di: Guglielmo Evangelista

Il termine balipedio, del tutto inusuale al di fuori dell’ambito militare, mutuato dal greco antico e con significato letterale di “campo di tiro”, si riferisce ad un’area dove vengono sperimentate artiglierie e munizioni, specialmente se di nuova acquisizione, testandone le prestazioni, pregi e difetti  in vista del loro impiego operativo.
All’indomani dell’unità d’Italia Viareggio fu scelta come sede del principale Balipedio della Regia Marina per diversi motivi: la presenza di grandi aree boschive e spiagge disabitate a sud della città, la vicinanza con La Spezia che permetteva il rapido collegamento con i comandi che vi avevano sede e la sua posizione facilmente raggiungibile, tanto che fu anche costruito un raccordo ferroviario con la stazione che permetteva il comodo spostamento di carichi pesanti.
Infine, ma non ultima, la potenziale presenza di abbondante manodopera.
Lo scopo, come puntualizzò la Rivista Marittima nel gennaio 1873, era sia rettificare per quanto possibile i tiri delle vecchie artiglierie, sostanzialmente discendenti da quelle dei tempi di Napoleone che ancora rappresentavano l’armamento delle navi aumentandone l’efficienza, sia sperimentare tutte le novità che proponeva la tecnica dell’epoca in tumultuoso sviluppo e valutare quanto la nascente industria italiana poteva offrire.

Le prime prove iniziarono nell’agosto 1868.
La zona dei tiri, aperta sul mare, si apriva sulla spiaggia della Lecciona, ma alle sue spalle, nella pineta, si stese presto una città militare fatta di magazzini, caserme e servizi per il personale.
Come in qualsiasi località la presenza di uno stabilimento militare ebbe ricadute positive e negative: da una parte l’economia ne traeva vantaggio sia perché i militari ricorrevano al commercio locale per le necessità personali e molti versiliesi trovarono una buona occupazione, ma questo significava anche una serie di servitù militari che limitavano il transito e l’edificazione e altri inconvenienti fra cui i tiri difettosi o mal diretti che disperdevano proiettili, talvolta ancora carichi  o  parti di essi al di fuori del perimetro di esercitazione.
Non dovevano essere problemi rari o da poco se l’amministrazione militare fu costretta a stipulare accordi perfino con la casa Reale e la casa di Borbone che avevano in zona ampie proprietà.
Nonostante tutte le precauzioni che venivano prese non furono pochi gli incidenti che funestarono la vita del balipedio dovuti a cause tecniche, ma si lamentarono morti e feriti anche fra la popolazione civile che, nonostante i divieti, si aggirava nelle zone protette o pescava nella zona di mare interdetta.

Prescrizioni alla popolazione pubblicate nel 1902

Il più grave di questi incidenti avvenne il 20 ottobre 1908. Nel corso della sperimentazione di nuove spolette la detonazione di una bomba costò la vita al Tenente di vascello Cipelli, inventore geniale ma spericolato,  che le stava personalmente manipolando, al Tenente di Vascello Mazzuoli e al tecnico civile Giangrandi. Un operaio tedesco della Krupp, di nome Neumann, che si trovava all’esterno del laboratorio rimase gravemente ferito. Fu ricoverato all’ospedale di Pisa dove ricevette la visita dei Sovrani d’Italia.
Per l’effettuazione degli esperimenti  era stata scelta una zona isolata e questo impedì fortunatamente un maggior numero di vittime.

I due militari vittime dell’incidente del 1908. T.V. Mazzuoli e T.V. Cipelli

A volte, invece, fu proprio il personale del balipedio a scongiurare incidenti: la rigida organizzazione militare e i larghi mezzi a disposizione permisero di supplire alle ancora carenti e approssimative strutture di protezione civile come quando il 29 ottobre 1890 i marinai, con gru e pompe, riuscirono a salvare senza che si lamentassero vittime il brigantino Verona e la bilancella Matilde, soccorse contemporaneamente nel porto canale.
A inizio ‘900 era stato deciso di spostare lo stabilimento in una zona meno urbanizzata –dove comunque non si sa –  ed era stato stabilito che questo sarebbe dovuto avvenire entro il 1916, ma lo scoppio della prima guerra mondiale bloccò ogni progetto e, anzi,  nel 1921 la struttura, sottolineandone la definitività della sede, fu intitolata a Gregorio Ronca (Napoli 1859-1911), un ufficiale di Marina che si era dedicato agli studi scientifici di balistica, armi subacquee ed elettricità e noto anche per aver introdotto sulle navi l’uso di recitare al tramonto la “ Preghiera del marinaio”.

Il Balipedio continuò a funzionare anche dopo  l’8 settembre 1943 passando sotto il controllo dei tedeschi fino al momento di un attentato partigiano avvenuto il 10 febbraio 1944. L’esplosione dell’ordigno, per il malfunzionamento del timer,  avvenne in un momento in cui erano ancora presenti i lavoratori causando sette vittime, tutte italiane.
La notorietà di questa operazione, frutto dell’iniziativa personale del colonnello delle Armi Navali Alberto Brofferio, già direttore dello stabilimento, che era stata giudicata con sfavore dal CLN, sta soprattutto nel fatto che i tedeschi non effettuarono rappresaglie: il CLN non emise alcun comunicato e la perizia richiesta dai tedeschi, affidata ad Ario Papi, un giovane ufficiale chimico che presumibilmente aveva fatto adesione formale alla Regia Marina Repubblicana ma in contatto con il CLN,  fu pilotata in modo da far credere che si fosse trattato di una fatalità.
Lascia perplessi il fatto che l’incidente, per quanto grave, sia riportato nelle fonti come la causa della fine dell’attività del balipedio, considerando che, occupandosi di armi e munizioni di qualunque tipo, sarebbe avvenuta in un momento in cui la guerra infuriava e i continui arrivi dalle industrie di guerra di materiale da testare e accettare  ne avrebbero consigliato di prolungare bene o male il funzionamento.

Dopo il conflitto non si parlò di ricostruzione di questa struttura già da molto tempo considerata ingombrante e ormai inopportuna lasciando così spazio allo sviluppo cittadino e alla preservazione della pineta. D’altra parte la forte contrazione delle esigenze delle forze armate del dopoguerra, i nuovi criteri e le nuove procedure adottate dalle industrie belliche hanno limitato la necessità di grandi balipedi e da allora la Marina Militare svolse le sue esperienze nei più piccoli laboratori del golfo della Spezia.

Un ufficiale americano fra le rovine del balipedio dopo la liberazione di Viareggio nel 1944 (Da Wikipedia)

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