Percorsa e descritta dal prof. Giovanni Caselli

Tratto della Cassia da Volsinii ad Arretium

Uscita da Bolsena la Via Cassia niente ha più a che fare, nel suo corso, con quella che oggi è la SS2 Cassia; tuttavia crea confusione sul suo corso anche una Via Traiana Nova che da Bolsena si dirigeva verso il territorio di Chiusi e a Perugia, costituendo peraltro una scorciatoia della Cassia fra il colle dopo Bolsena e Fabro; questa via fu

Area archeologica di Volsini

edificata nel 108 d.C.

La Cassia si dirigeva verso nord est, evitando Orvieto, transitando per Albergo la Nona, traversava il fiume Paglia dove esistono i ruderi dei piloni del ponte romano, forse augusteo, situato 3 Km in linea d’aria a nord di Orvieto.

Orvieto è stata ormai identificata come l’antica etrusca Volsinii. S’innalza sul suo piedistallo di tufo alla confluenza del fiume Paglia col Chiani e la sua cuspidata cattedrale gotica fa ormai parte del panorama autostradale per milioni di automobilisti.

Le tombe erano piene di vasi attici e dei famosi buccheri, oreficeria e bronzi, dal VIII secolo al III a.C. quando la città fu distrutta.

La città attuale ricopre quasi completamente ogni resto di quella etrusca, tuttavia essa fu una ricca città, specialmente fra il VI e il V secolo a.C., quando un’aristocrazia di mercanti portò opulenza alla città.

Vi sono a Orvieto i resti di almeno sei templi, fra i quali quello del Belvedere è il più noto. La vicina Necropoli di Crocifisso del Tufo è pianificata come una città, con strade intersecanti e isolati formti da tombe con i nomi dei defunti incisi sugli architravi delle porte d’ingresso.

Il Museo Archeologico di Orvieto rivela l’intera storia della stupenda città, purtroppo, anch’essa, messa in ginocchio e resa invivibile dall’automobile, anche se per traversarla a piedi occorrono non più di tre minuti a una persona sana.

La strada segue il Paglia per 4-5 Km, sulla sponda opposta a quella dell’autostrada, quindi su per il torrente Ritorto fin presso Fabro da dove inizia a seguire il Chiani da ovest fino a Chiusi, transitando nella valle che separa Cetona e Sarteano da Città della Pieve, tutti antichi centri di origine etrusca.

Chiusi tratto delle mura etrusche

L’etrusca Clevsin o Camars, che divenne Clusium per i Romani, sorse su un colle prosicente la Val di Chiana, forse prima dell’VIII secolo a.C. in una zona popolatissima sin dal Neolitico, ma particolarmente dall’Età del Bronzo. La personalità cultrale di Clusium fu fortissima, forse proprio perché allo stanziarsi dell’aristocrazia etrusca la vecchia aristocrazia locale già aveva acquisito un’individualità artistica ben definita. I centri preistorici del Monte Cetona, particolarmente quello di Belverde, furono molto importanti nell’Italia preistorica e protostorica. Fra il VI e il IV secolo a.C. Clusium fu una grande potenza, il suo ‘Lucumone” o re locale, Porsenna, conquistò Roma, ma non riuscì a dominarla, per cui la città cercò sfogo ai suoi commerci verso nord e fondò colonie oltre l’Appennino. Una di queste colonie fu Misa, fondata ex novo, presso l’attuale Marzabotto, a sud ovest di Bologna, anch’essa forse colonizzata dai chiusini e chiamata Felsina.

Chiusi – uno dei cunicoli del Labirinto di Porsenna

Della città etrusca poco rimane, eccetto parte delle mura  -a Porta Romana e Porta al Prato- e i numerosi sepolcreti. Della romana Clusium rimangono l’impianto urbano e alcune mura. Dalle necropoli chiusine provengono tesori d’arte come in vaso attico detto François, dal nome dello scopritore; innumerevoli tesori trafugati da generazioni di ladri, si trovano in tutti i musei e collezioni private del mondo -chi non possiede almeno un ‘bucchero’ chiusno fra i collezionisti di anticaglie?

A Clusium vi erano tombe dipinte, anche se non belle e numerose come a Tarquinii, tuttavia queste rivelano mitologie e aspetti di vita quotidiana molto interessanti.

La città fu assorbita nella sfera di roma dal 296 a.C. e divenne in pratica una base militare. Sotto Silla, nell’82 a.C., vi fu dedotta una colonia di veterani e gli etruschi persero le loro terre migliori.

Il Museo Civico di Chiusi mostra la personalità dell’arte chiusina, particolarmente nei vasi cinerari antropomorfi, detti ‘canopi’ perché vagamente somiglianti ai quei vasi egizi. Cippi, urnette cinerarie e stele mostrano rilievi di estrema vivacità e bellezza, raffiguranti scene di vita o miti classici.

A Clusium troviamo , i epoca imperiale, un bivio. A Destra transitanva per Arezzo la Cassia Vetus, a sinistra era invece la ‘scorciatoia’o Cassia Nova, di epoca traianea, che evitava Arezzo. Fra Chiusi, Arezzo e Firenze il tracciato della Via Cassia è stato soggetto di dispute e bisticci fra archeologi professionisti, dilettanti ed eruditi vari, ognuno con una risposta definitiva e indiscutibile al problema del percorso della Via.

Il fatto che la Val di Chiana sia un’area che ha subito intense bonifiche il cui tessuto topografico è stato grandemente alterato fa sì che gli unici punti di riferimento certi per la viabilità antica siano i ritrovamenti di cippi miliari e gli antichi itinerari riferiti ai toponimi che ancora sussistono.

Un cippo miliario recuperato durante le bonifiche granducali della Val di Chiana, attesta, inequivocabilmente, che l’imperatore Adriano:“VIAM CASSIAM VETUSTATE COLLAPSAM A CLUSINORUM FINIBUS FLORENTIAM PERDUXIT” dell’anno 123

d.C.. L’Itinerario Antonino include in questo tratto una stazione detta ad Statuas, a 12 miglia da Chiusi. La Tabula Peutingeriana da invece una ad Novas a 9 miglia da Chiusi.

Il problema si risolve assumendo due percorsi per Arezzo -oltre alla Via di Adriano che evitava questa città- ad Statuas si trovava sull’itinerario della Cassia Vetus -tanto per identificarla-, lungo le colline a est del Clanis Flumen; ad Novas si trovava invece lungo un’aternativa che transitava a ovest del Clanis e da cui si diramava la via di Adriano, proprio da questa stazione. Allora la Cassia Vetus raggiungeva Arretium, passando sotto Cortona.

Cortona ha un’antica tradizione erudita, sede di accademie e istituti culturali. La città fu considerata fra le più antiche d’Italia, addirittura legata alle peregrinazioni di Odisseo; gli archeologi hanno invece datato l’isediamento urbano aml IV secolo a.C., quindi assai tardo come centro etrusco, tuttavia, tombe isolate e necropoli fanno risalire la presenza etrusca in zona al VI secolo a.C. se non prima.

Tomba Melone di Camucia

Anche se le mura etrusche di Cortona si estendono ben oltre gli attuali limiti cittadini, della Curtun etrusca nulla si vede oltre queste mura del VI secolo a.C.. Le tombe a tumulo, tuttavia, situate guù nel piano -una scoperta recentissimamente- sono monumenti di notevole interesse. I cosiddetti ‘meloni’ sono tumuli che ricoprono camere sepolcrali di famiglie nobili locali. Il “Melone di Camucia” ad esempio, fu in uso dal VI al VI secolo a.C. senza interruzione.

A est della Via si trova il Lago Trasimenna, oggi Trasimeno, non vulcanico, è un lago-palude che, un tempo assai più ampio, sta riducendosi di anno in anno. Presso Tuoro, a Sanguineto si svolse la tremenda battaglia fra Annibale e l’esercito romano del console Flaminio nel 217 a.C. di cui Livio scrive a lungo.

“Annibale ridusse a un deserto, con le devastazioni della guerra, il territorio fra la città di Cortona e il Lago Trasimeno, per incitare all’ira il nemico e indurlo a vendicarsi. I Cartaginesi erano già pronti in ripari appositamente preparati per le imboscate là dove il Trasimeno si avvicina di più ai moni di Cortona. In mezzo vi era una via strettisima, adatta agli agguati; alla sua uscita si apriva una piana circondata da ripidi colli. Qui Annibale pose il suo campo, in un luogo aperto e visibile dove egli si collocò assieme agli Africani e agli Spagnoli, mentre fece andare dietro le colline i frombolieri balearici e soldati armati alla leggera. La cavalleria era neascosta opportunamente da rialzi, allo sbocco del passo, alloscopo di chiudervi i Romani appena vi fossero entrati.

Flaminio era giunto il giorno prima sul lago e non aveva fatto alcuna ispezione; il giorno seguente, alle prime luci dell’alba, passò le gole e dopo che l’esrcito aveva iniziato a dispiegarsi in uno spazio aperto, avvistò i nemici, ma solo quelli che gli stavano di fronte: le imboscate che lo sovrastavano di lato e alle spalle erano nascoste alla sua vista. Annibale,

secondo il suo piano, appena chiuso il nemico fra il lago e i monti, diede a tutti il segnale di assalto. I soldati di Annibale accorsero ciascuno verso il più vicino dei nemici; l’attacco fu tato più repentino e improvviso, per i Roman, per il calare della nebbia alzatasi dal lago, la qule si era addensata più sul piano che sui monti, proprio mentre la ciurma dei nemici precipitava a valle da ogni collina tenendosi d’occhio e coordinando i movimenti.

Dalle grida i Romani si resero conto di essere circondati, ancor prima di constatarlo con gli occhi. Iniziò llora il combattimento di fronte e dai fianchi prima che i Romani potessero por mano alle armi e impugnar le spade”. (Livio,XXII, 4)

Il console Flaminio venne ucciso da un Gallo Insubrio che lo riconobbe come devastatore della sua terra. I Romani, senza più giuda si diedero alla rotta, ma i pochi superstiti furono piegati alla sottomissione e costretti a una umiliante consegna delle armi.

Arezzo – Resti delle mura etrusche

Arretium, che sorge vicino alle montagne, è fra tutte la città più interna; rimane a 1200 stadi da Roma, mentre Clusium è a soli 800 stadi. Perugia è vicina a queste due. Ma il lago più lontano e vicino ad Arretium e il Trasumenna (Trasimeno), presso il quale è il passo dal quale un esercito potrebbe riversarsi in Tyrrhenia dalla Celtica, è questo il passo usato da Annibale. Vi sono, tuttavia, due passi, questo e quello verso Ariminum attraverso Ombricia. Il passo verso Ariminum è migliore, in quanto le montagne qui si abbassano sensibilmente; ma siccome queste montagne erano ben guardate, Annibale fu costretto a scegliere il passo più difficile, tuttavia, egli ne prese controllo dopo aver battuto Flaminio in grandi battaglie.

(Strabone, Geografia, 9)

La via Cassia Antica: primo itinerario da Roma a Sutri

La via Cassia Antica: secondo itinerario da Sutri a Bolsena

La via Cassia Antica: quarto itinerario da Arezzo a Fiesole

La via Cassia Antica: quinto itinerario da Fiesole a Firenze

La via Cassia Antica: sesto itinerario da Firenze a Lucca

Strade romane in Etruria