di Salvina Pizzuoli

Nella vita di tutti noi accadono quelle che chiamiamo coincidenze o casualità, nel bene e nel male; ma quando è buona, la coincidenza è come l’incontro con un amico che non ti aspettavi proprio di rivedere, e beh, è particolarmente gradita.

Francesco Datini

In questo caso è tutto merito, indirettamente, della ricerca e della documentazione su Francesco di Marco Datini e i suoi traffici commerciali da imprenditore ante litteram, cioè dalla materia prima al prodotto finito ed alla sua distribuzione nei paesi del nord europeo e su tutto il Mediterraneo e, sotto casa, dal porto di Pisa a quelli di Prato e Firenze. Non dimentichiamo che con il nostro protagonista siamo alla fine del  XIV secolo.

Ma cosa c’entra Datini con i libri, con le lasagne e con la coincidenza?

Una “lettera di vettura”

C’è un libro di Moreno Benelli* che parla proprio delle “lettere di vettura”, quelle che accompagnavano le merci dal porto di Signa verso i fondachi di Datini, dove erano indicati il destinatario il tipo di merce la quantità la qualità etc. Ma il testo, e qui la coincidenza,  si apre con la presentazione di Signa nel medioevo: poche pagine ma con notazioni simpatiche e curiose, uno spaccato di usi e costumi, vivo, interessante e piacevole, con molti chiarimenti a corredo.

Signa in una litografia su disegno di Zocchi XVIII secolo

Una sorpresa, frutto di un lavoro importante che, attraverso pagine di  microstoria, offre al lettore un’immagine ravvicinata del mondo di allora, non solo sull’impresa di Datini,

Ma di cosa scrive?

Stemma di Signa

Prende in visione alcuni documenti presenti in vari Archivi, raccontandoli: dal libro dello Statuto comunale di Signa del 1399 ad esempio, da cui si deducono le regole a cui dovevano attenersi  i cittadini relative ai comportamenti ma anche alle disposizioni per i lavoratori in base all’attività svolta: pene pecuniarie per chi bestemmiasse o picchiasse con la mano “vuota” o con bastoni, spada o coltello; ma dove erano anche stabilite cose ammesse o non consentite per i contadini o i macellai o i fornai. I contadini ad esempio dovevano piantare dal 1 di novembre alla fine di marzo otto alberi da frutta in modo che il territorio potesse disporre di un abbondante raccolto. Ma anche, all’insediamento del nuovo rettore, giurare di far bene il proprio lavoro garantendo la qualità, il peso e il giusto il prezzo delle derrate vendute.

I miracoli della beata Giovanna nella serie di affreschi nella Pieve di San Giovanni

E veniamo alle lasagne…

Dal Liber sotietatis Beate Johanne de Signa, conservato nell’archivio della Pieve di Signa, viene riportato in Nota quanto registrato dai camerlenghi, gli amministratori dei beni e delle finanze della comunità religiosa, relativamente alle entrate e alle uscite, alla data 9 novembre 1396 si legge: “Per libbre 5 di lasagne lire 5; per libbre 9 di chacio parmigiano per soldi 3 la libbra…”; quindi le spese sostenute per i pasti degli operai e per le feste religiose, quando venivano servite pietanze più raffinate come le lasagne, ma anche melarance e carni e pesce dell’Arno e del Bisenzio oltre alle spezie per insaporirli e pane e olio e vino. Ma anche le retribuzioni dei vari operai in base alle ore di lavoro contate dal mattutino al vespro, come sottolineavano le campane che segnavano la terza, alle nove circa del mattino, la sesta a mezzogiorno e la nona alle tre del pomeriggio. E sempre in Nota viene riportata, da A tavola nel medioevo,** la ricetta delle lasagne:

Prendi della pasta fermentata e fai una sfoglia il più sottile possibile. Dividila quindi in quadrati di tre dita di lato.Prendi poi dell’acqua bollente salata e facci cuocere le suddette lasagne. E quando saranno cotte bene, aggiungi del formaggio grattugiato. E se vuoi, puoi mettere anche delle buone spezie in polvere, e spolverarle sopra di esse dopo che l’avrai messe su un tagliere. Poi stendivi sopra un altro strato di lasagne e spolvera ancora ( con le spezie); e, sopra un altro strato e spolvera ( sempre con le spezie; e ciò finché il tagliere o la scodella non siano pieni. Poi si mangiano prendendole con un bastoncino di legno appuntito.

Spezie fini per tutti gli usi pestate nel mortaio: prendi un’oncia di pepe ed una di cannella ed una di zenzero e uno mezzo quarto di chiodi di garofano e un quarto di zafferano.

Curiosità e storia del passato in un felice connubio. E non finisce qui, perché l’argomento principale del libro di Benelli riguarda il porto di Signa e le lettere di vettura di Francesco Datini, ma a questo dedicheremo, come merita, un testo a parte.


 

*Moreno Benelli “Dal Porto a Signa. Lettere di vettura dal porto fluviale di Signa dirette ai fondaci di Francesco di Marco Datini a Pisa, Prato e Firenze”, Signa settembre 2005.

**Redon, Sabban, Serventi “A tavola nel medioevo con 150 ricette dalla Francia e dall’Italia”, Bari 2001

Articoli correlati:

Prato una vocazione antica: l’Arte della lana e del tessuto

Signa medievale: tre porti e un ponte (di prossima pubblicazione)