di Salvina Pizzuoli

In un paesaggio morbido e ondulato, su un terrazzo di tufo sul bacino del Marta, Tuscania ci accoglie circondata da mura e dal verde.

Situata nell’antica Tuscia viterbese ha origini etrusche come dimostrano a partire dal VII secolo a.C. gli insediamenti a sud e a nord del colle di San Pietro, colle dove oggi sorge la splendida basilica omonima. L’aggregazione dei diversi villaggi in un’unico centro si verificò lentamente, stabilizzandosi dalla seconda metà del IV secolo a.C. quando raggiunge il massimo del suo splendore accentrandosi sui colli di S. Pietro, del Rivellino e di Poggio fiorentino, i tre colli che la caratterizzano. Dopo la conquista romana, ne diventerà municipium intorno al 90 a.C., diviene un caposaldo a controllo del vasto territorio della Tuscia, di cui occupava una posizione centrale, potenziata dall’importante via di comunicazione, la Via Clodia. A seguito del crollo dell’Impero Romano, la sua storia fu travolta dalle diverse invasioni barbariche che si succedettero e che si conclusero nel 774 con la fine del ducato longobardo e con una crescente influenza della chiesa.
Esautorato il Vescovo dei poteri civili, si trasformò lentamente in  libero Comune (1143)  mentre è del 1220 la documentazione della città come Comune, con i suoi statuti e le tipiche magistrature comunali dilaniato però da lotte interne tra le diverse fazioni e conteso. Il XIII secolo vede Tuscania in fermento anche per le lotte intestine tra le famiglie ghibelline e guelfe.

La fontana delle sette cannelle al’interno della cinta murtaria

La formazione di un centro urbano difeso da una cinta muraria, fortificata da innumerevoli torri, avvenne tra il XII e il XIII secolo e includeva il colle San Pietro e il Rivellino, rimasti invece fuori dalla nuova cerchia di mura, resasi necessaria dopo le devastazioni del 1495 dalle retroguardie delle  truppe francesi di Carlo VIII che determinarono negative conseguenze nell’ attività agricola, caratterizzata dalla produzione di cereali e dall’allevamento ovino e bovino, e nella sua attività artigianale e commerciale.


Il Cinque e Seicento vedono affluire una grande quantità di ricchezza derivante dalla terra e dall’allevamento. I ricchi proprietari di terre e di bestiame investono notevoli somme per costruire i loro palazzi tardo-rinascimentali. Parallelamente gli amministratori comunali decorano la città con artistiche fontane barocche e le strade vennero quasi totalmente pavimentate. Se nel Settecento non si realizzano grandi opere pubbliche, nell’Ottocento si avverte una certa ripresa economica che si riflette anche nel campo degli scavi archeologici, ad opera di Vincenzo Campanari e figli

La piazza del duomo e la fontana

Il colle di San Pietro e il Rivellino

La fontana nel Parco di torfre Lavello

Un tratto della cinta muraria

Questo sintetico excursus possiamo ritrovarlo nelle opere e nelle strutture cittadine in cui è possibile rileggere la lunga storia che ha caratterizzato Tuscania.
Se sicuramente come visitatori siamo attratti soprattutto dalle basiliche romaniche di San Pietro e di Santa maria Maggiore, veri gioielli dell’arte del periodo, le mura, le torri, i palazzi, le fontane, senza tralasciare le numerose necropoli restano tangibili documenti dell’interessante storia del luogo e del territorio che conserva nella tradizione agricola e nell’allevamento, quindi nei formaggi, nei piatti tipici, l’impronta di un cammino a lungo protrattosi nel tempo.
E cosa dire del nome, sappiamo che l’antico nome di questo borgo murato era  Tuscana, citato da Plinio il Vecchio, dal latino, con derivazione da tuscum più il suffisso -anus che indica possesso, con il significato di città dei Tusci, il nome con il quale i Romani chiamavano gli Etruschi, quindi Toscanella fino al 1911, denominazione che compare in alcuni atti a partire dal 1206,  e oggi Tuscania.

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