingigantire i fatti e aumentare le distanze. Così come egli ambientò la storia di Odisseo nell’oceano, ugualmente egli ambientò il suo Giasone nello stesso luogo in quanto viaggi in questi luoghi avevano avuto effettivamente luogo sia all’epoca di Giasone che all’epoca di Odisseo -così come in quella di Menelaus.- Questo è quanto, per l’isola di Aethalia.

Le isole dell’Arcipelago (1847)

Le isole sono chiaramente visibili da qualsiasi parte del territorio fra Populonium e Pisa; esse sono oblunghe e quasi parallele, esse puntano verso il sud e la Libia. Aethalia, tuttavia, è molto più piccola delle altre.

Il passaggio più breve dalla Libia a Sardo, secondo il Corografo, è di 300 miglia.

Cosa, il paesaggio dall’Acropoli

Dopo Populonium viene Cosa, una città situata sopra il livello del mare; ossia, vi è un’alta collina alla testa di un golfo e l’insediamento sorge su di essa, sotto vi è il Porto di Eracle, vicino vi è una laguna e, lungo il promontorio sovrastante il golfo, una stazione per l’osservazione dei tonni. Lungo la costa i tonni non seguono solo i balani, ma anche le murex, iniziando il viaggio al largo e andando a volte fino in Sicilia.

Ecco le isole del Tirreno viste da Plino il Vecchio:

Nel Mar Ligure, ma adiacente al Toscano, è l’isola di Corsica, detta Cyrnon dai Greci. Da nord a sud è lunga 150 miglia e larga in vari punti 50 miglia; il suo perimetro misura 325 miglia. Giace a 62 miglia dalle Secche di Volterra (veramente sono 90 miglia, n.d.r.), contiene 32 città e le colonie di Mariana, fondata da Caio Mario, e Aleria fondata da Silla quando fu dittatore.

Giannutri (1830)

Più vicina alla costa è Oglasa (Montecristo) ed entro questa, a 60 miglia dalla Corsica, vi è Planasia, così detta dal suo aspetto, siccome è al livello del mare e quindi pericolosa per i vascelli. Poi è La Gorgona, più grande, e Capraria, il cui nome greco è Aegilion, poi Giglio e Gianutro, in greco Artemisia, tutte e due di fronte a Cosa, poi Barpana, Menaria, Columbaria (Palmaiola e altre isole minori), Venaria, poi Elba con le sue miniere di ferro: un’isola di 100 miglia di perimetro a 10 miglia da Populonium, chiamata Aethalia dai Greci. La distanza fra Aethalia e Planasia è di 28 miglia.