La Verna del Casentino

di Giovanni Caselli

La montagna della Verna

Pulchra Laverna, da mihi fallere, da iusto sanctoque videri, noctem peccatis et fraudibus obice nubem.  (Orazio, “Lettere” XVI – 60)

Non est in toto sanctior orbe mons (Non vi è monte più santo al mondo) Scritto su una lapide presso l’ingresso a la Verna.

Effigie di Laverna, dea protettrice dei ladri nella mitologia romana

Non esisto ad associare La Verna del Casentino alla divinità romano-italica Laverna, risultando ciò palese sia dalla derivazione del nome, sia dal fatto che le notizie tramandate dalla tradizione popolare concernenti la persistenza del culto di Laverna, provengono dall’Appennino tosco-romagnolo e da Firenze e provincia, dove operavano, fino ai primi decenni del XX secolo, “streghe e stregoni” romagnoli.

La montagna della Verna è un enorme monolite di roccia sedimentaria miocenica ‘alloctona’ (nel caso specifico pare proveniente dall’Appennino ligure) che poggia su arenarie e crete di epoca posteriore, costituendo un punto di riferimento assai ben visibile da grande distanza sia dal Casentino sia dalla Valtiberina. Vista da Bibbiena o da Poppi la forma della montagna è, in effetti, vagamente riconducibile a quella di una figura umana sdraiata, priva di testa, della quale La Penna è la spalla, e su cui il monastero si erge all’altezza del pube. E’ del tutto probabile che così abbiano interpretato la montagna le popolazioni antiche del Casentino, poiché rientrava nel loro modo di percepire il leggere lineamenti antropomorfi in formazioni naturali per ascriverle poi a manifestazioni di divinità ctonie (terrestri).

Laverna era infatti, nel Pantheon latino italico una variante dell’ Ecate omerica. Chiusi della Verna era con tutta probabilità una postazione doganale in epoca romana, quando numerose greggi provenienti dal Montefeltro e dall’alta Valtiberina vi transitavano provenienti da Compito (‘trivio’) dove da generazioni si rinvengono tombe a fossa con suppellettili di epoca etrusco-romana. E’ plausibile che, come riportato dalla tradizione, negli anfratti della Verna si nascondessero ladri e malfattori che prosperavano grazie al traffico che si svolgeva lì attorno.

Santuario della Verna

Nella primavera del 1213 Francesco e Frate Leone vagavano per il Montefeltro predicando e benedicendo. In occasione di una festa locale, il Conte di Chiusi, Orlando Catani, volle fare al santo un’offerta consona alla sua ricerca di solitudine. Si riporta che il conte si sia rivolto a Francesco in questi termini: “Io ho in Toscana uno monte divotissimo il quale si chiama monte della Vernia, lo quale è molto solitario e salvatico ed è troppo bene atto a chi volesse fare penitenza, in luogo rimosso dalla gente, o a chi desidera fare vita solitaria. S’egli ti piacesse, volentieri Io ti donerei a te e a’ tuoi compagni per salute dell’anima mia.” L’offerta piacque a Francesco, che inviò due suoi compagni a vedere questo monte. Avuta conferma di quanto il conte diceva, accettò l’offerta con grande gioia.

La Verna fu donata a Francesco affinché egli sconfiggesse il “male” che vi si annidava e liberasse il luogo dai pericoli, dalla paura, dal peccato e dal maligno. La zona era tanto temuta che …”il conte stesso volle accompagnare insieme con 50 soldati per timore dei ladri e delle fiere che infestavano il bosco”…, come recitava una iscrizione affissa presso la Cappella delle Stimmate.

Dice il Beni che nel fianco della parete rocciosa, verso la valle, “si celano all’occhio selvaggi dirupi, grotte tenebrose, caverne inaccessibili, voragini profondissime”. Lo stesso Beni scriveva che dal precipizio si entrava “in una tortuosa galleria della quale a suo tempo nessuno conosceva l’estensione, la direzione o la profondità. Alcuni frati tentarono di esplorare questo luogo, ma arrivati ad un certo punto stimarono cosa prudente tornarsene indietro”.(C. Beni, 1881)

Sasso Spicco

Non a caso Francesco scelse il più profondo anfratto della montagna, il Sasso Spicco – che secondo la configurazione antropomorfa della roccia corrisponde alla vagina della dea- come luogo di preghiera e meditazione, per sgominare il maligno dall’interno. All’interno del Sasso Spicco si celavano probabilmente quelle praticanti che operavano aborti e sostituzioni di neonati, di cui parla la tradizione ottocentesca raccolta meticolosamente da G. C. Leland (1898). Se certi accostamenti anatomici offendessero la sensibilità di alcuni fedeli, basterà che questi riflettano sui tempi a cui facciamo riferimento e al fatto, comune in tutto il mondo cristiano, che laddove esisteva un luogo sacro pagano di grande potere, il culto della Madonna vi si radicò con più determinazione e vigore che altrove, proprio per sconfiggere il maligno. Se la Verna è oggi un luogo di pace, d’amore e di tranquillità, dedicato a Santa Maria degli Angeli, è proprio in virtù dell’opera di San Francesco.

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