Percorsa e descritta dal prof. Giovanni Caselli

Panoramica del lago di Vico

Piacevole e pittoresca è tutta la strada fino a Capranica, probabilmente un’ennesima cittadina etrusca su un’ennesimo sperone tufaceo. All’altezza della stazione ferroviaria di Vico Matrino sull’incrocio per il Lago di Vico era la stazione della Via Cassia di Vico Matrini. Il Lacus Ciminus degli antichi rimane a 507 m di altitudine all’interno di un cratere vulcanico, meno ampio degli altri -Bracciano e Bolsena- ma più alto e pittoresco; ha uno specchio di 3,5 Km per 4 Km. Un po’ spostato rispetto al centro del cratere è un cono vulcanico detto Monte Venere. Il cratere boscoso rievoca le numerose storie che in antico si narravano a proposito del Lago, come quella di Ercole in cerca delle ninfe Melissa e Amaltea. L’eroe conficcò la sua clava entro il cratere e quando l’estrasse l’acqua zampillò a riempirlo formando l’attuale lago. Strabone descrive alcune delle caratteristiche dei laghi dell’Etruria:

Anche i laghi contribuiscono alla prosperità della Tyrrhenia, essendo grandi e numerosi; essi sono anche navigabili e danno grandi quantità di pesce e vari uccelli di palude, anche giunchi, papiro e pennacchi di canna, sono trasportati a Roma via fiume- fiumi che escono dai laghi e

entrano nel Tevere. Fra questi laghi sono il Lago Cimino, il lago presso Volsinii, quello presso

Clusium e il lago più vicino a Roma e al mare -il lago Sabata (Bracciano). (Strabone, Geografia,9)

Chiesa di Santa Maria in Forcassi

La strada attuale passa per Vetralla, ma anticamente essa toccava la stazione di Forum Cassii, ossia ‘Santa Maria di Forcassi’, 2 Km a nord est di Vetralla. Il vico di Forum Cassii rifiorì nell’età buia , ma perì nuovamente, sopraffatto dalla vicina Vetralla, che a sua volta, centro etrusco, era stata abbandonata per il Forum sulla Via Cassia. Dopo Vetralla il tracciato antico rientra assieme al nuovo per rilasciarlo poco dopo. Dalla Cassia attuale, poco dopo il Km 74, l’antica continua quasi retta nei campi, spesso conservando il suo selciato originale, direttamente a ovest di Viterbo, nel tratto più evocativo, la Via Cassia, oggi ridotta a via campestre, presenta ponti, terrapieni e tagliate di epoca romana. In questo tratto era la stazione di Aquas Passeris, oggi Bagnaccio di Viterbo, dove l’acqua solforosa e calda dilaga attraverso la strada e nei campi vicini incontrollata, fra prominentienti ruderi di antichi stabilimenti termali. Qui è il noto Bullicame, rammentato da Dante. Sono queste celeberrime acque termali, note agli Etruschi, rinomate dai Romani che le paragonavano a quelle di Baia.

Cassia Vetus in località Terme di Bagnaccio

Vi sono in Tyrrhenia un gran numero di sorgenti calde e in virtù del fatto che si trovino vicine a Roma, esse ricevono un’affluenza di popolo non iferiore di quelle di Baiae, che sono di gran lunga le più famose.

(Strabone, Geografia, 9)

Dopo un breve abbandono nel periodo delle invasioni, esse risorsero nel Medioevo e divennero le terme dei papi di Roma. Il Rossellino vi innalzò un edificio detto poi Palazzo del Papa, questo fu distrutto dai Lanzichenecchi. Nel 1900 fu riedificato il bagno che fu poi distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale e ricostruito.

Il Ponte camillario della Via Cassia si trova all’interno del recinto delle Terme dei Lavoratori. Viterbo, una città destinata ad esser tagliata fuori dalle vie di comunicazione: la Cassia romana probabilmente la evitava perché allora si trattava di un villaggio di nessuna conseguenza di nome Surrina o Surrena, in epoca moderna l’hanno evitata la ferrovia e poi l’autostrada. Grazie anche a questo isolamento la cittadina aveva conservato, fino a pochi decenni orsono, un carattere d’altri tempi. Oggi Viterbo ha la sua ‘superstrada’ personale che la collega con Tarquinia e con Orte ed è finalmente in contatto col mondo!

Annio da Viterbo fece di tutto per dare un passato illustre alla sua città, ma non vi riuscì, in anni recenti è stato smentito. Il Museo Civico di Viterbo contiene numerosi e importantissimi reperti etruschi e romani dal territorio; dalle città etrusche di Civita Musarna, Norchia, Férento etc. La città, nel suo tessuto medievale, sembra conservare un arcano carattere etrusco; nelle vecchie mura di peperino e di nenfro dai cupi colori, i fregi gotici le fontane barocche, hanno un gusto sicuramente influenzato dall’arte etrusca locale; le simbologie delle fontane rinascimentali e barocche, dei fregi, degli stemmi, portano con sé uno strano carattere locale che può solo definirsi ‘etrusco’.

Castel d’Asso-necropoli etrusca

A ovest di Viterbo si trovano siti etruschi spettacolari: Castel d’Asso, l’etrusca Axia, ha una delle più evocative necropoli dell’Etruria laziale e le strade che collegano la zona con Viterbo sono tagliate profondamente nel tufo sì da formare terrificanti canaloni bui, col piano stradale solcato dai carri -oggi per lo più asfaltato- e con cuniculi che vi si aprono da ogni lato. La Via Cassia conserva il Ponte Camillario e il Ponte San Nicolao, ambedue a grossi blocchi di tufo ben squadrati. Poi il tratto conservato dell’antica via romana si interrompe bruscamente quando si incontra la strada per Marta sul Lago di Bolsena. Sull’incrocio sorgono spettacolari i resti di un gigantesco edificio termale; uno dei ruderi, la cisterna, è detto ‘La Lettighetta’, l’altro le terme è detto Bacucco. Quest’ultimo edificio fu studiato e disegnato da Giuliano da Sangallo che ne diede una bellissima interpretazione nel ‘Taccuino Senese’.

Dopo Monte Lugo, al fosso di Sanguinaria, si ritrova la strada selciata che sale gradatamente verso Montefiascone, forse l’antica Trossulum.

Ferentium Anfiteatro

Direttamente a est di questo punto, oltre l’attuale Cassia e oltre la comunale per Bagnoregio, si trovano due siti archeologici di gradissimo interesse: Ferentium e Acqua Rossa. Sulla collina di san Francesco circa 4 km in linea d’aria, a nord est di Viterbo, l’Istituto Svedese di Studi Classici di Roma ha riportato in luce, dal 1966 in poi, i resti di una cittadina etrusca del VII-VI secolo a.C., della quale si ignora il nome. La città fu distrutta e abbandonata, nulla vi fu riedificato, secoli e secoli di arature non profonde consentirono a

materiale sufficiente di conservarsi fino all’arrivo del famoso re etruscologo Gustavo Adolfo di Svezia.

Su un pianoro, in prossimità di miniere di rame esisté dapprima -IX-VIII secolo- un villaggio di capanne circolari e ovali, un insediamento villanoviano.

L’abitato etrusco vi sorse con un piano prestabilito, ma poi si sviluppò in modo spontaneo. Le case di quest’epoca,-ne sono state scavate a decine- rivelano molto sulla vita quotidiana degli etruschi, assai più di quanto rivelino le tombe, anche quando si pensa che queste riproducano le case.

Le case, quadrangolari, con telai di legno riempiti di mattoni crudi, poggianti su uno zoccolo di tufo, erano coperte di tegole ed embrici, come oggi ogni casa toscana; cortiletti, con portici a una o due colonne, fognature, decorazioni di terracotta sul culmine dei tetti. In ogni casa era un focolare contro nua pareten forse munito di cappa e canna fumaria.

Questo abitato, che ora le erbacce e l’abbandono sbriciolano e riportano sotto terra, ha confermato l’ipotesi dell’arrivo della civiltà etrusca dalla Lidia, in Asia Minore, data l’estrema similarità dei moduli abitativi e delle decorazioni allegoriche che riccamente li adornano con quelli dell’antica regione asiatica.

Più a nord giacciono invece i resti di una città etrusco-romana: Ferentium. La cittadina etrusca, forse erede di Acquarossa, fu distrutta dai Romani, ma risorse nel 240 a.C. circa, dopo che Volsinii e Falerii erano cadute. Fu federata con Roma e quindi municipio. Fu nota in età imperiale come città natale dell’imperatore Otho e di Flavia Domitilla, la madre di Tito.

Ferentium fu distrutta dai Viterbesi, per futili motivi, nel XII secolo. Ora Ferento è un sito archeologico in prossimità di Viterbo, il suo teatro é il monumento più prominente anche perchè è uno dei primi in Italia fuori dall’area ellenizzata.

Salire a Montefiascone lungo il lastrico perfettamente conservato della Via Cassia è un’esperienza che il lettore di questo libro dovrà, prima o poi, fare. Guardando indietro verso i Monti Cimini e la campagna di Viterbo, in un giorno di primavera, si ottiene uno spettacolo raramente ripetibile altrove.

Ugualmente singolare è la vista della chiotta cupola sangallese di Montefiascone, prominente sulla massa grigia del paesone, dalla via lastricata, che, per rettifili, si porta in quota senza affaticare il viaggiatore.

Chiesa di San Flaviano – Montefiascone

La Cassia passava davanti all’antica chiesa di San Flaviano, forse sorta su un edificio pagano; l’edificio attuale è tardo romanico, del XII secolo, ma esemplifica quell’influenza artistica ‘etrusca’ che continuò a pervadere il lavoro degli scalpellini viterbasi per secoli e secoli.

Il villaggio di Montefiascone sorse durante le invasioni barbariche come rifugio delle popolazioni circumvicine, ma sembra strano che esse abbiano scelto come rifigio un luogo così esposto, proprio su una delle vie delle invasioni!

Fanum Voltumniae

Nei pressi doveva trovarsi il misterioso Fanum Voltumnae, il grande santuario federale degli Etruschi, dove annualmente si teneva un festival , unico momento in cui la cosiddetta confederazione etrusca si riconosceva nazione. Tutti gli studiosi di etruscologia hanno il loro personale punto prediletto per l’ubicazione del Fanum, il ché significa che nessuno ha la più pallida idea di dove si trovasse.

La vista del lago di Bolsena, dal colle di Montefiascone può essere grandiosa, cartolinesca, impressionante, dipende dalla stagione e dal tempo metereologico: il lago cambia umore e aspetto repentinamente; il Volsinesis lacus, è un grande ‘catino’ con una sola uscita: il fiume Marta da sud. Misura 14 per 12 Km ed è il più grande dei laghi vulcanici. Si trova a 305 m di altitudine e ha una profondità massima di 146 m. Si formò nel Pliocene, e continuò ad essere attivo, assieme agli altri vulcani laziali, anche quando i primi esseri umani vi giunsero dall’Africa. Due pittoresche isole sorgono dallo specchio del lago, l’Isola Martana e la Bisentina. La Via Cassia scende trasverlalmente il pendio interno del cratere lacustre mentre si porta direttamente verso nord e Bolsena.

Questo tratto di strada non ricalca da vicino l’attuale strada, ma è più diretto. La zona è cosparsa di antichi insediamenti, perfino sotto le acque del lago è stato localizzato un villaggio preistorico fra Montefiascone e Bolsena. Il livello del lago si sarebbe infatti innalzato di 7-10 metri dai tempi classici a oggi.

Volsini – Area archeologica

Bolsena, la cittadina, prende il nome dall’antica Volsinii Novi, che sorgeva poco sopra l’attuale centro, e fu scavata dall’Ecole Françoise de Rome negli anni ’50-60. “Volsinis” è il nome della mansio romana della Cassia. La città di Volsinii Novi fu fatta costruire dai romani dopo che essi avevano espugnato l’antica etrusca Volsinii, cioé Orvieto (Urbs Vetus o Volsinii Vetus), e ne avevano trasferiti gli abitanti qui sul lago, dove un centro minore già esisteva. La fondazione della città risalirebbe al 265-264 a.C.; essa fu edificata sulla Via Cassia. Almeno in parte le possenti mura di cinta sembrano risalire al VI- V secolo e il carattere delle necropoli è orvietano.

Il villaggio di Bolsena sorse in epoca cristiana e rimase famoso per il Miracolo di santa Cristina, immortalato da Raffaello. Nel 292 d.C. una Cristina, figlia di Urbano, il prefetto cittadino di Volsinii Novi, venne, per ordine del cattivo padre, gettata nel lago con un sasso legato al collo.

Il sasso, invece di portarla a fondo, galleggiò come una ciambella di salvataggio, permettendo alla ragazza di tornare a riva. Sulla ‘zattera’ rimasero impresse le impronte della fanciulla. La pietra fu trasformata in mensa d’altare e poi avvenne il ‘miracolo’ vero: nel 1263, un prete di Praga, scettico a proposito della transustanziazione, celebrò la messa nella cappella e, mentre compiva il rito, l’ostia incominciò a gocciolar sangue, dopo di chè i suoi dubbi furono fugati e le certezze degli astanti confermate.

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