La torta Mantovana è di Prato, nonostante il nome; famosissima quella prodotta nel biscottificio Mattei, altrettanto come i “Cantucci” o meglio detti Biscotti di Prato. Una delle varie storie che raccontano l’origine del nome di questo dolce, ma anche di Lucca e dell’Alta Versilia, coinvolge in prima persona il pasticcere pratese: due religiose di Mantova, in pellegrinaggio per Roma nel 1875 per il ventunesimo giubileo, soggiornarono a Prato ospiti di Antonio Mattei e, per ringraziarlo dell’ospitalità, gli fecero omaggio della ricetta che venne ricordata con il nome della loro città.

Il biscottificio Mattei in una foto di repertorio di metà Ottocento

Ma la storia non finisce qui.

Pellegrino Artusi era amico di Antonio Mattei che stimava moltissimo tanto che, nella ricetta 597 dedicata alla Stiacciata unta, de “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” lo citava espressamente:

[…] La dose di questa stiacciata e la ricetta della torta mantovana mi furono favorite da quel brav’uomo, già rammentato, che fu Antonio Mattei di Prato; e dico bravo perché egli aveva il genio dell’arte sua ed era uomo onesto e molto industrioso […] Non sempre sono necessarie le lettere e le scienze per guadagnarsi la pubblica stima; anche un’arte assai umile, accompagnata da un cuor gentile ed esercitata con perizia e decoro, ci può far degni del rispetto e dell’amore del nostro simile.

Se leggiamo “La cucina Toscana” del famoso gastronomo Giovanni Righi Parenti che nel sottotitolo della sua raccolta di ricette tradizionali, provenienti da tutte le province toscane, sottolineava il desiderio sotteso alla sua ricerca, di riscoprire i sapori genuini di quella che definisce una delle più gustose e fantasiose gastronomie d’Italia, troviamo altre due indicazioni circa l’origine del nome della torta Mantovana: che il territorio di Prato come Mantova fossero entrambi sotto i Longobardi non lo convinceva a chiarirne l’appellativo, mentre un avvenimento storico legato alla marchesa Isabella d’Este, sì.

Isabella d’Este era divenuta marchesa di Mantova dopo le nozze con Francesco Gonzaga. Nel periodo tra l’ottobre 1514 e il marzo 1515 si era recata varie volte a Roma fermandosi, nel transito, a Firenze; soggiornando alla corte dei Medici avrebbe lasciato loro la ricetta del dolce: tra i più diffusi nel mantovano vi era la Torta paradiso il cui nome derivava dall’essere preparata nel Palazzo del Paradiso a Mantova, una delle residenze di Isabella.

Che la ricetta della nostra Mantovana fosse o meno stata desunta dalla torta più conosciuta non è dato sapere, ma sicuramente è un dolce dal sapore molto delicato e leggero che potremmo definire paradisiaco…

Ed ecco di seguito la ricetta dell’Artusi di questo dolce da inzuppare, adattissimo per la prima colazione, ovviamente senza esagerare!

Farina, grammi 170.

Zucchero, grammi 170.

Burro, grammi 150.

Mandorle dolci e pinoli, grammi 50.

Uova intere, n. 1.

Rossi d’uovo, n. 4.

Odore di scorza di limone.

Si lavorano prima per bene col mestolo, entro una catinella, le uova collo zucchero; poi vi si versa a poco per volta la farina, lavorandola ancora, e per ultimo il burro liquefatto a bagnomaria. Si mette il composto in una teglia di rame unta col burro e spolverizzata di zucchero a velo e farina o di pangrattato e si rifiorisce al disopra con le mandorle e i pinoli. I pinoli tagliateli in due pel traverso e le mandorle, dopo averle sbucciate coll’acqua calda e spaccate per il lungo, tagliatele di traverso, facendone d’ogni metà quattro o cinque pezzetti. Badate che questa torta non riesca più grossa di un dito e mezzo o due al più onde abbia modo di rasciugarsi bene nel forno, che va tenuto a moderato calore.

Spolverizzatela di zucchero a velo e servitela diaccia, che sarà molto aggradita.

E buona colazione a tutti con la mantovana dell’Artusi!

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