di Giovanni Caselli

Il geografo Strabone

Siamo in mezzo alla terra d’Etruria dalle numerose e nobili città. Sarebbe impossibile menzionarle tutte e descrivere le loro ricchezze. Strabone, pragmaticamente descrive l’Etruria con dovizia di particolari. Ma chi erano gli Etruschi? Da dove venovano? prima di iniziare il viaggio lungo la Via Cassia, da Roma a Chiusi, Arezzo, Fiesole e Lucca, sentiamo il parere di un ‘autorità dell’epoca, visto che gli studiosi moderni non si trovano ancora daccordo.

Così la descrive il geografo greco Strabone vissuto nel I° secolo a.C nella sua monumentale opera, la Geografia.

Chiamiamo Seconda Porzione quella Ligustica (Liguria) situata negli Appennini stessi, fra quella Celtica che ho appena descritto e la Tyrrhenia. Non ha nulla che valga la pena descrivere dettagliatamente, eccetto dire che la gente vive principalmente in villaggi, arando o zappando terreni aspri, o piuttosto, come dice Poseidonius, cavando pietre. La Terza Porzione è contigua alla Seconda -mi riferisco al paese dei Tirreni, i quali controllano le pianure che si estendono giù fino al Tevere, e il cui paese è bagnato,(si fa per dire) dal fiume a oriente fino alla sua foce, a ovest dal Tirreno e dal Mare Sardo. Ma il Tevere sgorga dagli Appennini ed è alimentato da diversi fiumi; in parte esso scorre attraverso la Tirrenia stessa, poi il corso stesso separa l’Ombrica dalla Tirrenia, poi il paese dei Sabini e quella parte del Latium che è più vicina a Roma e che si estende fino al litorale. Queste tre ultime regioni si trovano quasi parallele al fiume e alla Tirrenia in senso trasversale e fra di loro in senso verticale; esse raggiungono quelle parti dell’Appennino che si trovano vicine all’Adriatico in questo ordine: prima vi è l’Ombrica, poi il paese dei Sabini e infine il Latium, tutte inizianti dal corso del fiume. Il paese dei Latini giace fra la costa che si estende da Ostia fino a Sinuessa e il paese dei Sabini (Ostia è la città portuale della marina romana -è il porto in cui si scarica il Tevere dopo che ha traversato Roma), e si estende in lunghezza fino alla Campania e alle montagne dei Sanniti. Ma il paese dei Sabini giace fra quello dei Latini e quello degli Ombrici, anche se questo pure si estende fino alle montagne dei Sanniti o, piuttosto, unisce quella parte dell’Appennino che rimane nel paese dei Vestini, dei Peligni e dei Marsi. Il paese degli Ombrici giace fra quello dei Sabini e la Tirrenia, anche se poi si estende oltre le montagne fino ad Ariminum e ravenna. La Tirrenia, iniziando sul suo mare e il Tevere, termina ai piedi delle montagne che che la chiudono dalla Liguria all’Adriatico.

Il territorio dell’Etruria secondo la ripartizione di Ottaviano comprendeva la parte che Strabone chiama Tyrrhenia

Tratterò le diverse parti, tuttavia, in dettaglio, iniziando dai Tirreni stessi. I Tyrrheni quindi, vengono chiamati dai Romani “Etrusci” e “Tusci”. I Greci, tuttavia, così si narra, li nominarono così da Tyrrhenus, il figlio di Atys, che inviò qui coloni dalla Lydia. Durante una carestia dovuta alla scarsità delle messi, Atys, un discendente di Heracles e Omphale, avendo avuto due soli figli, tiro a sorte per tenersene uno solo, Lydus, e, raggruppata la maggior parte della sua gente con l’altro, Tyrrhenus, li mandò via.  Quando Tyrrhenus venne, non solo chiamò il paese Tyrrhenia dal suo nome, ma diede a Tarco il compito di ‘colonizzatore’ e fondò dodici città. Tarco, da cui fu nominata la città di Tarquinia, a causa della sua saggezza fin da bambino, dicono i mitologi, era nato con i capelli bianchi. Dapprima i Tyrrheni, in quanto soggetti a un solo capo, erano molto forti; in epoche posteriori, suppongo, la loro unità venne dissolta ed essi, cedendo alla violenza dei vicini, si divisero in città-stato separate; altrimenti non avrebbero abbandonato una terra così bella per dedicarsi alla pirateria e dividendosi vari tratti del mare aperto. Se avessero invece agito in concerto, essi sarebbero stati in grado non solo di difendersi contro gli attaccanti, ma anche di contrattaccare e di inviare lunghe spedizioni belliche. Ma fu dopo la fondazione di Roma che Damaratus arrivò, portandosi dietro genti di Corinto e , siccome fu ricevuto dai Tarquiniesi, sposò una donna del luogo dalla quale ebbe Lucumo. Siccome Lucumo divenne amico di Anco Marzio, il re dei Romani, divenne re egli stesso ed ebbe il suo nome cambiato in quello di Lucio Tarquinio Prisco. Anch’egli adornò la Tyrrhenia, come aveva fatto suo padre prima di lui, grazie ai numerosi artigiani che lo avevano accompagnato da casa , ed egli grazie alle risorse fornite da Roma. Si dice inoltre che la pompa del trionfale, del consolare, e tutto ciò che   adorna la monarchia, fu portato a Roma da Tarquinia, lo stesso fu per fasci, asce, trombe, riti sacrificali, divinazione e tutta la musica ufficiale usata dai Romani.

Frontespizio del Rerum geographicarum di Strabone in un’edizione del 1620

Questo Tarquinio fu padre del secondo Tarquinio, il “Superbo”, che fu l’ultimo re e fu bandito. Porsinas, il re di Clusium, una città della Tyrrhenia, si impegnò a restaurarne il trono tramite la forza delle armi, ma non vi riuscì, anche se riuscì a divenire amico dei Romani e a ripartire con onore e con enormi doni.

Questo per quanto riguarda i Tyrrheni. Ma rimangono da narrare le gesta dei Ceretani: essi sconfissero in guerra quei Galati che avevano preso Roma, attaccandoli nel paese dei Sabini al loro ritorno, prendendo ai Galati, contro la loro volontà, come bottino, tutto ciò che i Romani gli avevano dato. Inoltre essi ospitarono tutti i fuggitivi romani, il fuoco eterno e le sacerdotesse di Vesta. I Romani, è vero, a causa dei cattivi governanti che avevano a quel tempo, non sembrarono dimostrare ai Ceretani sufficiente gratitudine perché, anche se diedero loro il diritto di cittadinanza, non glielo concessero in maniera effettiva, anzi relegarono anche altri cittadini senza diritto di voto nelle ‘Tabualae Caeritum’ (tavole di argilla dove erano scritti i nomi di chi era “sine suffragio” ossia non aveva diritto di voto n.d.r.). Fra i Greci, tuttavia, questa città aveva una buona reputazione, sia per il coraggio e il senso di giustizia dei cittadini; essa non solo si astenne dalla pirateria, nonostante avesse l’occorrente per dedicarcisi, ma anche istituì a Delfi ciò che si chiama il ‘Tesoro degli Agyllaei’. Quella che è oggi Caerea (Caere in latino) era un tempo chiamata Agylla, e si dice sia stata fondata dai Pelasgi che erano venuti dalla Tessaglia. Tuttavia, quando quei Lidi il cui nome fu mutato in Tyrrheni, marciarono contro gli Agyllaei, uno di loro si avvicinò alle mura cittadine e chiese quale fosse il nome delle città, quando uno dei Tessali di guardia sul muro, invece di rispondere alla domanda, lo saluto con la parola “Chaere!” (il normale saluto greco, come il torinese ‘cerèa’), i Tyrrheni catturarono la città e la chiamarono con quel nome. Ma la città, un tempo così splendida e illustre, oggi conserva solo le tracce di quello che fu; le sorgenti termiche lì vicine, chiamate Sogenti Ceretane (oggi Bagni del Sasso) sono più famose della città stessa.

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