Toscana in Liberty: i Chini


di Salvina Pizzuoli

È all’intuito, all’inventiva e all’intraprendenza di Galileo Chini che dobbiamo la diffusione del modernismo in Toscana e attraverso le creazioni in ceramica e quelle che decoreranno molte delle facciate di villini e palazzine e centri termali e attraverso i riconoscimenti internazionali ottenuti.

È il 1896 quando a Firenze Galileo Chini apre, in cooperativa, una manifattura nella fornace in via Arnolfo: “L’Arte della ceramica”.

L’idea era nata tra i tavolini del Caffè Nacci, in piazza Beccaria, dove i futuri soci avevano l’abitudine di riunirsi.

Per tentare una nuova forma di ceramica, fuori dai modelli decorativi e ispirata invece al nuovo stile floreale che ormai pervadeva l’Europa, collaborò con il cugino Chino per la sperimentazione tecnico-chimica. Il marchio della fabbrica era una melagrana da sola o con due mani intrecciate o la scritta “Firenze” riportata sotto a simboleggiare un forte sodalizio tra i soci.

La melagrana stilizzata con il monogramma all’interno: la A al centro (Arte) la D a sinistra (della) la C a destra (ceramica) la F al centro dentro la A (Firenze)

La melagrana con le mani intrecciate a significare un forte sodalizio tra i soci

La melagrana simpaticamente stilizzata ha all’interno le lettere A al centro D a sinistra C a destra e sotto una F, monogramma di “Arte della ceramica Firenze”. Vari i riconoscimenti e i premi ottenuti dalla nuova manifattura diretta da Galileo già nel 1898 all’Esposizione d’arte decorativa di Torino conquistando la medaglia d’oro, quindi a Parigi nel 1900 riscuotendo successi inimmaginati in competizione con marchi europei e mondiali e aggiudicandosi commissioni da tutto il mondo. I soggetti che prevalentemente venivano utilizzati per istoriare le ceramiche erano animali, cigni pavoni pesci, e i motivi floreali ispirati dalle influenze dell’Art Nouveau: foglie a nastro che si piegano in movimenti curvilinei e fiori, orchidee, iris, tulipani tra i quali compaiono profili femminili che richiamano modelli rinascimentali eppure modernissimi.

Intorno ai primi anni del ‘900 si affermeranno tecniche di produzione e materiali non più utilizzati ma che Galileo ripropone: il Gres e l’uso del lustro metallico che conferiva al manufatto effetti cangianti e iridescenti vivacizzandone i colori che, in questi primi anni, erano caratterizzati da tinte tenui abbandonate successivamente nella nuova produzione manifatturiera nata quando, a causa di disaccordi interni alla cooperativa, verrà fondata nel 1906 a Borgo San Lorenzo in Mugello, terra di origine della famiglia Chini, una nuova manifattura: “Le fornaci di San Lorenzo”.

Marchio delle Fornaci

I motivi floreali saranno abbandonati per i decori stilizzati e geometrici, anticipando il gusto Decò, dai colori più decisi con la prevalenza dei blu, rossi, verdi, ocra. Il marchio che certificherà la produzione sarà una graticola sormontata da un giglio e la scritta “Mugello”in un disegno molto stilizzato che voleva ricordare il martirio del santo patrono della cittadina e il giglio della città di Firenze .

Si affiancheranno alla produzione di ceramiche, oltre al gres, le vetrate policrome, quest’ultime volute da Chino. Ancora una volta il successo arriverà molto presto con nuove premiazioni alle Esposizioni di Bruxelles del 1910 e di Torino del 1911.

La produzione dei Chini non poteva non lasciare impronta di sé nel territorio circostante e soprattutto a Borgo San Lorenzo: edifici pubblici, chiese, abitazioni private testimoniano la magnificenza di un’arte in cui furono maestri. Molte realizzazioni possono essere ancora ammirate nel Museo Chini allestito presso Villa Pecori Giraldi a Borgo San Lorenzo oppure en plein air lungo Viale della Repubblica le facciate decorate dei villini e delle palazzine con piastrelle a lustro metallico come quelle al numero civico 92.

Piastrelle decorate a lustro

Non resta altro che andare a vedere con i propri occhi!

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