di Salvina Pizzuoli
Pisa non è solo Piazza dei Miracoli a cui spesso il nostro turismo frettoloso pare dedicarsi. La lunga storia e l’opulenza di Pisa restano oggi presenti e conservate in piazze, palazzi, chiese, strade e quartieri: scampoli di una storia antica, capolavori dell’architettura del tempo, che custodiscono opere d’arte inestimabili, frutto del genio di autori del passato.
Eccoci allora pronti ad intraprendere il nostro giro per la città segnalando quanto a nostro avviso merita di essere segnalato ma soprattutto trascorrendo con muta attenzione tra queste vie e piazze, respirnando un’atmosfera antica che sa incantare e affascina con le sue strutture urbane e i suoi scorci quasi un cannocchiale sul suo lontano e antico tempo, fascino che solo le città piene di storia sanno creare e Pisa è una di queste.
E iniziamo da via Santa Maria.

Di là d’Arno la chiesetta della Spina, gioiello inestimabile che con la sua aggraziata composizione sa attirare gli sguardi del visitatore ma a cui oggi non ci dedicheremo.
Entrati in via Santa Maria ci attrae subito il campanile e l’architettura della chiesa di San Nicola nel suo stile che richiama il romanico pisano. Il portale è aperto e davanti a noi, all’ingresso, è stata sistemata la statua lignea del Cristo in croce, opera trecentesca attribuita a Giovanni Pisano.

Ma fermiamoci a studiare la facciata e il particolare campanile che immediatamente ci ricorda la Torre pendente. La facciata è disarmonica quasi un collage di stili ma nello stesso tempo attrae proprio per la sua fusione di elementi romanici: lesene, archi ciechi, losanghe e oculi, i rivestimenti in marmo a fasce bianche e nere e l’uso di materiali diversi che arricchiscono e colorano la mossa facciata. Gli elementi romanici si legano al periodo medievale, XI secolo, quando si ritiene la chiesa sia stata costruita, forse legata all’iniziativa del marchese Ugo di Tuscia cui si attribuisce la fondazione di altri sette edifici sacri secondo un’antica leggenda*. I caratteri romanici si rilevano solo all’esterno sulla facciata infatti già alla fine del XVI secolo furono eseguiti vari lavori di restauro, gli ultimi furono effettuati nel XIX secolo, che ne mutarono la struttura soprattutto all’interno a caratteri barocchi.


Un approccio a parte merita il campanile che conserva i caratteri del romanico. A base cilindrica scandita da otto lesene, determinano una struttura ottagonale, su cui si aprono in alto archeggiature cieche a tutto sesto, una per ciascun lato dell’ottagono decorate a sua volta con oculi e losanghe dentro lunette in calcare nero, marmo apuano e marmo del Monte Pisano. Al di sopra una loggetta di colonnine in marmo che sorreggono sedici archetti. Quindi la cella campanaria esagonale sormontata da una cupola piramidale a concludere in altezza.
La descrizione è ben arida rispetto a quanto l’occhio coglie ed è pervaso dalla snellezza e dalla leggiadria delle forme nonché dell’aspetto non perfettamente perpendicolare che a Pisa pare esserne un simbolo. L’attribuzione e la datazione del campanile restano ancora incerte: Deotisalvi o Nicola Pisano, la datazione XIII° secolo.
E veniamo alle ultime scoperte, davvero sensazionali.
Come si sottolinea nella cartellonistica a lato della facciata, nella prima lunetta a sinistra del portale una formella a caratteri geometrici** è stata interpretata da Pietro Armienti, docente di petrologia e petrografia dell’Università di Pisa, in base alla celebre serie di numeri di Leonardo Fibonacci (Pisa 1175 circa – 1235 circa), primo grande matematico medievale in Occidente.

Percorsa la prima parte di via Santa Maria, lungo la quale l’impronta della storia ha lasciato case torri e palazzi prestigiosi su cui torneremo per dedicare loro indicazioni e approfondimenti, imbocchiamo via dei Mille ed entriamo in Piazza dei Cavalieri. Da lì verso Borgo Stretto e la Chiesa di San Michele, luoghi dal fascino prorompente.

*Ugo di Tuscia: La leggenda racconta che il marchese, dedito ai piaceri materiali, un giorno a cavallo smarritosi insieme ai suoi cani durante una battuta di caccia, nei pressi di Buonsollazzo, avesse la visione di esseri corpulenti che in prossimità di una fucina tormentano uomini con il fuoco e con martelli. Suggestionato da questa visione il Marchese andò da un eremita nella cella del quale passò una notte sognandovi di essere condotto da un monaco a visitare sette chiese. Le visioni e questa specie di pellegrinaggio di penitenza operarono una profonda trasformazione nell’animo di lui sì da indurlo a fondare sette monasteri. Il primo di questi fu edificato a Firenze, il secondo a Buonsollazzo, dove gli apparve l’ultima visione, il terzo ad Arezzo, Badia di Capolona, il quarto a Poggibonsi, il quinto sulla Verruca di Pisa, il sesto presso il Lago Trasimeno nella Diocesi di Città di Castello e l’ultimo a Settimo. Morì il 21 dicembre 1001 a Pistoia e le sue spoglie furono sepolte nella badia di Santa Maria di Firenze, la cui fondazione gli è attribuita, nel bellissimo monumento scolpitogli quattro secoli dopo da Mino da Fiesole.
**Per saperne di più: La lunetta e Fibonacci, articoli di approfondimento
oppure quanto nella cartellonistica:

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