ovvero un gioiello dell’architettura romanica in val di Starcia tra le crete senesi

di Salvina Pizzuoli 

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L'abside e il campanile
Sant’Antimo l’abside, il campanile e il deambulatorio

A Sant’Antimo occorre andarci, non ci si può passare per caso o capitarci: bisogna prima arrivare a Montalcino e poi scendere nella conca che accoglie l’abbazia tra colli verdeggianti che l’autunno colora col giallo oro dei pampini e i rossi delle foglie caduche, dipingendone i declivi. La natura fa da cornice splendida insieme agli olivi centenari, al prato e al verde intenso del vecchio cipresso che svetta affiancando il raffinato campanile di struttura lombarda. Come non restare incantati dalla felice combinazione di questa architettura maestosa con la dolcezza del paesaggio, la cui struggente e solenne armonia conquista il visitatore. Sant’Antimo è immergersi in un altro tempo, lontano e avito, che rassicura con la mole della storia che l’accompagna.

La facciata
La facciata

Non è semplice raccontare Sant’Antimo tanti sono i segni particolari di cui si fregia all’interno e all’esterno.

Il campanile e il paesaggio
Il campanile e il paesaggio

In travertino all’interno e all’esterno ha decorazioni in pietra di onice derivata dalle vicine cave di Castelnuovo: il travertino insieme all’alabastro delle decorazioni conferiscono all’insieme un bel colore giallo dorato che riluce tra il verde del prato e della macchia circostante.

L'abbazia di Sant'Antimo
L’abbazia di Sant’Antimo

Una leggenda la vuole fondata da Carlo Magno che molto probabilmente vi era passato nel 781 seguendo una breve deviazione dalla via Francigena, una delle principali strade del tempo costellata lungo il percorso da pievi e abbazie, luoghi di accoglienza dei pellegrini verso Roma: della prima abbazia risalente all’VIII secolo ne resta ancora visibile, lungo l’abside, una di diversa struttura detta Cappella Carolingia cui oggi si accede dall’interno e funge da sacrestia con affreschi di Giovanni d’Asciano che raccontano la storia di San Benedetto.

La Cappella Carolingia
La Cappella Carolingia
Gli affreschi nella sagrestia
Gli affreschi nella sagrestia

L’abbazia attuale fu infatti dovuta all’opera di ampliamento e abbellimento dei monaci benedettini intorno all’XI secolo. All’esterno il deambulatorio è decorato con colonne dai capitelli scolpiti e protomi, classici elementi decorativi incisi o in rilievo, come in questo caso, a ornamento di mensole o cornici con teste e busti di animali: draghi leoni tori.

Particolare esterno dei protomi che sorreggono la cornice
Particolare esterno dei protomi che sorreggono la cornice
L'arco del portale
L’arco del portale

La facciata colpisce per la sua lineare semplicità cui danno snellezza una monofora e una bifora nell’ordine una sopra l’altra a breve distanza. Un portale ne abbellisce l’ingresso principale mentre due semicolonne lateralmente sono decorate con semicapitelli con elementi zoomorfico-fantastici come quello con due leoni con la testa in comune. Risale al XII secolo: si compone di un’architrave decorata con volute di fogliame a simboleggiare l’albero della vita, sormontato da un arco a tutto sesto sorretto da capitelli di epoca di poco successiva con palmette, nello stile delle sculture tolosane, nella cornicetta e mensole con testa di leone.

Particolare del semicapitello con i due leoni di fianco al portale
Particolare del semicapitello con i due leoni di fianco al portale
Particolare del portale.
Particolare del portale.

L’interno stupisce non solo per l’ imponenza, ma per la luce e i colori caldi e sfumati che accolgono il visitatore dentro un alone luminoso.

La prima diversità che si nota subito rispetto all’impianto romanico toscano sono il coro a deambulatorio che si apre a raggiera con cappelle radiali, elementi estranei all’architettura italiana, che testimoniano influssi d’oltralpe. Tre navate divise da colonne e pilastri con capitelli di onice e travertino a foglie lisce o a fogliame liscio e sfere o finemente istoriati, la slanciano verso il matroneo o loggiato aperto da eleganti bifore sopra le arcate. Se si alzano gli occhi sotto le navate laterali colpisce la bella struttura delle volte a vela. L’altare su tre scalini è semplice e lineare sovrastato da un bel crocifisso ligneo del XIII secolo. Dietro l’altare a destra affreschi del XV secolo raffigurano un pontefice, forse Gregorio Magno e un santo.

Affreschi del XV secolo
Affreschi del XV secolo
L'interno
L’interno con il deambulatorio e le cappelle a raggiera
Interno, l'abside illuminata dalla bifora
Interno, l’abside illuminata dalla bifora

Il colpo d’occhio è notevole, ma quel che commuove è l’austera bellezza delle forme architettoniche su cui la luce, proveniente dalla bifora che si apre in alto sull’abside orientata a est, costruisce a seconda delle ore nuove suggestioni.

Interno le volte a vela
Interno le volte a vela
Interno, particolare di un capitello
Interno, particolare di un capitello
Interno particolare delle bifore
Interno particolare delle bifore
Una delle cappelle del deambulatorio
Una delle cappelle del deambulatorio

E pensare che dopo essere stata soppressa nel 1462 da papa Pio II solo con i restauri dei Canonici Regolari Premonstratensi è tornata a nuova vita. Oggi le sue mura risuonano di canti gregoriani che la domenica accompagnano la liturgia: seguaci della regola di Sant’Agostino, i padri che oggi ancora per poco (dovrebbe infatti passare sotto la giurisdizione di un’ altra notevole struttura: Monte Oliveto Maggiore) la riempiono con la loro coralità, sono prevalentemente di origine francese.

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