Castello di Talamone costruito in epoca mediavalesui resti d’un ediificio etrusco-romano (foto dei primi del Novecento)

Nel 1888, durante gli scavi per la costruzione di una fortificazione militare sulla cima del colle di Talamonaccio, vennero alla luce i resti dell’antica città etrusca. Ecco quanto racconta il Gamurrini, uno degli studiosi che iniziò le indagini archeologiche: la cima del poggio di Talamonaccio era al tempo etrusco romano occupata da una piccola città la quale dalla parte di sud-est sovrastava alla via Emilia e alla foce del fiume Osa, ed a ponente al porto e seno marino. Era cinta da un doppio giro di mura senza calce, ora quasi tutte disfatte e ricoperte dalla terra: il primo esterno di circa un chilometro, l’altro interno a breve distanza da quello. Le case frequenti con pareti di mura e con pavimenti a smalti di calce, al modo e misura romana. Fiorì, come si argomenta dalla sotto stante necropoli, nel secolo terzo secolo a.C. e forse era sorta poco prima. (Notizie degli Scavi di Antichità, anno 1888).

Resti del tempio etrusco sul colle di Talamonaccio

In realtà la zona fu abitata fin da tempi antichissimi, come attestano i vari toponimi. Conosciuta col nome di Telamòn dai Greci diviene Tlamun in epoca etrusca e Talamo dai romani la cui importanza crebbe anche per la sua vicinanza alla via Aurelia.

Il suo porto fu sempre punto di riferimento per la navigazione costiera ma la sua fama in epoca romana è anche legata alla celebre battaglia che vi si svolse nel 225 a.C. combattuta dall’esercito consolare romano contro una coalizione di Celti che comprendeva le tribù dei Boi, dei Senoni, dei Taurini e degli Insubri ai quali si unirono anche i Gesati di provenienza transalpina.

Resti del Frontone del tempio etrusco di Talamonaccio (Museo archeologico di Firenze)

Polibio racconta che per questa battaglia si riunirono 50.000 fanti e 25.000 cavalieri. L’esercito alleato era superiore di numero a quello romano composto da quattro legioni al comando dei consoli Gaio Attilio Regolo e Lucio Emilio Papo, cui si erano aggiunti contingenti alleati sabini ed etruschi.

La battaglia, di cui lo storico Polibio ci ha lasciato una fedele descrizione, ebbe luogo nella pianura chiamata Campo Regio, fra il torrente Osa e il fosso dell’Albignaccia nei pressi dell’odierna Fonteblanda. Circa 40.000 Celti furono uccisi e altri 10.000 fatti prigionieri, tra questi Concolitano uno dei loro re, l’altro, Aneroesto, riuscì a fuggire con pochi seguaci.

La discesa della coalizione dei Celti verso Roma

Nel 1913, durante i lavori per la nuova linea ferroviaria, fu scoperta sulla destra dell’Osa una vasta necropoli probabilmente contenenti i resti dei soldati morti durante la sanguinosissima battaglia. Gli scheletri giacevano a poca profondità, ammassati senza ordine. Molti presentavano evidenti segni di fratture ossee da corpo contundente; si trattava di una fossa comune destinata alla sepoltura dei Celti sconfitti. Interessante anche il ritrovamento di un elemento femminile, i Gesati infatti scesero in Italia con le mogli.

La storia di Talamone in epoca romana annovera altre vicende importanti: tra queste lo sbarco di Tiberio Gracco di ritorno da Numanzia nel 137 a.C. e quello di Caio Mario di ritorno dall’esilio africano nell’87 a. C.; dopo aver lanciato dal poggio di Talamonaccio il suo demagogico proclama esaltante la libertà e la giustizia, il vincitore dei Cimbri e dei Teutoni, marciò su Roma alla testa dei soldati arruolati in Mauretania e dei volontari accorsi da vari paesi dell’Etruria.

Mario e Silla

A causa di questo involontario appoggio a Caio Mario Talamone fu poi devastato e saccheggiato nell’82 dall’esercito di Silla che aveva sconfitto e ucciso il rivale.

A questo link la pagina dello storico Polibio che, come abbiamo detto, narra in maniera chiara e dettagliata le fasi e lo svolgimento della battaglia di Talamone.