di Giovanni Caselli

L'agguato di Achille e Troilo tratto dal mito troiano - Tomba dei tori (Tarquinia 540 a.C.)
L’agguato di Achille a Troilo tratto dal mito troiano – Tomba dei tori (Tarquinia 540 a.C.)

Nel tentativo di por fine alla controversia sulle origini etrusche, diversi genetisti italiani e spagnoli hanno intrapreso l’analisi del DNA prelevato da 80 campioni di ossa femminili provenienti da tombe etrusche che datano dal VII al III secolo a.C.

I risultati non sono conclusivi, ma sono comunque illuminanti; essi dimostrano anzitutto che gli Etruschi erano diversi dagli altri italiani ed affini fra loro in modo da poter essere considerati una popolazione omogenea.

Questi test sono stati effettuati, come ho detto, sui resti di donne dopo che è stato stabilito statisticamente che l’intera popolazione femminile dell’Etruria si componeva di 150.000 o 200.000 donne. Dividendo questo numero in 36 (il numero delle città-stato o distretti etruschi) otterremo una media di 4167 o 6944 donne per città-stato. Presumendo che una famiglia si componesse di quattro individui risulterebbe una popolazione che va dai 600.000 agli 800.000 abitanti e quindi dai 16.668 ai 27.776 abitanti per città-stato.

Tutto ciò conferma due cose: a) che la consistenza del popolo etrusco era tale da poter creare una “civiltà” con caratteristiche proprie; b) che una tale popolazione, così numerosa e geneticamente così omogenea, non poteva essere immigrata dalla Lydia o da altrove, ma doveva essere autoctona.

Apollo di Veio, acconciatura, panneggio, espressione di evidente influenza ionica (VI-V sec. a.C.)
Apollo di Veio, acconciatura, panneggio, espressione di evidente influenza ionica (VI-V sec. a.C.)

Alcuni potrebbero arguire che la presunta immigrazione riguardasse solamente uomini – forse reduci dalla guerra di Troia ? – e che questi si siano uniti alle donne di una presunta popolazione locale. Ma questa è una possibilità assai remota, anche perché la guerra di Troia – o una guerra importante a Troia – ebbe luogo nel XII secolo a.C. cioè molto prima che si manifestasse la cultura villanoviana, ed in ogni caso una tale supposizione ha del favolistico.

La popolazione attuale della Toscana, pur essendo geneticamente assai diversa dall’etrusca, è quella più vicina ad essa fra le altre popolazioni italiane, tuttavia questa vicinanza è più probabilmente dovuta alla consistente immigrazione medio orientale avvenuta fra il V e l’VIII secolo d.C. attestata da epigrafi e da numerosi documenti. Questa avrebbe portato in Toscana un grosso bagaglio di geni mediterraneo orientali.

In generale, i toscani attuali risultano stranamente affini ai Baschi, ma è assai difficile indovinare il perché. È infatti assai improbabile che i Baschi abbiano abitato la loro attuale regione fino dalla preistoria, come vorrebbero le credenze popolari, il nazionalismo ed ipotesi linguistiche. È infatti inverosimile che una regione così intensamente transitata ed esposta ad ogni influsso come la Guascogna abbia conservato intatta una lingua per 30.000 anni!.

Secondo l’archeologia e i documenti storici i Baschi compaiono nella regione in cui si trovano adesso non prima del VI secolo d.C. e sono, con tutta probabilità, una popolazione di pastori nord caucasici giunta in Guascogna a seguito dei Visigoti o degli Alani. Del resto popolazioni di pastori iranici e turanici furono dislocate da Visigoti, Ostrogoti e Longobardi in varie regioni montane in Portogallo, Provenza, Sardegna, Corsica ed Abruzzi, fra VI e VII secolo, come chiaramente attestano le fonti scritte.

La Chimera di Arezzo, il mitico mostro che distrugge le messi vomitando fuoco (V-IV sec. a.C.)
La Chimera di Arezzo, il mitico mostro che distrugge le messi vomitando fuoco (V-IV sec. a.C.)

Tornando alla cultura villanoviana occorre dire che i suoi antecedenti si manifestano nelle pianure a nord del Caucaso e da lì caratteristici tratti culturali si diffondono verso ovest occupando una regione fra l’Austria e la Baviera e verso est ad occupare una regione fra il Khazakistan e la Cina. In Europa i cimiteri di questa cultura sono noti come “campi di urne” (urnfields). Tutto ciò è dimostrato dagli studi di Elizabeth Wayland Barber (1999) e di Victor H. Mair, J. P. Mallory (2000) purtroppo non disponibili in lingua italiana.

È probabile che questa cultura sia stata acquisita da un popolo che occupava il territorio del milanese, dell’Emilia Romagna, Toscana, alto Lazio e Campania mediante vie commerciali, oppure che si sia diffusa mediante una vera e propria migrazione attraverso le Alpi. Come vedremo, alcuni toponimi curiosamente indicherebbero un legame linguistico in questo senso.

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