Buti, da Buiti Castrum, deriva il suo nome o dal latino bucita, pascolo di buoi, o dal nome del triunviro Fabio Buteo che via aveva acquistato dei terreni. È situato lungo le pendici orientali del Monte Pisano in un vallone scavato dalle acque rumorose del torrente Rio Magno che, con le sue piene, vi ha spesso causato danni notevoli. Se ne hanno notizie documentate sin dall’ XI secolo quando vi presero dominio i vescovi di Pisa: il territorio era tutelato da un ampio sistema difensivo costituito da ben otto fortificazioni di cui, in alcuni casi, restano pochi ruderi. Nel corso del XIII secolo varie lotte acerrime tra la fazione guelfa e ghibellina, tra Lucca Pisa e Firenze, portarono più volte alla distruzione del paese e alla sua ricostruzione: dopo la sconfitta subita dalla flotta della Repubblica alla Meloria, legato alle sorti di Pisa, ne subì insieme a lei il tracollo quando agli inizi del XVI secolo la città passò definitivamente sotto il dominio di Firenze ed anche i castelli del contado seguirono la sua caduta. Furono i lavori di ripristino, di quel disordine idraulico che aveva caratterizzato le valli fluviali e le acque superficiali in genere che fluivano nella zona senza arginature, voluti da Cosimo I con la deviazione del corso dell’Arno e il risanamento delle paludi con la canalizzazione dei fossi e il drenaggio della piana, a portare nuova popolazione in quel contado abbandonato a causa delle lunghe lotte: rifiorì così l’agricoltura con la coltivazione degli olivi, che ancora oggi caratterizzano fortemente i crinali così fitti da sembrare boschi, e dei castagni con la nascita parallela di un artigianato legato alla costruzione di ceste.

Cosa vedere ancora a Buti che lega la sua storia attuale agli antichi splendori?

Molto del paesaggio attuale si allaccia alla sua storia e alle attività umane che vi si sono sviluppate in armonia con il tessuto naturale: un colpo d’occhio incredibile è legato alla presenza dei fitti boschi di olivi che ne foderano completamente i declivi e dai quali si ricava e si ricavava un olio pregiato. La strada che porta sul monte Serra, nel tratto che costeggia il Rio Magno, era chiamata “via dei molini”, proprio per la presenza di molti mulini ad acqua azionati dalla forza motrice del torrente, che ricordano le antiche attività legate proprio alla presenza dei molti corsi d’acqua che dal Monte Pisano scendono verso il mare: brevi ma pieni di acque abbondanti e scoscianti come quelle di altri rii facenti parte del bacino idrografico, lungo i quali erano presenti numerosi i mulini.

L’elegante Castel Tonini, di origine medievale ma rimaneggiato in stile neogotico, si eleva con le sue bifore ogivali sulle acque del Rio e le domina con la sua mole. Purtroppo richiederebbe, per rinascere, un accurato restauro. Al momento il visitatore dovrà accontentarsi di guardarlo dall’esterno o salire all’abitato alto lungo la stretta e tortuosa stradetta che lo costeggia.

La “Villa medicea” edificata nel XVI secolo sui resti di una fortificazione medievale. La dicitura deriva dalla fattoria delle Cascine di Buti proprietà della casata fiorentina: alla fattoria apparteneva, nella parte alta del Castello di Buti, una torre e una casa data in gestione agli amministratori. Quando per sistemazioni successive al posto della torre venne edificata la chiesa di San Rocco e l’amministratore della fattoria, Pier Maria di Domenico Petracchi, comprò una casa contigua che divenne Palazzo Petracchi, come mostra lo stemma che sovrasta il portone d’ingresso. Per successive trasmigrazioni da una famiglia all’altra, il palazzo fu venduto a Santi Banti che lo fece affrescare dal pittore fiorentino Pietro Giarrè, affreschi che si possono ancora ammirare visitandola insieme al bel giardino terrazzato che si apre nel retro dell’edificio.

La Villa Medicea
La Villa Medicea

Castel di Nocco, che s’incontra sulla strada che da Buti conduce a Vicopisano: era un antico borgo fortificato, che prese il nome da Nocco Bonfigli e faceva parte del sistema difensivo degli otto castelli; oggi si fa fatica a coglierne le strutture anche se sulla strada colpiscono alcune pareti perimetrali a pietra appartenenti a quella che fu la chiesa di San Michele.

La chiesa di San Michele

Una curiosità: è qui a Buti che ebbe i suoi natali il primo commentatore della Divina Commedia, il grammatico Francesco da Buti che nel lontano 1385 ebbe l’incarico dal Gambacorti di leggerla e spiegarla nello Studio pisano.

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