di Giovanni Caselli

Direttrici stradali fra Bologna e Firenze
Direttrici stradali fra Bologna e Firenze

Nel 1972 preparai su invito del Professor John Evans, che fu Direttore dell’ Institute of Archaeology (oggi parte dell’University College Londra) dal 1973 al 1989 molto noto per le sue ricerche sull’archeologia preistorica del Mediterraneo, e in particolare la cultura preistorica di Malta. un seminario sul tema ” Some Patterns of Settlement and Communications in Ancient Etruria”, Dove illustravo i risultati di ricerche di archeologia etrusca e romana in Toscana: presenti il Prof. John Evans il Dr. John Nandris, e il Prof Hugo Blake, Marzo 1973.
Diversi indizi di natura antropologica culturale, e ritrovamenti archeologici, da me compiuti tra la zona di Fiesole e quella di Cintoia in Chianti (Montescalari) indicavano che questa via naturale percorrente lunghi ininterrotti crinali fosse una delle vie più antiche d’Italia. Secondo modelli che si rifanno a Saverio Muratori (fondatore dell’urbanistica moderna) e ad altri pionieri dell’urbanistica; l’anticrinale dell’Appennino che fa capo a Bologna a nord e a Gonfienti a sud, con la sua logica continuazione lungo i Monti del Chianti, e lo spartiacque dell’altopiano tufaceo laziale, costituiscono un percorso naturale che giustifica chiaramente la posizione geografica di Bologna, Firenze e Roma nel contesto di un comportamento umano spontaneo dettato dalle condizioni geomorfologiche della Penisola. Chi scrive esplorò e rilevò, con i mezzi di allora, questa direttrice naturale per intero, tra il 1978 e il 1982, dopo averne postulato l’esistenza in linea teorica durante il seminario riportato sopra. A parte ogni ipotesi, o considerazione scientifica, la viabilità che correva lungo l’intero sistema di crinali era interamente percorribile nel 1978 ed era bellissima, offrendo vasti panorami sul Valdarno superiore, sul Chianti e la Val d’Orcia e sull’Umbria. A farmi ipotizzare che questo fosse un percorso antico fu il fatto che il controcrinale terminava nella Pianura Padana esattamente in corrispondenza della grande città etrusca di Felsina che lasciava supporre un eguale insediamento urbano sulla pianura fiorentina tra Sesto e Prato.

Zona archeologica di Gonfienti (Prato)
Zona archeologica di Gonfienti (Prato)

Risalente alla fine del VII secolo a.C., esisteva una città etrusca presso Gonfienti che costituiva il baricentro dell’importante via di comunicazione tra l’Etruria centrale e l’Etruria padana alla quale con tutta probabilità si doveva la bonifica dell’intera zona pedemontana tra Firenze e Agliana. Abbandonata intorno alla fine del V secolo a.C. per ragioni ancora ignote, Gonfienti (Probabimente detta Bisenzo dagli Etruschi) viene riconosciuta come una delle principali città etrusche dell’epoca arcaica, testimoniata dall’importanza dei reperti finora riemersi da scavi nella loro fase iniziale, come le ceramiche attiche di grande pregio recuperate, fra le quali la kylix attribuita a Douris, artista greco attivo ad Atene, tra il 500 e il 475 a.C.. Gonfienti, del cui probabile nome etrusco porta memoria il fiume Bisenzio, comunicava direttamente con Bologna per il controcrinale suddetto, quindi comunicava con Pisa e il Tirreno per vie d’acqua, mediante l’Arno e il Bisenzio, naturalmente canalizzati. A nord Bologna prosperava in virtù della rete di canali stabilitasi durante l’Età del Bronzo con le terremare la cui cultura materiale si trova lungo tutto il pedemonte meridionale dell’Appennino da Sesto Fiorentino ad Agliana. Con tutta probabilità percorso da un canale. Il che giustificherebbe la prosperità degli insediamenti rinvenuti lungo tutta questa linea, caratterizzati da una cultura materiale di tipo padano.
L’abbandono di Gonfienti nel V secolo a.C. collima con lo sviluppo della città etrusca di Fiesole e soprattutto dell’antichissimo porto fluviale di Firenze e il punto naturale dell’attraversamento dell’Arno da dove, oltrepassata l’Impruneta, si raggiungeva il crinale antiappenninico, i Monti del Chianti, a Cintoia. Un secondo attraversamento dell’Arno risulerebbe a Compiobbi dove geograficamente inizia la catena dei Monti del Chianti.

Particolare della kylix di Gonfienti attribuita a Douris
Particolare della kylix di Gonfienti attribuita a Douris

Da Cintoia il crinale è ininterrotto ed è costellato da siti etruschi sino al guado del fiume Paglia, oltrepassato il quale si raggiungono Bolsena e Montefiascone da dove la Via Cassia porta a Roma percorrendo lo spartiacque in modo esatto. E’ chiaro dalla distribuzione dei siti etruschi urbani e non solo urbani, ma ricchi, che le vie d’acqua sono state fatalmente sottovalutate dai ricercatori, nonostante il fatto che le fonti storiche insistano sulla grande esperienza degli etruschi come “idraulici”. Riparavano forse rubinetti? Come risultato le considerazioni tradizionali riguardanti gli insediamenti e la viabilità dell’Etruria sono buttate là a casaccio o, nel migliore dei casi, sono frutto di ipotesi infondate.
Che parte di questo percorso naturale, da Bologna al Mugello sia stato poi entrato a far parete delle viabilità romana, non lo si può escludere; neppure è da escludere che questo tratto della via naturale sia diventato la via Flaminia Militare è ugualmente probabile.

Bibliografia

G Caselli, La Via Tyrrhenica e altri percorsi pastorali della Toscana collinare, in AAVV Campagne maremmane tra 800 e 900, Grosseto, Centro 2P, 1981.

G.Caselli. https://www.academia.edu/5124198/THE_CASELLI_LECTURES_IN_ETHNOARCHAEOLOGY

Cesare Agostini, Franco Santi, La strada Bologna-Fiesole del II secolo a.C. (Flaminia Militare), Clueb, Bologna (2000); ISBN 88-491-1442-7 (versione digitalizzata)

Cesare Agostini, Franco Santi, La strada Flaminia Militare del 187 a.C. Tutto il percorso Bologna Arezzo, Grafis 2012.

Giovanni Caselli, Esplorazione del crinale naturale Setta-Savena in “Atti e Memorie della Deputazione di Storia Patria per le province di Romagna, XLV, Bologna, 1994-5.

Nereo Alfieri, Alla ricerca della via Flaminia Minore, in “Atti dell’Accademia delle Scienze dell’Istituto di Bologna, vol.LXIV, 1975-76, Bologna.

Nereo Alfieri, La via Flaminia Minore, in “La viabilità fra Bologna e Firenze nel tempo”, Atti del convegno Firenzuola–S.Benedetto Val di Sambro, 1989, Costa Editore, Bologna, 1992.

Paola Foschi, Una nuova tappa di studi sulla via Flaminia Minore,in” Il Carrobbio,2003,Patron editore ,Bo,2003.

Paola Foschi, Nuove scoperte documentarie per la via Flaminia Minore, in “Atti e Memorie della Deputazione di Storia Patria per le province di Romagna, XLV, Bologna, 1994-5.

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