Dalla linea dell’Arno all’Appennino

Dall’Arno ai passi dell’Appennino, la Quinta Armata inseguì le truppe tedesche in ritirata, modificando i propri piani fino all’attacco decisivo contro le difese del Giogo.

Dall’Arno ai passi dell’Appennino, la Quinta Armata inseguì le truppe tedesche in ritirata, modificando i propri piani fino all’attacco decisivo contro le difese del Giogo.

All’inizio di settembre 1944 la Quinta Armata alleata avanzò a nord di Firenze, ma incontrò una difficoltà inattesa: mantenere il contatto con le principali forze tedesche. Due ripiegamenti volontari del nemico sconvolsero i programmi relativi alle zone di raccolta, alle postazioni d’artiglieria e al fuoco preparatorio. Il primo, iniziato il 31 agosto, fu una conseguenza dell’offensiva dell’Ottava Armata sul versante adriatico, che costrinse i tedeschi a trasferire riserve e reparti. Abbandonata l’idea di rallentare gli Alleati lungo l’Arno, essi preferirono ritirarsi per evitare l’accerchiamento.

Il 1° settembre il IV Corpo e il XIII Corpo britannico si mossero in avanti. A ovest, il IV Corpo attraversò l’Arno quasi senza opposizione, ma procedette con prudenza per non compromettere la sorpresa dell’attacco principale. A est, il XIII Corpo occupò le colline sopra Firenze e raggiunse le pendici che chiudevano l’accesso alla valle della Sieve. Intanto il II Corpo trasferì segretamente a nord della città la 34ª e la 91ª Divisione, insieme all’artiglieria. Le piogge, però, portarono l’Arno in piena, rendendo inutilizzabili i guadi e travolgendo molti ponti galleggianti; i collegamenti furono assicurati soprattutto da due ponti Bailey costruiti a Firenze.

Nella notte tra il 5 e il 6 settembre i tedeschi effettuarono un secondo ripiegamento, lasciando senza combattere le alture a sud della Sieve e attestandosi sulla Linea Gotica. Gli Alleati dovettero quindi spostare nuovamente uomini e cannoni. Anche il piano d’attacco cambiò: invece di affrontare frontalmente le robuste difese del passo della Futa lungo la statale 65, il II Corpo avrebbe sfondato al passo del Giogo, puntando su Firenzuola e aggirando la Futa. L’obiettivo più ambizioso era superare l’Appennino, raggiungere la pianura Padana e contribuire all’accerchiamento delle forze tedesche a sud del Po.

L’avanzata principale cominciò il 10 settembre. La 34ª Divisione incontrò dapprima una resistenza modesta, poi sempre più forte: terreno in salita, campi minati e difesa tedesca ridussero i progressi da chilometri a poche centinaia di metri. La 91ª Divisione attraversò la Sieve prima dell’alba dell’11 e si spinse ai piedi dei monti Calvi, Monticelli e Altuzzo, capisaldi che dominavano il passo del Giogo. Qui il fuoco di armi leggere, mortai e artiglieria divenne intenso e fermò le avanguardie davanti alle posizioni esterne della Linea Gotica.

Sugli altri settori l’avanzata seguì lo stesso andamento: rapida finché il nemico si ritirava, lenta quando si avvicinavano le fortificazioni appenniniche. Il IV Corpo svolse soprattutto un’azione secondaria, esercitando pressione per impedire ai tedeschi di spostare reparti verso il settore decisivo. Il 12 settembre Firenze e l’Arno erano ormai quasi trenta chilometri alle spalle delle unità avanzate. I preparativi alleati per un difficile attraversamento del fiume si erano rivelati in gran parte superflui; la vera battaglia cominciava ora, davanti alle difese della Linea Gotica.

Dalla storia della Quinta Armata americana, 1944 di Chester G. Starr, responsabile della Historical Section della U.S. Fifth Army

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