Lo scontro fra Guelfi e Ghibellini del 29 agosto 1315

Filippo I d’Angiò e Uguccione della Faggiola (illustrazione del XIV secolo)

Agli inizi del XIV secolo l’arrivo in Italia dell’imperatore Arrigo VII di Lussemburgo dette nuovo vigore alle città ghibelline che nei decenni precedenti erano state sopraffatte da quelle guelfe appoggiate dagli Angioini e dal Papa.
Proprio per controbattere le forze imperiali Firenze organizzò una lega delle città guelfe appoggiate dai d’Angiò, A capo delle città ghibelline venne chiamato Uguccione della Faggiola signore di Pisa che occupò i territori della Valdinievole e si accingeva ad attaccare Montecatini, un castello fortificato di origine romana posto a 300 m di altitudine. Uguccione era un capitano di ventura di fede ghibellina, amico anche di Dante che tante speranze, poi deluse, aveva riposto nella discesa di Arrigo VII in Italia. Dall’altra parte il principe Filippo d’Angiò a capo del potente esercito della lega guelfa, aveva conquistato Borgo a Buggiano, un castello sulla strada per Lucca, nel tentativo di tagliare i rifornimenti dalla città recentemente conquistata dai pisani. Stettero vari giorni uno di fronte all’altro finché nella notte fra il 28 e il 29 agosto Uguccione ordinò di togliere l’assedio a Montecatini e di ritirarsi.
I Fiorentini vennero informati della ritirata del nemico e decisero di inseguirlo. Uguccione alle prime luci dell’alba, con mossa fulminea, ordinò alle sue truppe schierarsi in ordine di battaglia e di assalire il nemico nei pressi del torrente Borra.

Le truppe fiorentine resistettero a lungo ingaggiando un cruento combattimento. Alla fine Uguccione, che aveva dalla sua anche 1800 cavalieri tedeschi mercenari, riuscì a sbaragliare gli avversari. Nella battaglia, fra numerosi morti caddero sul campo anche Pietro e Carlo d’Angiò ed un figlio di Uguccione, Francesco. L’esercito della lega guelfa guelfi fu costretto a darsi alla fuga in mezzo alle paludi della piana, dove inseguito dalla cavalleria tedesca subì moltissime perdite.
La sconfitta dei guelfi non ebbe grandi ripercussioni sul piano politico ed economico e Firenze continuò a mantenere il suo predominio nel territorio toscano.

Una curiosità le terme attuali, già note fin dall’antichità, poste ai piedi del colle si trovavano vicinissime alla grande palude che occupava gran parte della vallata fino al lago di Fucecchio. Le acque termali, che sgorgano spontaneamente dal terreno, erano conosciute per le loro capacità curative fin dall’antichità, utilizzate in tutto il corso del medioevo tanto che Firenze favorì lo sviluppo termale di queste nei sui suoi possedimenti. In seguito venne gestito dalla famiglia dei Medici che lo utilizzò anche come riserva di caccia. Comunque dopo vari periodi di abbandono solo nel Settecento grazie agli interventi di bonifica di Pietro Leopoldo, vaste zone della valle furono recuperate.

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