Il mito etrusco dell’agguato dei fratelli Vibenna all’indovino Cacu

di Michele Zazzi

Specchio di Bolsena

Su alcuni monumenti etruschi del periodo ellenistico è rappresentato un mito etrusco di difficile interpretazione che riguarda l’indovino Cacu (divinità profetica) ed i fratelli Vibenna (noti per le loro connessioni con Macstarna/Servio Tullio di cui alle raffigurazioni della Tomba François di Vulci della seconda metà del IV scolo a.C.).
La scena, seppur con qualche variante in termini di complessità, è raffigurata su uno specchio in bronzo da Bolsena, del IV-III secolo a.C., conservato presso il British Museum e su almeno quattro urnette cinerarie chiusine, databili al II secolo a.C., provenienti in particolare dalla Tomba della Pellegrina, dal territorio chiusino, da Sarteano e da Città della Pieve (tali monumenti funerai sono conservati presso i Musei Archeologici di Chiusi, Siena e Firenze).

I nomi dei protagonisti si ricavano dalle didascalie incise sulla circonferenza dello specchio di Bolsena vicino alle figure raffigurate al suo interno. 

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Il Sarcofago degli Sposi di Cerveteri presso il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia

di Michele Zazzi

Sarcofago degli Sposi

Il 9 aprile 1881 nel corso di scavi effettuati a Cerveteri nella Tenuta della Banditaccia da Domenico Boccanera – affittuario del principe Francesco Rispoli, proprietario della ridetta tenuta – all’interno di una tomba già depredata furono rinvenuti numerosissimi frammenti (circa 400) di un grande sarcofago. Dai rapporti di scavo risulta che del corredo facevano parte sei “lacrimari ordinari ben conservati” ed un vaso etrusco rotto nella sua parte inferiore con manici bassi sotto l’orlo e figure di animali e uomini con elmo “dipinti in nero su fondo rosso” (forse un’anfora a figure nere). Il sarcofago sarebbe stato trovato in un ipogeo non lontano dalla tomba dei Rilevi ma ad oggi non è stato possibile individuare la tomba che lo conteneva.

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La tomba del Granduca (o Deposito del Gran Duca) a Chiusi (SI)

di Michele Zazzi

Urna di Thana Artnei

La tomba – che fa parte della Necropoli di Poggio Renzo – fu scoperta il 6 febbraio 1818 a circa due km a nord-est di Chiusi, su di una collinetta nei terreni di proprietà del Granduca di Toscana (da cui il nome della tomba), vicina alla casa colonica della Paccianese nella fattoria di Dolciano. La tomba infatti è altrimenti nota anche come “Camera della Paccianese”.
Composta da un’unica camera rettangolare (m 3,75 x 3) venne scavata nell’arenaria e rivestita con blocchi di travertino grigio murati a secco. Presenta volta a botte (si tratta di una tipologia abbastanza diffusa nel territorio chiusino, quali ad es. Tomba di Vigna Grande, Tomba Galeotti, Tomba di Vaiano, Tomba di Tassinaia, Tomba dei Tlesnei) ed è munita di banchine lungo le pareti. L’ingresso (ad est) in origine era costituito da una porta in pietra a doppio battente. All’epoca della visita di George Dennis (1842-1847) uno dei battenti era sul terreno davanti alla tomba e l’altro non girava più sui cardini. …

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Il mito etrusco del lupo che esce dal pozzo nelle urne ellenistiche dell’Etruria settentrionale

di Michele Zazzi

Sulla cassa di alcune urnette funerarie di produzione volterrana e perugina (ad oggi conosciamo otto esemplari) viene rappresentata la scena di una belva non ben definita, forse un lupo, che tenta di uscire da un pozzo (puteale).L’animale è stato identificato con un lupo o un animale fantastico: a volte sembra effettivamente un lupo, in altre pare un essere ibrido con corpo di uomo o di cavallo e con fattezze di lupo (zampe, testa). Si è anche pensato che possa trattarsi di mostri diversi.
Il lupo che emerge dal sottosuolo viene fronteggiato da un gruppo di uomini; la scena nelle urne della specie presenta qualche variante.

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Gli Etruschi e la caccia al suono del flauto

di Alessandro Ferrini

Claudio Eliano, scrittore romano in ligua greca vissuto nel II° secolo d.C. nel suo trattato Sulla natura degli animali, scriveva che in Etruria la caccia si praticava a suon di musica:

In Etruria circola la credenza che i cinghiali e i cervi della regione venissero catturati con le reti coi cani, cioè secondo le normali regole della caccia , ma che fosse musica insieme a quelle a costituire il fattore più importante del successo. Ora spiegherò in che modo: I cacciatori sistemano intorno le reti e tutti gli altri accorgimenti che attirano gli animali. Uno di loro, suonatore di flauto si aggira nella zona e cerca di trarre dal suo strumento i suoni più armoniosi e intona i più dolci motivi musicali evitando il più possibile le note stridenti. […]. La quiete e la solitudine favoriscono la trasmissione di quei canti e la loro melodia irrompe nelle vallate e nei boschi, cioè, per dirla in breve, nelle tane e nei covili di quelle bestie selvatiche. Dapprima quei suoni colpendo le loro orecchie li atterriscono e li riempiono di paura, ma poi, avvinti da un incontenibile e irresistibile piacere e così affascinati, dimenticano i figli e le loro dimore, sebbene gli animali selvatici non siano soliti vagare lontano dai luoghi nativi. E così, a poco a poco, i cinghiali e i cervi dell’Ecruria, come trascinati da un dolce incantesimo, soggiogati dalla musica, finiscono per cadere nelle reti.

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Il Pantheon degli Etruschi

Le divinità etrusche

Livio definiva il popolo di Veio di gran lunga il più religioso  eo magis dedita religionibus, quod excelleret arte colendi eas (Ab Urbe condita, V, 1). Gli Etruschi furono sicuramente tra i popoli italici i primi a costruire un’immagine antropomorfa degli dei, probabilmente influenzati dai contatti con il mondo greco.

Il loro Pantheon era presente nel cielo, nel mare, nella terra e sottoterra come risulta nel fegato di Piacenza, dove sono iscritte le divinità entro sedici caselle; gli Etruschi suddividevano il cielo in sedici regioni dentro le quali abitavano gruppi di divinità.   … continua a leggere    Il Pantheon degli Etruschi

 

La tomba dell’iscrizione di Chiusi (SI)

Di Michele Zazzi

La tomba dell’iscrizione, già nota nell’800 (e menzionata anche da George Dennis in The Cities and Cemeteries of Etruria del 1848), fu probabilmente scoperta nel corso degli anni Trenta (scavi del proprietario Bonci Casuccini). L’ipogeo situato nella Necropoli di Poggio Renzo fu riscoperto dalla Soprintendenza Archeologica per la Toscana nel 1997.
La tomba, che ha pianta cruciforme, è preceduta da un lungo dromos ed è sormontata da un piccolo tumulo. Era già violata al momento della scoperta e restituì materiali databili dalla metà del VI fino al primo quarto del V secolo a.C.. Nell’ipogeo in particolare furono rinvenuti frammenti di sarcofagi e di urna, di reperti in bronzo, di vasi di bucchero nero e grigio, di ceramica a vernice nera, di ceramica attica a figure rosse, di ceramica etrusca a figure nere e sovra dipinta e  di ceramica acroma. … continua a leggere La tomba dell’iscrizione di Chiusi

Porta bifora di Cortona

di Michele Zazzi

Porta bifora di Cortona

La Porta Bifora (o Ghibellina o Bacarelli) a doppio fornice è l’unica delle porte monumentali della cinta etrusca di Cortona che si è conservata. Si ipotizza che Cortona etrusca avesse sette porte.
Gli scavi (1986 – 1990) hanno consentito di verificare relativamente al periodo etrusco – romano due fasi costruttive della porta.
Nella prima fase risalente al IV – III secolo a.C. fu realizzata una porta ad unico fornice con connessa strada selciata.
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Le abitazioni degli Etruschi

Evoluzione dell’impianto abitativo etrusco

elementi architettonici decorativi del tetto della villa di Murlo (Museo di Murlo)
elementi architettonici decorativi del tetto della villa di Murlo (Museo di Murlo)

Durante il periodo più antico (fine del IX secolo – prima metà dell’VIII secolo a.C.) la casa etrusca aveva una forma circolare o ellittica, a un solo piano con pareti in argilla e graticcio di canne e copertura in strame con tetto a spiovente sostenuto da pali di legno. Tale aspetto si è mantenuto nella forma delle capanne in uso ancora pochi decenni fa in certe zone rurali della Toscana. L’interno era costituito da un solo ambiente con un’apertura di ingresso e sfiatatoi per il fumo, il pavimento era costituito da un sottile strato di ghiaia.

Gli scavi hanno messo in luce resti di abitazioni di questo tipo a Luni, San Giovenale, Veio e Tarquinia. Le urne cinerarie a capanna riproducono simbolicamente tali forme. … continua a leggere  La casa degli Etruschi

Hinthial, l’Ombra di San Gimignano

di Michele Zazzi

Nel 2010 in località Torraccia di Chiusi a San Gimignano (SI), nell’ambito di uno scavo relativo ad una canalizzazione fognaria, è stato riportato alla luce un bronzetto di forma allungata particolarmente pregevole.
La statuetta, chiamata Hinthial (= anima, sacro), risultava sepolta in posizione prona vicino ad un altare in pietra di forma parallelepipeda (65 x 70 x 80 cm) che presentava evidenti tracce di combustione e faceva parte di un’area sacra (una stipe, un deposito votivo od un santuario?) posta  nei pressi di una sorgente. L’area fu in uso senza soluzione di continuità dal III secolo a.C. al II d.C.
Sul posto sono state ritrovate anche varie offerte, frammenti ceramici, bronzi e monete. Parte del materiale ceramico è stato rinvenuto in stato frammentario ma per lo più ricomponibile; le offerte potrebbero pertanto essere state rotte intenzionalmente (defunzionalizzazione).
Il bronzetto fu ritrovato nel punto più basso del deposito che quindi doveva essere all’origine del sito.

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