tratto da Guido Carocci, Firenze scomparsa, ricordi storico artistici, Firenze 1897

Giuseppe Zocchi, Chiesa della Badia e palazzo del Podestà (Bargello)

“La via che dal lato di tramontana fiancheggia Palazzo Vecchio si diceva in antico Via delle Prestanze dal nome di un pubblico ufficio che vi ebbe la sua sede : si chiamò , dipoi dei Gondi quando Giuliano di Lionardo Gondi acquistò tutto un gruppo di antiche case per edificarvi sopra lo stupendo palagio disegnato da Giuliano da S. Gallo. Il palazzo de’ Gondi non fu poi finito che in parte e la facciata principale corrispondente sulla Piazza di S. Firenze, già di S. Appollinare, si arrestava accanto ad una massiccia fabbrica di pietra di carattere del XVI secolo che sporgeva irregolarmente, tanto verso la Chiesa di S. Firenze, quanto verso Palazzo Vecchio. La necessità di render più facile il passaggio in quel punto centrale e frequentatissimo della città, portò alla distruzione di quella vecchia casa ed all’allargamento della strada fino a Piazza della Signoria. E così la nobile famiglia Gondi colse l’occasione per completare il progetto del Sangallo voltando il palazzo sulla via nuovamente allargata e ripetendo sulla nuova facciata il disegno di quella vecchia. Il lavoro grandioso, alla spesa del quale contribuì anche il Comune, fu eseguito sotto la direzione dell’illustre architetto Giuseppe Poggi e riuscì a meraviglia, tantoché si può oggi ammirare in tutta l’elegante e severa bellezza delle sue forme la stupenda opera ideata e condotta solo a metà da Giuliano da Sangallo. La costruzione di quel palazzo era stata iniziata sul finir del xv secolo da Giuliano di Lionardo Gondi il quale aveva in più volte comprato varie case dalle famiglie Asini e Sacchetti, dall’Arte de’ Mercatanti e dal Comune. Per l’allargamento della strada si dovette diminuire la facciata dell’interessante palazzo che fa angolo in Piazza della Signoria e che servì un giorno di residenza al Tribunale di Mercanzia. Difatti sulla facciata, che nonostante le vicende subite serba in gran parte il carattere suo primitivo, è un bel fregio di pietra nel quale sono scolpiti gli stemmi delle 7 arti maggiori e delle 14 minori.

Palazzo Gondi oggi

Nella stessa facciata, al disopra della porta che dava accesso all’udienza, è una formella con entro la figura scolpita in pietra dell’Eterno Padre benedicente. A’ pregi della parte esterna di pretto e caratteristico stile fiorentino, questo palagio aggiungeva un giorno quelli dell’interna decorazione. Tutte le sale erano state elegantemente ornate di affreschi e nella sala d’udienza aveva dipinto con molta arte Taddeo Gaddi, il più celebre dei discepoli di Giotto. Nei lavori che si fecero alla fabbrica per causa dell’allargamento della Via dei Gondi riapparvero sotto lo scialbo molte parti degli affreschi del Gaddi e taluno fece voti perchè si cercasse di salvarli e di restaurarli . Ma il momento non era propizio per certe idee. Eravamo in quel periodo di febbrile desiderio di abbellire, di allargare, di rimodernare la città, e pur di far presto e di raggiungere il desiderato intento, si mettevano da parte anche certi riguardi elementari. Così i lavori proseguirono senza tener conto della importanza della scoperta e gli affreschi del Gaddi scomparvero nuovamente sotto l’intonaco ed il bianco e…. non se ne parlò più.”

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