ovvero una rocca salvata
di Salvina Pizzuoli

Ci sono a volte giornate perfette quando tutto fila per il verso giusto e le intuizioni sono veramente efficaci: mi è capitato andando a visitare il castello di Castel San Niccolò e di poter ammirare un bellissimo maniero, incontrare una persona speciale, scoprire quanta Toscana sappia ancora stupirmi: dalla Pieve di San Martino a Vado, sulla riva opposta del Solano domina una bella rocca con intorno un antico borgo. Il paesaggio è invitante, la giornata piacevole.
Arrivata al ponte sul Solano decido di andare a piedi: salgo lungo una vecchia mulattiera che attraversa il minuscolo gruppo di case alla sinistra del ponte o dalla carrozzabile?

Decido per la mulattiera. Sale e sale questo tratturo sassoso ed erto, il fiatone mi accompagna, ma ad ogni giravolta il mio sguardo corre più in basso dove mi lascio velocemente il Solano e il bel ponte che lo attraversa.

Mi trovo quindi sotto la prima meraviglia che mi colpisce per il suo aspetto inusitato: non avevo mai visto così da vicino un orologio, funzionante, con una sola lancetta e sei numeri nel quadrante. Più tardi saprò dalle parole del proprietario del castello cosa azionava il marchingegno originario che vedrò conservato sotto la loggetta: un sistema di pesi e un volano azionavano un martelletto che batteva le ore su di una campana.


Un ponticello di assi di legno mi fa varcare la porta d’ accesso alla cittadella. C’è una festa di famiglia e il cancello è aperto. Mi sento fortunata e piena di entusiasmo continuo veloce verso la rocca.
Mi si apre uno scenario da film: un ampio spiazzo dove noto subito un melograno curvato sotto il peso degli anni e in alto una muraglia che lo sovrasta, in parte diruta, ma ben tenuta e il fascino del luogo mi prende.

Incurante delle buone maniere entro attraversando un patio chiuso con travi e soffitto di legno con un camino e una scala laterale, ma soprattutto un bel portale al di là del quale si apre una corte con al centro la cisterna, la loggetta, il ballatoio che la sovrasta e intorno in basso vari utensili a corredo tra i quali noto il congegno che presumo animasse il grande orologio.

Fotografo tutto per i lettori di tuttatoscana, voglio documentare al meglio questa bellezza.


Sala d’armi
E poi, giornata veramente propizia, il proprietario, il signor Giovanni che gentilissimo mi accompagna a scoprire altre preziosità che lui ha saputo curare e custodire. Sono commossa quando il signor Biondi mi racconta la storia sua che da sempre pare intrecciata con quella del castello.



Ed è una splendida storia, di una passione, dedizione ed entusiasmo mai spenti, pronti ad accogliere qualsiasi apprezzamento sincero: nel lontano 28 settembre del 1970 il signor Biondi entrava in possesso del “rudere” che allora costituiva quello che oggi possiamo tutti ammirare. Fatica, capitali, gravi rischi corsi pur di riportare in vita un sogno.
Il maniero è uno dei tanti castelli casentinesi che sorgevano lungo le reti viarie o nei passaggi obbligati appartenuto ai conti Guidi, come molte fortificazioni dell’alto Casemtino. Da Castel san Niccolò si vede la rocca di Montemignaio e possiamo immaginare, da quel che rimane della nutrita presenza di rocche e manieri sui cocuzzoli casentinesi, che occhieggiassero tra loro o inviassero messaggi da rocca in rocca.

Datato intorno all’XI secolo, ha forse una storia anche precedente. Appartenne ai Guidi fino alla ribellione dei vassalli al conte Galeotto nel 1348. Nella Cronica di Matteo Villani si legge che “In questo anno i fedeli del conte Galeotto de’ conti Guidi si ribellarono da lui, perocchè lungamente gli avea male trattati, per sua crudeltà e dissoluta vita: e all’entrata del mese di marzo del detto anno gli tolsono il forte castello di san Niccolò, e tutte le sue terre e tenute intorno a quello […] e di presente si diedono al comune di Firenze”, ma sarà il 1440 a segnarne la storia e le sorti quando il conte Francesco di Poppi decise, per liberarsi della presenza di Firenze, di allearsi con il signore di Milano le cui truppe guidate da Niccolò Piccinino assediarono vari castelli casentinesi: gli asserragliati di Castel san Niccolò, non potendo contare sul soccorso dei fiorentini, lo difesero da soli. L’assedio durò a lungo e il conte di Poppi si impadronì del maniero, massacrandone i difensori. Dopo la vittoriosa battaglia di Anghiari e l’esilio dei conti Guidi, ampi poteri vennero affidati al vicario che doveva evitare qualsiasi aggregazione tra signori feudali e scongiurare ribellioni, ma non fu sufficiente perchè vari castelli furono smantellati da Firenze e tra questi anche quello di Castel san Niccolò: dalla seconda metà del XV secolo le sorti del Casentino furono legate a quelle della città di Firenze.
Per molte rocche, torri, castelli, palazzi iniziò un lungo cammino di degrado. Di alcuni rimangono poche vestigia, di altri brandelli, di altri ancora non vi è più traccia: per san Niccolò, dopo vari proprietari e utilizzi che comunque ne impedirono la completa rovina, la rinascita è stata determinata dalla volontà di rivederlo “forte” come nella descrizione del Villani e possiamo ammirarlo nella riacquistata struttura originaria.

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