Si prepara l’attacco a difesa tedesca, settembre 1944: una battaglia di logoramento sulla linea Gotica

Carta escursionistica dei sentieri della linea gotica
Carta escursionistica dei sentieri della linea gotica

Dal 14 al 16 settembre gli assalti americani guadagnano poco terreno. Mitragliatrici, mine e contrattacchi difendono le cime, mentre su entrambi i fronti crescono le difficoltà di rifornimento e la stanchezza.

Dopo il primo giorno di combattimenti, il problema era ormai chiaro: le difese tedesche del passo del Giogo erano più estese di quanto indicassero le informazioni iniziali. Molte postazioni si rivelavano soltanto quando la fanteria entrava nel loro campo di tiro oppure quando i proiettili dell’artiglieria ne asportavano terra e mimetizzazione.

I difensori sfruttavano con abilità il terreno. I mortai colpivano i canaloni nei quali gli americani cercavano riparo; le mitragliatrici battevano i pendii scoperti. La 4ª Divisione paracadutisti manteneva le posizioni e organizzava rapidamente contrattacchi contro ogni avanzata.

Gli americani aumentarono il numero dei reparti impegnati e concentrarono le armi disponibili sulle fortificazioni. L’artiglieria colpiva anche i versanti posteriori, cercando di interrompere l’arrivo di munizioni, viveri e rinforzi. La conquista del terreno, tuttavia, restava affidata alla fanteria.

Gli attacchi erano coordinati a livello di divisione e di corpo d’armata, ma sulle montagne si frammentavano spesso in scontri fra piccoli reparti. Una cresta, una postazione o un tratto di pendio potevano richiedere ripetuti assalti, senza produrre un avanzamento significativo dell’intero fronte.

Gli assalti al monte Altuzzo

Monte Altuzzo foto storica settembre 1944
Avanzata verso Monte Altuzzo con le pendici completamente spoglie di alberi

Sul monte Altuzzo il 338º Reggimento continuò a impiegare il 1º Battaglione lungo la dorsale principale e il 2º ai lati della strada del passo.

Il 14 settembre alcuni uomini del 2º Battaglione raggiunsero il pendio roccioso della cresta chiamata dagli americani Peabody Ridge, a ovest della vetta. La posizione non poté essere mantenuta e fu abbandonata durante la notte.

Anche il 1º Battaglione arrivò sulla cresta, con un’avanzata che il resoconto descrive come notevole ma priva di risultati duraturi. Gli uomini rimasero sul rilievo esposto fino al buio, poi ricevettero l’ordine di ripiegare.

Il 15 settembre un nuovo assalto raggiunse la base di una quota prossima alla sommità, ma dovette arretrare quando il fuoco dell’artiglieria americana cominciò a cadere fra i soldati avanzati. Alla fine della giornata la vetta dell’Altuzzo era ancora saldamente in mano tedesca.

Per il 2º Battaglione la situazione era particolarmente difficile: subiva il tiro sia dall’Altuzzo sia dal Monticelli, mentre la conquista delle due montagne dipendeva dai reparti che operavano sui suoi fianchi.

Il Verruca e le difese a fuoco incrociato

Sul monte Verruca il 339º Reggimento dedicò il 14 settembre alla distruzione delle postazioni individuate. Artiglieria, carri armati, cacciacarri e cannoni anticarro colpirono direttamente i fortini visibili. Nel pomeriggio intervennero anche i cacciabombardieri, attaccando il versante posteriore dello spartiacque e il monte Pratone.

A mezzanotte cominciò un nuovo attacco, proseguito nella mattina seguente. Gli obiettivi erano le quote 691 e 732, due capisaldi capaci di proteggersi reciprocamente.

Gli uomini non riuscirono a superare mine e reticolati. Il tiro dei mortai e delle mitragliatrici li respinse più volte. Il sistema difensivo del Verruca continuava così a resistere, sostenuto anche dal fuoco proveniente dalle alture circostanti.

Il tentativo di aggirare il Monticelli

A ovest del passo, la 91ª Divisione dovette concentrare l’intero 363º Reggimento contro il Monticelli. Il 362º rimase davanti alla Futa, con un fronte di circa otto chilometri.

Per alleggerire questa pressione e minacciare il fianco occidentale del Monticelli, il generale William Livesay impegnò il 361º Reggimento lungo la dorsale a nord di Sant’Agata. L’obiettivo era raggiungere lo spartiacque a nordovest della montagna e aggirare i difensori.

L’attacco del 14 settembre ottenne inizialmente qualche progresso. Protetto dal fuoco dell’artiglieria e da una cortina fumogena, il 1º Battaglione arrivò sulle pendici sudorientali di quota 844. Qui fu arrestato dal tiro proveniente dalla quota stessa e dal rilievo di Roncolombello. Più a ovest, il 3º Battaglione si fermò presso quota 574, a nord di Montepoli.

I tentativi del giorno successivo non superarono le difese. L’aggiramento fallì, ma l’attacco trattenne reparti tedeschi che altrimenti avrebbero potuto rinforzare il Monticelli.

Sulla montagna il 1º Battaglione del 363º riuscì intanto a risalire lentamente il versante occidentale. Nel pomeriggio del 15 settembre raggiunse la cresta nordoccidentale, ma durante la notte arretrò di circa novanta metri, consolidandosi sotto il crinale esposto. Era stato ottenuto un punto d’appoggio importante; la cima, quota 871, rimaneva però in mano tedesca.

Rifornimenti lungo sentieri e canaloni

Dopo giorni di combattimento le divisioni americane avevano guadagnato poco terreno e subito perdite pesanti. La fonte ritiene che quelle tedesche fossero probabilmente inferiori, grazie alla protezione offerta dalle opere difensive.

Per gli attaccanti, anche il rifornimento era diventato un problema quotidiano. Oltre le prime pendici mancavano strade utilizzabili: viveri e munizioni dovevano salire di notte a dorso di mulo o essere trasportati a mano. I reparti avanzati ricevevano soltanto il minimo indispensabile.

Neppure i tedeschi, però, riuscivano a sostenere facilmente la battaglia. L’11º e il 12º Reggimento paracadutisti, impegnati sin dall’inizio dell’offensiva, si stavano consumando in una guerra di logoramento. I bombardamenti e gli assalti ostacolavano l’arrivo dei rifornimenti e dei rincalzi.

Secondo il resoconto americano, il comando tedesco comprese pienamente la forza dell’attacco soltanto il 14 settembre. La maggior parte dei rinforzi raccolti in fretta arrivò nella notte fra il 16 e il 17, quando i paracadutisti erano già vicini all’esaurimento.

Il 16 settembre gli americani tentarono anche un aggiramento orientale, impegnando il 337º Reggimento verso il monte Pratone. L’avanzata si fermò circa novecento metri prima dell’obiettivo; fallì anche un attacco del 339º al rilievo Signorini.

Alla sera il fronte sembrava ancora bloccato. La resistenza tedesca, tuttavia, era stata progressivamente indebolita. Sull’Altuzzo si preparava l’assalto che avrebbe cambiato l’esito della battaglia.

Dalla storia della Quinta Armata americana, 1944 di Chester G. Starr, responsabile della Historical Section della U.S. Fifth Army

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