a cura della Redazione

Perché tra tanti palazzi fiorentini proprio palazzo Bartolini Salimbeni?

Frenze piazza Santa Trinita, palazzo Bartolini Salimbeni, la facciata
Firenze piazza Santa Trinita, palazzo Bartolini Salimbeni, la facciata

È sicuramente diverso e la sua disomogeneità rispetto ad altri coevi ne fa un esemplare unico.

La facciata presenta tre livelli suddivisi da sporgenti marcapiani che segnano il confine tra un piano e l’altro fino al cornicione di coronamento. Armoniosa e chiaroscurale con le sue finestre rettangolari ad edicola, con il timpano retto da colonne o pilastri, e crociate a cui si intervallano nicchie,  e frontoni dalla geometria alternata e simmetrica, ora triangolari ora curvi sia al primo che al secondo piano. A rifinitura le bugne angolari quasi come lesene a sostegno dei diversi piani della facciata.

Eppure non piacque. I contemporanei lo trovarono probabilmente troppo diverso o forse anche a loro faceva difetto quel cornicione così largo a coprire dall’alto le due panche di strada, quasi un coperchio che chiude una scatola sbagliata.

L’architetto fu Bartolommeo d’Agnolo, detto Baccio d’Agnolo, “architettore e legnaiolo” che ottenne la commissione da Giovanni Bartolini Salimbeni e che vi lavorò tra il 1520 e il 1523. Rispose alle critiche in modo originale ed evidente facendo incidere sull’architrave del portone d’ingresso la frase in latino che rispondeva per le rime a quanti non avevano apprezzato la nuova struttura:

” Carpere promptius quam imitari ( più facile da biasimare che da imitare)”.

Palazzo Bartolini Salimbeni, particolare del portone
Palazzo Bartolini Salimbeni, particolare del portone

Ma altre scritte incise e fregi e stemmi e simboli si possono scoprire con un’attenta osservazione: lungo il marcapiano anelli con papaveri si susseguono per tutta la lunghezza mentre la sibillina scritta Per non dormire compare negli incroci delle finestre e sull’architrave in via di Porta Rossa. Sul’angolo a destra della facciata campeggia il leone unghiato, stemma della famiglia.

Palazzo Bartolini Salimbeni, particolare si via Porta Rossa
Palazzo Bartolini Salimbeni, particolare si via Porta Rossa

La leggenda tramanda che un avo avesse invitato a cena vari mercanti e che avesse utilizzato dell’oppio per addormentare i suoi rivali nell’acquisto di una partita di bozzoli. Raggiunse così da solo e per primo il mercato dove acquistò senza concorrenza le partite di bozzoli che gli occorrevano. La “bravata” sembra sia stata immortalata così dal successore e proprietario del palazzo di Piazza Santa Trinita a memoria della fortuna familiare.

Palazzo Bartolini Salimbeni, particolare
Palazzo Bartolini Salimbeni, particolare
Palazzo Bartolini Salimbeni particolare
Palazzo Bartolini Salimbeni particolare

Ma come dimenticare un’altra stranezza occorsa al palazzo: come documenta una foto Alinari del 1880 circa (a questo link) fu utilizzato dal 1839 come albergo e precisamente “Albergo del Nord” prestigioso hotel in cui furono ospitate personalità di spicco soprattutto straniere. Dalla foto si può notare come la facciata fosse stata deturpata dalla scritta che ne indicava il nome posta sopra l’architrave del portone d’ingresso, che le finestre fossero state munite di persiane e che altre due finestrine fossero state aperte in basso sotto le finestrelle che fiancheggiano il portone.

Fu quindi sede del consolato francese per essere poi restaurato nelle sue pietre dall’architetto Piero Sampaolesi nel 1962 con la sostituzione o ricostruzione di quelle cadute o deteriorate e la conservazione e il consolidamento di quelle utilizzate che erano tipi diversi di pietre fiorentine : la pietraforte per il bozzato, la pietra bigia per i capitelli e le colonnine e la pietra serena per il cornicione .

Chissà come avrebbe reagito Baccio d’Agnolo se avesse potuto intervenire su quelle accessorie e poco adatte intrusioni architettoniche!

A noi contemporanei non resta che procedere in questa straordinaria città, museo a cielo aperto, così piena di tante bellezze con tanto d’occhi e con il naso all’insù per non perderne nessuna o per scoprire quanto non ancora notato o rivedere con più attenzione quanto ci aveva già colpito.

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