Percorsa e descritta dal prof. Giovanni Caselli

Fiesole – Area archeologica

Faesulae è un insediamento etrusco molto antico, ma se nella città i reperti non vanno più indietro nel tempo del VI secolo a.C., nei dintorni vi sono insediamenti più piccoli che mostrano una continuità dal Neolitico al Bronzo al Protovillanoviano, al Villanoviano e all’Etrusco, come nel sito di Poggio di Firenze, ora distrutto dai vandali.

Forse lungo l’Arno, per via d’acqua, i primi coloni etruschi si spinsero fino alla paludosa valle pistoiese-fiorentina e penetrarono fino nella Val di Sieve a trovare il passo verso Rimini e Ravenna. Una ‘scia’ di toponimi etruschi avallati da reperti, segue questa direttrice senza dare adito a dubbi.

Il territorio fiorentino è, in Italia, forse il più denso di toponimi di origine latina, praticamente ogni ‘podere’ o casa rurale riflette un predio romano, numerosi sono fra questi gli etimi etruschi o preetruschi, in particolare nei nomi di fossi e torrenti. Fra i primi si pensi a Rignano, Moriano, Terzano, Soffiano Ugnano, Martiano etc.; fra i secondi Argomenna, Rufina, Varena, Botena, Gugena, Ema, Gavena, Grassina, etc.

Un tratto delle mura etrusche a Fiesole

Faesulae compare nella storia durante le guerre catilinarie, ma era già un’antica città e Firenze era già un insediamento etrusco antichissimo presso il passo più importante su un fiume fra Po e Tevere. Fiesole non è l’antenata di Firenze, la fortuna della seconda rispetto alla prima è dovuta al fatto che in epoca romana, come oggi, si predilige l’insediamento di valle a quello di collina; Fiesole è casomai una vittima dei mutamenti economici e istituzionali che ebbero luogo nel periodo ellenistico, quando dai colli tutto si spostò in panura.

Il nome di ‘Faesulae’ è plurale, quindi può riferirsi al fatto che con questo nome si chiamavano tutta una corona di piccoli insediamenti etruchi sulle alture limitrofe a Firenze. La cerchia muraria antica di Faesuale, del IV secolo a.C., è tutta ritracciabile e molta ben visibile. La cittadina era anticamente ben più densamente popolata di oggi; sul colle di San Francesco era l’arce della città, sul colle opposto erano le abitazioni civili, ma la topografia cittadina è ancora poco nota. Il Teatro era sul fianco nord della collina, dove si trovava anche un grande tempio etrusco della fine del IV secolo, inizi del III a.C. e, più a est uno stabilimento termale.

La documentazione integrale e il vincolo sulla cinta muraria etrusca di Fiesole sono eventi recentissimi, avvenuti troppo tardi, dopo che chiunque aveva già fatto il proprio comodo con i blocchi delle mura e con l’area archeologica immediatamente adiacente.

A Fiesole sono ora stati rinvenuti, fortuitamente, i resti di una cinta muraria ellenistica racchiudente un’area sacra che gli archeologi datano al III-II secolo .C.

Fiesole Anfitestro

Addossati alla parte esterna del muro vi erano dei vani di età imperiale con frammenti di pitture in stile tardo pompeiano, assieme a materiale sporadico di età tardo imperiale e cristiana. Vicino sono venuti alla luce i resti di un impianto termale di epoca imperiale, I-II secolo d.C..

Il complesso del recinto sacro di Fiesole ricorda da vicino il santuario della Fortuna di Preneste, essendo situato su un pendio, e articolato in terrazzi con portici a colonne.

Dal I secolo d.C. in poi l’area ebbe una diversa utilizzazione essendo occupata da costruzioni la cui precisa funzione non è stata ancora determinata.

Il Museo Archeologico di Fiesole e le tombe di Via del Bargellino richiedono un’accurata visita per completare il quadro dell’antica città.

Firenze:

“….traendo alla rocca la chioma favoleggiava con la sua famiglia Dé Troiani e di Fiesole e di Roma”

(Dante, Par.,XV,124)

L’immagine di oggi ripresa dall’alto evidenzia ancora parte della struttura dell’antico anfiteatro

Da Faesulae l’antica strada per Florentia seguiva il crinale che porta a Piazza Sangallo, dove la Via Sangallo conduce all’antica porta settentrionale della città e al suo cardo massimo, cioé Via Roma e Calimala. Queste si incrociano col decumano massimo alla colonna di Piazza della Repubblica, l’antico Foro, cioé Via Strozzi e Via del Corso. La pianta di Firenze e il suo sviluppo urbanistico sono cose da manuale. Firenze si legge dal cielo come un libro stampato, anche se tutti i resti romani della città sono interrati, dai 6 ai 10 metri sotto strati e strati di alluvioni, che ripetutamente spedirono sulle colline i suoi abitanti.

Pianta di Firenze romana

Il perfetto orientamento di Florentia non fu stebilito per amor di precisione, ma per seguire il canone vitruviano, cioè perché la città presentasse al vento freddo invernale “tramontano”, l’angolo nord est e non in decumano massimo, in modo che il vento non spazzasse le strade incontrollato ma venisse deflesso dagli angoli degli isolati e ammortizzato.

Anfiteatro romano situato fra piazza Peruzzi, via dei Benci, via Torta e via Bentaccordi

Se Piazza della Repubblica era il Foro, con tempio Capitolino e la Basilica, il Teatro era, ed è rudere, sotto Palazzo Vecchio, mentre a Piazza Santa Croce era il Porto fluviale, la vicina Via Torta ricalca il disegno dell’Anfiteatro, extra muros. Piazza Signoria è stata scavata in diverse riprese e sotto le numerose fondamenta di case torre, chiese e altri edifici, si è rinvenuta una

fullonica’ romana su scala industriale, ciò dimostra che anche in epoca romana l’industria della lana e dei tessuti era forse il forte dell’economia cittadina, della quale peraltro non sappiamo nulla dalle fonti letterarie e storiche.

I controversi scavi di Piazza Signoria oltre a mettere in luce elementi che confermano la storia e la tradizione ne hanno evidenziati altri che fortemente la contraddicono. A Firenze esisteva un insediamento almeno dall’epoca neolitica tarda. Lame di ossidiana provenienti dalle Isole Eolie lo testimoniano inconfutabilmente. Inoltre, il centro villanoviano già evidenziato dagli scavi ottocentechi di Piazza della Repubblica continuò in epoca orientalizzante e arcaica, poi, senza soluzione di continuità, fino alla colonizzazione romana. Frammenti di vasi argivi e corinzi di diversi tipi sono stati recuperati negli scavi di Piazza Signoria e datati all’VIII secolo a.C.. Queste informazioni, recentemente acquisite stravolgono le assunzioni fin’ora fatte a proposito delle origini di Firenze. E’ forse vero che la fondazione della città quadrata risale al I secolo a.C. La città copriva un’area di circa 20 ettari e doveva avere circa 10.000 abitanti nell’età imperiale. All’epoca bizantina, forse a causa di alluvioni, piuttosto che per colpa di Totila, la città si era ridotta a mille abitanti in un fortilizio nel centro del centro romano. La città carolingia si spostò leggermente più a sud verso il fiume.

Dopo la distruzione di Fiesole da parte di Silla, riportata da Floro, vi sono anni di silenzio, quindi la colonia viene dedotta da Cesare. Ma ciò può essere leggenda. Il fatto è che Diocleziano la istituì a residenza del corrector Italiae, per la provincia di Tuscia-Umbria. Il cristianesimo giunge a Firenze forse dapprima nella già stabilita comunità ebraica. Il primo martire fu San Miniato nel 250, quindi compare la Basilica Laurenziana nel 393, consacrata da Ambrogio da Milano.

Ecco infine il terribile Radagasio che discende in Italia e trova, nel 405, che Florentia gli sbarra la strada per Arretium e Roma, la sua furia si sfoga nelle campagne finché, il giorno di Santa Reparata, l’8 ottobre, il generale Stlicone giunge alle porte di Florentia con l’esercito romano.

La battaglia fu dura, ma l’esito decisivo: Radagasio morto e Stlicone un eroe dei cristiani di Florentia. Vero è peraltro che i Bizantini si impadronirono di Florentia e Faesulae, che Totila pose un assedio, ma che lo lasciò per scontrarsi coi Bizantini in Mugello che sconfigge nel 542, ma i Bizantini ritornano con Narsete e la città rimane Bizantina fino all’arrivo dei Longobardi.

La Via Cassia Vetus o il ramo che seguiva l’Arno da Le Sieci, giungeva in Firenze da Via Gioberti, poi Borgo la Croce, Via Pietrapiana e Borgo Degli Albizi; la porta orientale era su Via del Proconsolo all’ingresso del Corso.

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